Gallinae in Fabula Onlus

Piattaforma di volontariato (ONLUS) e ricerca sulla diversità a partire dall'animalità e la biodiversità

Gli animali da produzione alimentare come esseri senzienti. Di Paola Sobbrio e Michela Pettorali

copertina

 

Cosa s’intende quando si parla di benessere animale? Cosa intende la legislazione di derivazione comunitaria quando afferma che essa tutela, garantisce e promuove il benessere animale in allevamento, durante il trasporto ed al momento della macellazione? Come viene affrontato a livello scientifico il benessere degli animali da produzione alimentare e come si concilia con l’aspetto economico e con le valutazioni etiche?

Questo libro ha come obiettivo quello di far luce sul “benessere degli animali da produzione alimentare” poiché le sofferenze inflitte a questi animali sono in numero, sistematicità e modalità molto sottovalutate. Peter Singer riporta nel suo ultimo libro quanto emerge dai dati relativi agli animali d’allevamento; milioni di animali – si calcola che siano 500 milioni – muoiono ancor prima di arrivare al mattatoio. Questi animali:

Non hanno nemmeno il “privilegio” di essere tutelati dalle leggi apparentemente umane sulla macellazione, vengono trattati così male che muoiono ancor prima di arrivare al mattatoio

(P. Singer, La cosa migliore che tu puoi fare, p. 118).

La legislazione di derivazione comunitaria afferma che gli animali sono esseri senzienti e che essa tutela il benessere degli animali in allevamento, durante il trasporto ed al momento della macellazione. Sebbene questa legislazione sembri essere “science based” in realtà non tiene conto degli sviluppi scientifici sulla vita emotiva e relazionale degli animali non umani, poiché l’animale non umano viene analizzato solo al fine di definire i parametri entro cui può definirsi in condizione di benessere esclusivamente in un’ottica di utilizzo-sfruttamento. Questo è dovuto al fatto che l’interesse delle normative non è il “benessere” degli animali per sé, infatti, il loro riconoscimento come esseri senzienti in queste ha, come unica finalità, quella di rimarcare la connessione tra animale sano e cibo sano. In quest’ottica un animale che diventerà cibo sarà un cibo sano quanto più da sano ha vissuto e quanto più da sano è morto. Il veterinario, quindi, non è quella figura che garantisce il vero benessere ma solo colui che garantisce un buono stato fisico e sanitario dell’animale che dovrà poi dare un prodotto alimentare sano. Non è un caso, infatti, che la spinta propulsiva a prendere “seriamente” in considerazione il “benessere” animale sia stata data dalla diffusione della malattia conosciuta comunemente come BSE. Nonostante l’obiettivo di tutela delle normative sia l’essere umano, in queste, manca del tutto tanto un esplicito, quanto un implicito richiamo al principio di precauzione e quindi un’attenzione alla valutazione, e non solo alla gestione, dei vari tipi di rischi correlati all’allevamento  di animali destinati alla produzione alimentare ai fini di assicurare la protezione della salute, dell’ambiente, degli animali e dei consumatori. Il termine benessere permette, pertanto, paradossalmente, di rendere ancora più invisibile ciò che è già nascosto e, allo stesso modo, di presentarlo come non eticamente controverso, costituendo una strategia per rassicurare il consumatore, o il pubblico più in generale, sul trattamento riservato agli animali non umani, sui rischi per la salute di quelli umani e di quelli per l’ambiente in cui viviamo. Per questi motivi le sofferenze degli animali sono, in numero, sistematicità e modalità ampiamente ignorate.

Le autrici

Paola Sobbrio è laureata in Giurisprudenza ed abilitata all’esercizio della professione forense, ha conseguito un dottorato di ricerca in Normative dei paesi della CEE relative al benessere e alla protezione animale con una tesi sugli aspetti etici e giuridici degli xenotrapianti (i trapianti di organo animale-uomo) e ha partecipato, successivamente, al progetto europeo Xenome commissionato dalla Commissione Europea nell’ambito del Sesto Programma Quadro di ricerca.

È socia fondatrice dell’Istituto italiano di Bioetica (Sez. Sicilia) e di Minding Animals Italy e Membro del comitato editoriale della rivista: Relations. Beyond anthropocentrism.

Da vent’anni la sua ricerca è concentrata sulle normative, e gli aspetti etici correlati, relative al benessere degli animali, con particolare attenzione a quelli geneticamente modificati, dal punto di vista del rapporto tra gli STS (Science and Technology Studies) e gli ALS ( Animal Law Studies).

Michela Pettorali è laureata in Medicina Veterinaria all’Università degli Studi di Pisa, svolge attualmente attività libero professionale presso il Centro Veterinario Gianicolense a Roma. È cofondatrice della Onlus Gallinae in Fabula. Ha curato per la casa editrice Mimesis il testo di Oscar Horta Una morale per tutti gli animali – Al di là dell’ecologia, in cui è presente la sua postfazione dal titolo, La professione veterinaria e i diritti animali. Ha scritto per la rivista di Bioetica e Diritto dell’Università di Barcellona un articolo dal titolo, Una crítica a la profesión veterinaria desde una prospectiva antiespecista. Ha collaborato con una sua rubrica personale al mensile Vegan Italy (Sonda) e attualmente collabora, sempre con una rubrica personale, alla rivista Nuovo Consumo. Ha scritto per Sonda Ed. il volume, Pronto soccorso per cani e gatti (2016).

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Questa voce è stata pubblicata il ottobre 13, 2018 da in Uncategorized.

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