Gallinae in Fabula Onlus

Piattaforma di volontariato (ONLUS) e ricerca sulla diversità a partire dall'animalità e la biodiversità

Dalla corsa alle fusa

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Di Natan Feltrin

Sapete, per essere profondi nel comunicare non sempre servono paroloni altisonanti e, per esattezza, non servono nemmeno parole, almeno quelle umane. Quindi, in questa occasione, eviterò ogni speculazione filosofica, ed il chiacchierare di “ontologie” e “biocentrismi” come di consueto. Questa volta impugnerò la penna, o meno poeticamente la tastiera del mio portatile, per condividere una delle tante lezioni che il non-umano pone di continuo di fronte ai nostri occhi. Nonostante l’indole da viaggiatore cronico e abitatore di camper, resto sempre un giovane del secolo XXI con tutti i suoi problemi e le sue nevrosi da società “iperconsumistica” e “ipervelocistica”, forse aggravate dai miei studi nella grigia Milano, non facili da emendare. Così, da acuto osservatore e contemplatore di ciò che mi circonda, lavori saltuari, articoli da scrivere, una agenda senza pagine bianche e mille obbligazioni mi hanno a poco a poco portato ad essere un distratto e precipitoso lettore del libro-mondo. La mia vita negli ultimi mesi è stata declinata in una dimensione esistenziale che definirei della “corsa”. E si sa, più si corre più c’è da correre! Proprio quando la mia mente era più ingabbiata in questo delirante modus vivendi ebbi quella che potrei definire un’epifania felina. Nel palazzo dove dimorano i miei genitori infatti, tutti i giorni, una anziana gatta nera mi attende a bordo scale nel tentativo di elemosinare coccole ed è capace di seguirmi per tre piani o di piazzarsi caparbia di fronte all’auto appena parcheggiata per richiamare la mia attenzione. Vi chiederete cosa vi sia di eccezionale in tutto ciò. Beh … nulla e tutto, al contempo. Un quadretto di vita quotidiana si trasforma in una esplosione di significato quando la cornice si frantuma e le uniche realtà in dialogo divengono lo sguardo di un affrettato animale umano, sempre in corsa verso l’altrove, e lo sguardo di un animale felino per cui una carezza può avere il sapore dell’eterno. In quel momento la routine si rompe. Si sbriciola inesorabilmente quando l’altro animale, da sfondo di un mondo di pratiche assillanti, diviene un soggetto di quasi silente dialogo, eccetto qualche miagolio. Questo è ciò che accadde una serata di temporale, impegni e malumore. Come tante altre volte incrociai lo sguardo felino e il mio rancore da tempus fugit si sciolse al suono delle altrui fusa. Io, che scrutavo mille e più pagine in cerca di domande e risposte, che ero ossessionato dalle alterità viventi tanto da farne la mia ragion d’essere, che scrivevo di natura, etica ed esistenza, ero diventato un automa cieco incapace di soffermarsi sui dettagli che rendono questo mondo così infinitamente meraviglioso. Nel momento in cui il gesto di una carezza diventava un deficit nell’economia della vita, in quell’esatto momento, anni di studio, dibattiti e “sudate carte” diventavano futile manifestazione di un fallimento in quanto persona. Questo è ciò che accadde in un fugace istante in cui pacate fusa frenarono la mia corsa, avvenne una piccola, ma gigante epifania: nel momento in cui l’economia del nostro vivere ci rende invisibile l’altrui esistenza, smettiamo di essere soggetti e diveniamo claustrofobiche scatole chiuse. Fu la costanza di questa nera e morbida presenza, con la sua determinazione a non farsi reificare, a sciogliere quel senso di umanità che poco a poco stavo perdendo. Se vi è una lezione in tutto ciò è persino banale: il mondo da pulsante relazione di soggetti sensibili diviene un mero inventario di oggetti ogni volta che nella nostra mente si insinua l’idea che il tempo debba per forza essere speso e non vissuto.

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This entry was posted on October 23, 2017 by in Uncategorized.

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