Gallinae in Fabula Onlus

Piattaforma di volontariato (ONLUS) e ricerca sulla diversità a partire dall'animalità e la biodiversità

Vegan 2017: quale stato dell’arte per la questione animale?

1630ca Allegoria Della Terra Bruegel 'Il Giovane' Jan

di Samuele Strati

Martedì 21 novembre si è tenuto a Milano, presso la Casa dei Diritti, un dibattito tra i filosofi Leonardo Caffo e Andrea Zhok sul tema del veganismo, se esso sia da intendersi come moda o come obbligo morale (queste le parole usate nell’evento). L’incontro ha suscitato molte domande, e ancora di più sono state quelle emerse dalle discussioni nate spontaneamente – come sempre, in questi casi – nei giorni successivi. Ho assistito ad alcuni di questi dialoghi, e la prima cosa che ho capito, la più evidente, è che nessuno ha capito. Tanto per iniziare, non hanno capito i detrattori del veganismo. A fare da sfondo ad ogni discorso, confusione e una certa dose di allarmismo, e questo, si badi, è comprensibile: a nessuno piace che qualcuno stabilisca come debba essere il mondo, e a nessuno piace che qualcuno faccia progetti sul futuro di tutti. E la proposta che sembra accompagnarsi al veganismo, perlomeno nei discorsi di molti, non è meno radicale di quella di un mondo (attenzione: tutto un mondo) libero dal razzismo o dalla discriminazione di genere. Se quindi si tratta di questo, di ri-progettare culture e stili di vita per tutti, “mettere le mani avanti” è perfettamente normale, e, aggiungo io, giusto, nella misura in cui il gesto preventivo offre lo spazio per considerare quante più variabili possibili.
Ma neanche noi abbiamo capito (dove con “noi” intendo l’immenso pàntheon di chi, generalmente, potremmo dire, si occupa di animali e liberazione animale: vegani, vegetariani, animalisti, antispecisti, studiosi di etica animale, e così via), e se mi permettete, il nostro non aver capito è molto più grave di quello di chi si oppone alle nostre tesi. Perché siamo noi ad avanzare la proposta, e quindi deve essere chiaro quantomeno a noi cosa proponiamo. Dunque, la domanda che voglio sollevare in questo breve testo, se vogliamo, di “critica e autocritica”, è: esattamente cosa stiamo proponendo? Mai come oggi sfugge alla mia attenzione la natura dell’obiettivo, la direzione che abbiamo intrapreso, al punto che, non lo nego, mi appare quasi oscura persino la strada che abbiamo già percorso. Per cui che cosa vogliamo? Vogliamo che gli animali siano riconosciuti come soggetti, come “qualcuno” e non come “qualcosa”? Questo cosa significa? Devono essere dei soggetti per chi? Per noi del mondo occidentale? Per noi della cultura del soggetto e dell’oggetto? O per ogni singolo umano sulla Terra? E cosa significa riconoscerli come soggetti? Cosa comporta, nella teoria e nella pratica? Che tutti siano vegani? Ma tutti, chi? Di nuovo, noi occidentali? Noi che per scegliere tra carne o verdura ci rechiamo in un supermercato dove ci vengono proposti entrambi i prodotti come se avessero lo stesso valore, lo stesso impatto, la stessa produzione, le stesse conseguenze? O i membri appartenenti a qualsiasi cultura, in qualsiasi parte del globo? E cosa significa essere vegani? Aumentare certe produzioni? Ridurne altre? Adottare certe politiche? Spostare certe economie? E dove? In che misura? Con quanta estensione? Se questo è un progetto, definiamolo bene. Se non lo è, capiamo cos’è.
L’invito, quindi, è quello di tornare alla domanda. Il lavoro che si prospetta per il futuro consiste non tanto nel saper fornire le risposte, quanto nel saper porre le giuste domande. Urge – questo il punto – uno stato dell’arte per la questione animale. Occorre “fare il punto della situazione”. Ripercorrere la nostra strada per poter leggere il punto di approdo, quello in cui ci troviamo oggi, in questo preciso momento, in questo tempo, in questa cultura. Dobbiamo capire dove siamo per poi capire dove andare, e possibilmente, come andarci (e se c’è qualcosa, in questo breve commento, davvero adatto a farsi carico del dolore che abbiamo scelto di rappresentare, è proprio questo imperativo, e la necessità che lo giustifica).

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One comment on “Vegan 2017: quale stato dell’arte per la questione animale?

  1. Mat
    November 29, 2017

    L’importante è fare corretta informazione e avere pazienza, tutto il resto vien da sè, silenziosamente, come le più grandi rivoluzioni.

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This entry was posted on November 28, 2017 by in Uncategorized.

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