Gallinae in Fabula Onlus

Piattaforma di volontariato (ONLUS) e ricerca sulla diversità a partire dall'animalità e la biodiversità

Per la liberazione totale, a fianco di tutte le oppresse e tutti gli oppressi

di Marco Piracci

streetart

Le esperienze di tutti i giorni ci mostrano che il contesto sempre più oppressivo, che trasforma la quasi totalità delle persone in precarie e precari, non aiuta né la lotta verso la liberazione totale né il raggiungimento degli obiettivi della liberazione animale.

Se aumenta il malessere psicologico, se peggiora lo stato dell’ambiente che ci circonda, se si hanno delle vere e proprie difficoltà nel sostentamento materiale, è inevitabile che le condizioni degli animali ne risentiranno.

I dati diffusi da numerosi istituti di ricerca (Eurispes, Istat etc.)  mostrano che quasi la metà delle famiglie non riesce ad arrivare a fine mese. Le leggi di precarizzazione del lavoro, dal Pacchetto Treu al Jobs Act, hanno creato una condizione che ricorda sempre di più quella della schiavitù. In questo contesto, ciò che andrebbe evitato è proprio la percezione di una separazione tra chi lotta per una società antispecista e chi per la dignità della propria vita materiale. Separazione che in alcuni casi sfocia in una vera e propria netta contrapposizione, come provano le “altre rivendicazioni” delle componenti liberali e liberiste dell’antispecismo (parti dei Radicali, Movimento Animalista, Attivisti Animalisti M5S etc.), nonostante numerose riflessioni di carattere teorico abbiano chiaramente mostrato l’incompatibilità tra antispecismo e oppressione classista.

L’aumento del consumo di “carne” è prova del fallimento dell’antispecismo che non dialoga con le masse

Chi viene pagata o pagato 4 euro per ogni ora di lavoro svolto, può intraprendere percorsi che richiedono inizialmente un forte dispendio di energie psicologiche come quelle connesse all’antispecimo e al veganesimo?

Onestamente, penso che sia molto difficile e i dati confermano queste percezioni.

Secondo il Rapporto Italia 2017 di Eurispes, aumentano le persone che mangiano carne e quelle che tornano a mangiarla. Solo il 7,6%  segue una dieta vegetariana o vegana, contro l’8,1% dello scorso anno.  Stesso indirizzo viene registrato dall’Istituto ricerche Coop e dal Sole 24 Ore che per alcune “categorie di carne” arriva a registrare nel 2017 aumenti a due cifre.

La realtà mostra come l’antispecismo si sia diffuso in prevalenza in quei settori meno colpiti dall’oppressione economica e sociale. La necessità della liberazione totale ci dice, però, esattamente l’opposto: occorre ripartire da chi questo modello pone ai margini, da chi, spesso,  non può fare a meno di opporvisi. Occorre comprendere la rabbia delle lavoratrici e dei lavoratori ed unirsi in un progetto comune. Non si può, infatti, essere antispecisti e far parte di progetti come quello di Michela Brambilla inseriti in un’evidente ottica di oppressione classista. Né affiancare settori ingabbiati nelle maglie del capitalismo come quelli del Movimento 5 Stelle, dimostrati (ce ne fosse ancora bisogno) dal vergognoso progetto di nuovo stadio della Roma con  i suoi oltre 800.000 metri cubi di cemento che comprendono centri commerciali, alberghi, tre enormi torri etc. Il tutto mentre nella sola Italia si assiste ad una cementificazione di 8 metri quadrati al secondo, 250 chilometri quadrati ogni anno.

Ricordo a tutte e tutti gli antispecisti che quando si cementifica un terreno si uccide in maniera violenta e repentina fauna e flora, provocando in alcuni casi vere e proprie estinzioni (secondo la stima di Nicolas Ridoux ogni anno si estinguono 27.000 specie).

Per un intervento di massa, per la liberazione totale

Un antispecismo in “astratto” non sembra esistere. Questo deve essere, infatti, coniugato con le interpretazioni e i percorsi di liberazione che affianca. Il dialogo con le soggettività legate al mondo dell’ecologismo e con  quelle che lottano contro l’oppressione classista appare una strada percorribile. Per far questo, però, l’antispecismo non dovrà proclamare una semplice disponibilità al dialogo ma portare le proprie tematiche all’interno  di quelle strutture di massa in cui si trovano decine di migliaia di persone che già lottano contro l’oppressione del modello economico-sociale e intraprendere con queste un lento e probabilmente faticoso percorso.

Nei sindacati delle lavoratrici e dei lavoratori e nei movimenti politici di classe  all’antispecismo non è riconosciuta una propria dignità (cosa che invece avviene in formazioni fortemente legate all’oppressione capitalista, prima fra tutte il partito fondato da Michela Brambilla). Questo dato va rovesciato, a meno che non ci si voglia accontentare di un antispecismo teorico completamente disinteressato alla modifica della realtà.

È un passo che appare tanto difficile quanto inevitabile.

È l’unica strada per una vera libertà nell’eguaglianza.

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Questa voce è stata pubblicata il gennaio 8, 2018 da in Uncategorized.

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