Gallinae in Fabula Onlus

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Curiosità: gli animali nell’arte e la giraffa dei Medici

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Di Samuele Strati

Spesso, l’apparizione dell’animale nell’arte indica il tentativo di veicolare un significato preciso. L’iconografia ha fatto – e fa tuttora – ampiamente utilizzo dell’immagine animale, che viene ad assumere uno specifico valore iconologico in base al contesto della rappresentazione, all’evento raffigurato, e alla specie animale utilizzata. L’animale, cioè, possiede un significato simbolico, la cui determinazione dipende dalla religione e dalla cultura di riferimento – europea, indiana, scandinava, sudamericana etc. – e, più in generale, la capacità di farsi carico di un peso semantico – che ne ha decretato la grandissima fortuna nell’arte e nella letteratura.

In alcuni casi, tuttavia, l’arte non raffigura l’animale generale, portatore di simboli e virtù, ma, al contrario, un animale particolare, vale a dire il singolo animale – questo animale – che risulta essere al centro di avvenimenti degni di nota, o che si distingue per qualcosa che lo riguarda nella fattispecie.

È il caso della famosa giraffa della famiglia Medici.

Arrivata dall’Egitto a Firenze nel novembre del 1487, fu presentata a Lorenzo de’ Medici dagli ambasciatori egiziani del sultano al-Ashraf Qaitbay, presumibilmente insieme ad altri doni, tra cui un leone. A causa del clima e delle scarse conoscenze sull’animale, morì poco dopo, nel gennaio 1488.

Non era la prima volta che una giraffa veniva condotta in Europa. Nel 46 a.C., Giulio Cesare tornò a Roma dall’Egitto con svariati animali (evento ben noto a Lorenzo il Magnifico), inclusa una giraffa – che sarà gettata in pasto ai leoni dell’arena – a cui venne dato il nome di camelopardo. Il motivo è dovuto alle sue caratteristiche fisiche, che richiamano quelle del cammello e del leopardo. Questa la descrizione che Isidoro di Siviglia dà della giraffa nel Libro XII delle sue Etymologiae:

 

Camelopardus dictus, quod dum sit ut pardus albis maculis superaspersus, collo equo similis, pedibus bubulis, capite tamen camelo et similis. / Il camelopardo è stato così chiamato perché, cosparso come il pardo di macchie bianche, ha il collo simile a quello di un cavallo, piedi bovini e la testa simile a quella di un cammello.[1]

 

La giraffa dei Medici, per l’interesse e lo sconcerto che suscitò, venne raffigurata da diversi artisti. In particolare, prestiamo attenzione a L’adorazione dei Magi, parte di un ciclo di affreschi realizzato da Domenico Ghirlandaio e dalla sua bottega sulla parete sinistra della Cappella Tornabuoni all’interno della Basilica di Santa Maria Novella, a Firenze. L’opera è piuttosto deteriorata, ma si distingue chiaramente la giraffa nell’angolo in alto a destra nell’atto di scendere lungo il pendio della collina (particolare sotto). La giraffa non è l’unico animale presente sulla scena. Appollaiato sull’arco centrale è raffigurato un pavone, tradizionalmente considerato simbolo di immortalità, e dunque, della vittoria di Cristo sulla morte – il motivo è che si riteneva che le carni del pavone non potessero marcire.

 

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Tra le altre opere, ricordiamo brevemente Vulcano ed Eolo maestri dell’umanità di Piero di Cosimo, L’adorazione dei Magi di Raffaello Botticini e Lorenzo il Magnifico riceve il tributo degli ambasciatori, in cui Giorgio Vasari raffigura il momento esatto dell’incontro tra gli ambasciatori del sultano e Lorenzo de’ Medici (sotto).

 

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[1] Isidoro di Siviglia, Etymologiae sive origines: Liber XII – De animalibus, trad. it. Angelo Valastro Canale, in Francesco Zambon (a cura di), Bestiari tardoantichi e medievali. I testi fondamentali della zoologia sacra cristiana, Bompiani, Milano-Firenze 2018

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Questa voce è stata pubblicata il gennaio 6, 2019 da in Uncategorized.

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