Gallinae in Fabula Onlus

Piattaforma di volontariato (ONLUS) e ricerca sulla diversità a partire dall'animalità e la biodiversità

Rewilding in Valderrodas Aldea: tra fuoco, ecologia e libertà

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Di Eleonora Vecchi e Natan Feltrin

 

Nell’ottobre 2017 un vasto incendio, scoppiato nel nord del Portogallo, ha attraversato il fiume Mino avvolgendo la Galizia in un incubo di fumo e fiamme. Non solo quattro persone hanno perso la vita e molti edifici sono andate distrutti, ma di un’intera comunità biotica non è rimasta che cenere spazzata via da un gelido vento autunnale. Incontrammo la prima testimonianza materiale di tale distruzione  lungo la strada tra Pontevedra e Verducido, durante il nostro cammino per raggiungere il progetto Valderrodas Aldea.

Tra le verdi colline avvolte in un innaturale manto di eucalipti, prodotto massivo dell’industria della carta, lo scorcio di una valle grigia e vuota colpì i nostri occhi e accese la nostra curiosità. Nei giorni seguenti ci fu spiegata la dinamica dei frequenti incendi in quest’area e indicati i due principali responsabili: l’economia basata sull’iper-produzione di legname ed una specie vegetale australiana destinata ad essere la fortuna e la maledizione delle comunità locali. Qui, in una terra di contraddizioni politico-ecologiche, l’Eucalyptus globulus è stato sistematicamente importato nel corso dell’ultimo secolo onde aumentare gli introiti della regione. Eppure, nonostante sia troppo facile pensare diversamente gli altri esseri viventi tendono a non stare al proprio posto in quanto meri oggetti d’uso antropico. Difatti l’eucalipto, secondo ecologi non pagati per dire il contrario, è divenuto la specie vegetale più infestante e pericolosa nelle zone temperate della penisola iberica. Il fuoco, che per innumerevoli altre specie è sinonimo di morte, è per questo cittadino senza residenza parte del proprio ciclo vitale. L’eucalipto non solo dalle fiamme risorge, ma tramite esse si propaga colonizzando nuovi territori. Perciò tutto nella sua etologia vegetale lo rende un potenziale piromane: la sua corteccia si sfalda generando al suolo geometrie atte ad ottimizzare la combustione e le sue foglie oleose sono bombe ad orologeria quando la pioggia tarda per giorni, mentre il suo tronco ad alto contenuto idrico è pressoché ignifugo e pronto a germogliare. Nel nuovo spazio tra ceneri di querce, pungitopi, felci, rovi, peri selvatici e castagni, i semi intatti di eucalipto si apprestano a dare vita ad una nuova generazione di coloni. Non si tratta però di una questione strettamente vegetale. Nei nuovi deserti di eucalipto diverse specie animali e moltissimi funghi faticano ad instaurare un rapporto semiotico e simbiotico con questo vigoroso straniero. Ricordiamo ancora bene quando dopo un primo sguardo colmo di meraviglia nei confronti di queste imponenti creature, realizzammo in poche ore come il flusso di pensiero e vita in queste foreste somigliasse ad un assordante soliloquio. Ci domandammo allora se persino l’eucalipto nella sua trionfante conquista di territori non si sentisse solo ed intrappolato nella sua inarrestabile routine ecologica.

Questa storia triste e pungente come tante altre nell’opaco orizzonte di chi abita tra profughi e fantasmi della sesta estinzione, ci ha spinto a raggiungere la Galizia per non essere solo facitori di parole in un mondo sempre più fragile. Ma cos’è Valderrodas Aldea? Chi è Valderrodas Aldea? Ciò che trovammo giunti per la prima volta in quest’angolo di mondo, ove in odore di un’antichità celtica la Spagna si scioglie nel Portogallo, è l’essenza dell’ambiguo termine rewilding: Valderrodas è il sogno di due ecologi pacifisti di riconnettere le persone umane alla più vasta comunità multispecie locale tramite un lento e costante lavorio di ripristino ambientale. Al di là dell’economia della carta in questo villaggio semi-abbandonato, una foresta di querce sta tornando a vivere grazie alla paziente dedizione di pochi individui non intimoriti dalla vastità del degrado ecologico. Il messaggio più profondo che ora portiamo stretto con noi consiste nel non considerare il rewilding come una mera costruzione di corridoi ecologici e reintroduzione di specie, ma come un restauro del nostro sé animale e della nostra capacità di compassione, coesistenza e cura nei confronti della comunità multispecie di cui siamo parte. In un tempo in cui sfrenate ideologie e politiche dell’odio sembrano propagarsi come incendi attraverso gli eucalipti, il rewilding si fa filosofia della pazienza, della resistenza e della libertà nel nome di una natura umana e non, perché essa sia un giorno libera sia dai demoni di errori passati, sia da reificanti bio-politiche future.

In tutto ciò non ci resta che ringraziare i coraggiosi eroi di Valderrodas Aldea che, senza fondi e senza sostegno politico, stanno insegnando che selvaggio, in ultima istanza, significa libero e che non vi è libertà se non in una co-partecipazione armonica, propositiva e lungimirante nella caotica danza della vita.

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Questa voce è stata pubblicata il ottobre 21, 2018 da in Uncategorized.

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