Gallinae in Fabula Onlus

Piattaforma di volontariato (ONLUS) e ricerca sulla diversità a partire dall'animalità e la biodiversità

KJ2: Un’orsa che non ha avuto nemmeno diritto all’autodifesa

MammaOrsa.jpg

Il 12 agosto 2017, nella zona del Boldone, l’orsa KJ2, una mamma orsa, a seguito di un’aggressione per difendere i suoi cuccioli è stata abbattuta a seguito di un’ordinanza del presidente della provincia autonoma di Trento.

Parliamo di orsi. Questi animali totemici, che l’etologo Roberto Marchesini ha più volte definito genitori adottivi dell’essere umano per il ruolo antropologico fondamentale che hanno avuto nell’ispirarci modelli culturali, sono stati in passato oggetto di uno sterminio spietato da parte dell’uomo. Questo atteggiamento nei confronti degli orsi ha reso la loro specie a rischio di estinzione. Tale rischio fece sì che, dagli anni sessanta, a causa della consapevolezza che la sua estinzione avrebbe portato alla rottura di moltissimi equilibri ecologici fondamentali, ci siano stati svariati tentativi di reinserire l’Orso Bruno (Ursus Arctos) nelle Alpi, il suo habitat naturale. Tre principali piani di azione si sono succeduti negli anni: la Direttiva Habitat emanata dall’Unione Europea, il progetto Life Ursus e il PACOBACE (Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno sulle Alpi centro-orientali). Progetti con i quali molti di noi probabilmente non hanno molta familiarità o non sanno nemmeno dell’esistenza.

Per approfondire meglio l’argomento e capire come sia stata possibile l’uccisione dell’orsa KJ2, e soprattutto se il suo abbattimento sia stato legittimo, ho voluto interpellare qualcuno che conoscesse bene la materia. Alessandra di Lucca, esperta giuridica in plantigradi, è un ex avvocato che ha seguito il ricorso avverso l’ordinanza per sei associazioni animaliste (Animal Amnesty, Gaia Animali e Ambiente, Lac Trentino Alto Adige/Sudtirol, Lida, Oipa), che per motivi professionali ha dovuto lasciare l’avvocatura in corso di causa i primi di novembre 2017.

Innanzitutto potrebbe spiegare brevemente com’è nato e in che cosa consiste il PACOBACE?

Per spiegare il PACOBACE bisogna partire da più indietro. Nel 1992 a seguito della Direttiva Habitat, emanata dall’Unione Europea prese vita il progetto Natura 2000, al cui interno l’allegato due tra le varie specie protette venne inserito l’Ursus Arctos. Obiettivo di Natura 2000 era quello di creare una rete ecologica di zone speciali di conservazione (ZSP), con lo scopo di ripristinare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali, della flora e della fauna selvatiche nel territorio europeo. Da qui nel 1996 nasce il progetto Life Ursus, volto a cercare di risollevare le sorti dell’ultimo nucleo di orso bruno nelle Alpi italiane, al quale la provincia autonoma di Trento, a seguito di studi di fattibilità del progetto e di un sondaggio di opinione dei cittadini trentini, aderisce subito, riconoscendo la grande risorsa territoriale e turistica dell’orso. Il territorio ecologico scelto per ospitare i nuovi individui di orsi in Trentino fu il Parco Adamello Brenta ampio 619 km² , molti ettari in meno rispetto a quelli che un orso necessita per muoversi, cioè circa 200 km². Concluso il progetto Life nel 2004 si fa strada in Trentino e altre cinque regioni italiane (Provincia Autonoma di Trento, Provincia Autonoma di Bolzano, Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Veneto) un nuovo progetto il PACOBACE, approvato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare nel 2008.

Queste premesse fanno capire quanto sia importante la conservazione di questa specie animale. Dunque la domanda che nasce spontanea è: com’è stato possibile che la sera del 12 agosto 2017 nella zona del Boldone, una mamma orsa, KJ2, sia stata abbattuta, a seguito di un’ordinanza contingibile e urgente del presidente della provincia autonoma di Trento Ugo Rossi, per aver aggredito un uomo il 22 luglio, cercando di difendere i propri cuccioli? L’abbattimento è stato legittimo?

Chiariamo subito che non è stato un abbattimento legittimo, ed è per questo che a nome delle sei associazioni ho deciso di presentare il ricorso avverso l’ordinanza che disponeva di catturare e uccidere l’orsa in questione.

Vediamo perché questa ordinanza contingibile e urgente non è stata legittima.

Torniamo un po’ indietro, precisamente al 2014 in cui l’orsa Daniza venne abbattuta per una dose letale di anestetico. Nel capitolo 3 del PACOBACE era stata inserita una definizione molto ampia di “orso pericoloso”. Veniva definito orso problematico: l’orso assuefatto all’uomo, che si avvicina troppo alle zone urbane e agli stessi uomini. A seguito dell’uccisione di Daniza però si decide di modificare la definizione e di renderla meno aperta ad interpretazioni. Così nella nuova definizione: l’orso problematico è assuefatto all’uomo, ma di ogni singolo esemplare va seguita la storia e considerato il comportamento. Così la legge italiana che recepisce la Direttiva Habitat menziona la possibilità di abbattere l’orso solo per motivi specifici: se mina l’incolumità e la sicurezza pubblica o per altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico. L’abbattimento è comunque vincolato al rispetto del mantenimento dell’equilibrio della specie e previo parere dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). Sono inoltre introdotti nuovi punti in cui si possono applicare le misure estreme I, J e K (radiomarcaggio, captivazione e abbattimento), tramite ordinanza contingibile e urgente, per motivi di ordine pubblico: l’orso attacca con contatto fisico per difendere i propri cuccioli (comportamento normale), l’orso segue intenzionalmente le persone, l’orso cerca di entrare in un’abitazione, l’orso attacca con contatto fisico senza essere provocato.

Tornando al caso KJ2 e considerate tali disposizioni, l’orsa avrebbe dovuto avere almeno una di tali caratteristiche per poter essere catturata e in extrema ratio abbattuta.

Analizziamo il caso: un’ordinanza contingibile e urgente è un atto amministrativo che può essere utilizzato quando c’è una contingibilità ed una urgenza. Contingibilità significa situazione di pericolo che non si può gestire in nessun altro modo, urgenza che si deve risolvere subito. Nel caso di KJ2 la situazione di pericolo imminente c’era il 22 luglio, quando è avvenuta l’aggressione del 69 enne, non il 12 agosto quando l’orsa è stata abbattuta.

Nell’ordinanza per KJ2 si prevedevano le misure di captivazione permanente e di abbattimento, perché si ipotizzava che fosse un’orsa che attaccava fisicamente senza essere provocata. Il 22 luglio, però, sul verbale dell’aggredito si legge che l’uomo essendosi spaventato abbia dato una bastonata in testa all’orsa. Questo avrebbe dovuto eliminare la possibilità di abbattimento, perché praticabile solo come extrema ratio.

Ultima ipotesi per cui KJ2 avrebbe potuto essere abbattuta sarebbe stata la sua assuefazione all’uomo, ma il Rapporto Orso del 2016 della Provincia Autonoma di Trento riferisce che l’ultimo avvistamento dell’orsa era stato il 12 gennaio 2016. In due anni dunque si è vista solo due volte. Inoltre in consiglio provinciale l’assessore Dalla Piccola, il giorno in cui si discusse l’ordinanza, disse che KJ2 dopo essere stata radiomarcata, a seguito del primo attacco, aveva perso il collare e non era stato più possibile riapplicarlo a causa del territorio in cui viveva, troppo impervio per essere raggiunto dall’uomo.

Non è finita qui, sono stati commessi ulteriori errori che hanno portato al verificarsi del tragico evento e che forse faranno sì che ne avverranno degli altri. Quando si emette un’ordinanza contingibile e urgente ci sono dei presupposti da rispettare, uno dei quali è l’istruttoria, vale a dire delle indagini molto accurate che devono analizzare ogni minimo aspetto della vicenda. Nel caso KJ2 l’ordinanza è stata emessa il 24 luglio, perciò solo due giorni dopo l’attacco. In più nell’ordinanza venne scritto che si sarebbero dovute svolgere ulteriori indagini sul posto una volta congedata la vittima, che non sono mai avvenute. Le uniche indagini che vennero svolte furono quelle del DNA. Il primo agosto venne catturato un orso e rilasciato prima dei risultati delle analisi. Uscito il responso, l’orso si scopre essere KJ2, da qui ne deriva che l’orsa era un esemplare che si poteva tranquillamente catturare e che quindi l’abbattimento doveva essere l’extrema ratio, come prevede la legge europea, e non la prassi come invece è stato.

Infine data l’immediatezza con cui l’orsa è stata abbattuta non c’è stato il tempo materiale per il parere dell’ISPRA, cosa che prevede la legge italiana, rafforzando la tesi secondo cui l’ordinanza e la sua esecuzione siano state del tutto illegittime.

Queste chiarificazioni mostrano come l’ordinanza contingibile e urgente emanata contro KJ2 non poteva legittimamente prevedere l’abbattimento dell’orsa e che quindi la Provincia Autonoma di Trento ha agito senza rispettare le disposizioni né dell’Unione Europea né dell’Italia stessa.

Dunque se le azioni della Regione Autonoma di Trento sono state illegali, l’Unione Europea e l’Italia hanno fatto qualcosa per punire o sanzionare tali azioni?

No, né l’una né l’altra hanno fatto nulla. Nessuno si è espresso in merito, tutta la faccenda è passata sotto silenzio. La cosa preoccupante è che in questo modo si crea un precedente, perché lasciando passare la gestione dell’abbattimento di KJ2 in questo modo si rischia di alimentare un circolo vizioso che può portare all’emanazione di ordinanze sempre più peggiorative. L’ordinanza contro KJ2 è la terza che viene emessa e risulta già peggiorativa, perché quella per il caso Daniza prevedeva una vestio formale diversa, cioè la cattura, mentre per KJ2 cattura e abbattimento, figurandola di fatto come un’esecuzione.

Bisogna ripristinare la legalità per l’orso, così come per il lupo.

Se l’orso si estingue si rompono moltissimi equilibri e oggi in Trentino sono censiti 38 esemplari di orsi, una popolazione debole e a rischio di estinzione. L’orso nella legge italiana è definito “patrimonio indisponibile dello stato”, dunque le decisioni prese in materia di orso riguardano tutta l’Italia, non solo la provincia di Trento.

Com’è stato possibile arrivare a una situazione del genere? Perché se si è voluto reintrodurre l’orso bruno sul territorio italiano, ora si abbatte senza remore? Quando si è deciso per la sua reimmisione non è stato considerato che si andava a reinserire nel territorio un animale selvatico di grandi dimensioni, dotato di zanne e artigli, con propensioni onnivore e predatorie?

Fin dall’inizio sono stati commessi molti errori sulla gestione dell’orso. I primi sintomi di mala gestio si sono avuti con l’abbattimento dell’orso Dino, sospettato di avere la rabbia, e successivamente con una cucciola di orso narcotizzata e affogata in un lago.

Per mancanza di coordinamento tra le cinque regioni del PACOBACE, non sono stati creati corridoi ecologici, percorsi di alberi da frutto, fondamentali per far sì che gli orsi si muovano seguendo certe strade ed evitare il più possibile il contatto con l’uomo. In Trentino i cartelli per indicare la possibile presenza degli orsi sono stati messi dopo la morte di Daniza, nel 2014. Ciò dimostra che un vero e proprio territorio dell’orso non sia mai esistito, è stato reintrodotto in un ambiente pericoloso e ostile, perché abitato e vissuto dall’uomo, che non è stato in grado di proteggerlo.

Inoltre sempre per quanto riguarda il Trentino, in concomitanza con il sondaggio che chiedeva alla popolazione trentina se era favorevole o meno della reintroduzione dell’orso, non è stata fatta una campagna, né c’è stata un’educazione scolastica, per spiegare a cosa si andava in contro riportando questo animale territoriale e quindi potenzialmente aggressivo nel territorio, protettivo nei confronti dei cuccioli e bisognoso di molti ettari di terra per muoversi. Il problema era stato minimizzato, limitandosi a garantire risarcimenti in caso di danni all’agricoltura.

Da questa situazione emerge che il problema “orso” non è mai stato preso sul serio e non si è mai voluto gestire propriamente il suo coabitare il territorio italiano con gli uomini. Ancora una volta l’uomo ha utilizzato una specie vivente per i suoi interessi, senza curarsi del suo modo di vivere e soprattutto della sua incolumità.

L’orso è stato reintrodotto in Italia per soddisfare i bisogno dell’uomo, non dell’orso.

C’è allora un modo per far sì che questa specie così fragile venga protetta veramente e non continui ad essere minacciata dallo stesso uomo che vent’anni fa l’ha voluta nel suo bosco?

Quantificare monetariamente l’orso sarebbe un modo per far sì che il tema venga preso sul serio e per fare in modo che gli abbattimenti degli orsi non vengano fatti così alla leggera, perché purtroppo quando si parla di soldi tutti sono più cauti. Vorrei tentare una perizia genetica, puntando così sul danno ambientale. Se ci sarà bisogno andrò fino in consiglio di stato, perché nel momento in cui si fa una condanna a un danno di milioni di euro e alla restituzione dei finanziamenti, forse la Provincia ci pensa due volte prima di ricorrere all’abbattimento.

L’unico modo per risolvere la situazione è che le associazioni per la tutela degli animali si uniscano e facciano un tavolo di lavoro dove impugnare le ordinanze, commissionare indagini genetiche e perizie. Perché se la Comunità Europea ha pensato di proteggere l’equilibrio della biodiversità reinserendo gli orsi, significa che c’è un danno ambientale. Allora quanto vale questo danno? Quanto vale un’orsa femmina che fa 10 15 cuccioli all’anno?

Viene così da chiedersi: una convivenza tra uomo e orso sarà mai possibile?

Sarebbe possibile se si creasse un tavolo di lavoro tra persone interessate al tema che costituissero un comitato, tramite il quale svolgere azioni per la tutela dell’orso, sensibilizzare la popolazione tramite seminari, insegnamenti nelle scuole, mettendo i cartelli nei boschi, o fornire progetti per utilizzare l’orso come risorsa turistica.

Utilizzare l’orso come risorsa turistica per la caccia fotografica ad esempio, come nel parco di Yellowstone negli Stati Uniti, sarebbe una via percorribile e soprattutto sicura per una buona convivenza con questa specie così a rischio.

Certo, il fatto che a seguito dell’abbattimento di KJ2 in Trentino sia stata organizzata una sagra con il menù a base di spezzatino di orso, che dovrebbe essere illegale, non promette bene.

Quello che ci vuole forse è “solo” un cambiamento culturale.

Intervista e riadattamento del testo di Federica Lovato, Presidente dell’associazione Gallinae in Fabula, laureata in Scienze internazionali dello sviluppo e della cooperazione

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il aprile 6, 2018 da in Uncategorized.

Ricevi le novità dalle galline via mail!

Archivio

Follow Gallinae in Fabula Onlus on WordPress.com

Visitatori

  • 90.208
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: