Gallinae in Fabula Onlus

Piattaforma di volontariato (ONLUS) e ricerca sulla diversità a partire dall'animalità e la biodiversità

La parabola dello scoiattolo grigio (demografie aspeciste).

di Natan Feltrin

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Ho iniziato a scrivere circa il problema della crescita demografica in rapporto ai limiti del pianeta Terra nel tentativo di mettere ordine al vortice di impressioni, idee, informazioni che hanno fatto seguito ad un episodio, apparentemente banale, occorsomi tre anni or sono.

In un momento di distensione, tra una lettura e l’altra, passeggiavo per il Parco Castello di Legnano, una piccola area verde ricca di fauna che permette di staccare dalla routine cittadina per immergersi in una oasi di pace, salvo che nelle affollate domeniche estive, quando mi imbattei in un gruppo di animalisti. Erano attivisti della LAV, Lega anti vivisezione, i quali protestavano contro la decisione del Comune di procedere con la cattura, e successivi abbattimento o sterilizzazione, di una parte della popolazione legnanese di scoiattoli grigi nordamericani.1 Per uno spontaneo sentimento di simpatia verso quei socievoli animali, con i quali avevo sempre avuto a che fare nelle mie visite al parco, almeno da che ne ho memoria, presi un volantino dei manifestanti e con un senso di indignazione mi diressi verso casa.

Attenuatosi lo sdegno iniziale per una procedura che trovavo più consona ad un gruppo di eugeneti che ad un team di biologi, cominciai a riflettere lucidamente sulla questione trovandomi, mio malgrado, a dover concordare con gli ecologi sulla necessità di un intervento antropico nei confronti dello scoiattolo grigio.

Lo scoiattolo grigio, o Sciurus carolinensis, infatti, è una specie alloctona originaria del Nord America che, importata per vezzo e diffusasi rapidamente in Europa, sta portando alla graduale scomparsa la specie autoctona di scoiattoli rossi o Sciurus vulgaris.2

In nome della tutela della biodiversità nel nostro continente, negli ultimi anni, sono stati presi provvedimenti, supportati da valide motivazioni pragmatiche, per il contenimento dell’alieno grigio. Lo Sciurus carolinensis, rispetto alla sua controparte rossa, è di dimensioni maggiori e ha un minor numero di predatori, ha un’indole più territoriale, sfrutta il suo savoir faire in maniera opportunistica nei confronti dell’uomo e non da ultimo è portatore di una malattia potenzialmente pericolosa per i suoi cugini europei. Dal punto di vista evoluzionistico avrebbe, dunque, tutte le carte in regola, per vincere la competizione, scatenata a suo tempo da Homo sapiens per una questione di volubile moda, se non fosse che Homo sapiens, ora, non riesca ad esimersi dal dare il suo contributo non richiesto.

Che fare ora? Rimandarli sistematicamente “ al loro paese” con imprevedibili conseguenze ecologiche? Eradicarne la popolazione? O alzare le mani e dire “alea iacta est” in segno di resa. È difficile trovare una risposta univoca e convincente perché una risposta giusta in senso assoluto non esiste. La soluzione più “semplice”, ai più, potrebbe essere rappresentata da una loro totale soppressione che però andrebbe a scontrarsi con le nostre ultime acquisizioni morali. A prescindere da ciò, una qualsiasi presa di posizione potrebbe risultare efficace solo se validata da un consenso e una cooperazione internazionali. La questione dello scoiattolo grigio è, dunque, un piccolo punto di non ritorno: ogni qualvolta l’uomo mette mano alla delicata architettura della Natura gli effetti prevedibili non sono che la punta di un iceberg. È l’etica della responsabilità che a questo punto ci impone di agire, di prendere dei provvedimenti, perché ogni problema, ovvero ciò che ci si pone innanzi, non scompare solo se taciuto e ignorato. Nel caso specifico, un contenimento demografico, il più possibile indolore, basato sulla sterilizzazione, necessariamente affiancato da un maggiore investimento nella ricerca appare una possibile via da intraprendere per arginare il problema. La biodiversità è la più grande ricchezza della nostra biosfera, ogni specie ha un suo areale, o habitat specifico, ogni specie che esce dal suo areale, per causa antropica, è definita aliena, alloctona o introdotta ed essa va contenuta in quanto invasiva e potenzialmente infestante.3

Homo sapiens altera gli equilibri trasportando esseri viventi da un capo all’altro del globo, Homo sapiens deve porvi rimedio.4 Quasi tautologico.

Quando una specie trova un habitat ricco di risorse tende a crescere di numero se non ha nemici naturali con cui competere sino a soppiantare demograficamente e portare all’estinzione altre specie. Tale fenomeno si sta verificando sempre più di frequente negli ultimi anni e in Europa i casi abbondano: «il gobbo rugginoso, una piccola anatra tuffatrice è a rischio per la presenza di una specie simile, introdotta per motivi ornamentali, il gobbo giamaicano. Il visone americano minaccia le residue popolazioni di visone europeo e ha un forte impatto negativo su uccelli e piccoli mammiferi. Diverse specie esotiche stanno causando l’estinzione del gambero d’acqua dolce già scomparso da molte parti d’Italia in cui viveva…».5

Questa è una grande lezione dell’ecologia: non ci sono pasti gratuiti e non c’è spazio per tutti!

Inizialmente archiviai qui il tema, ma col passare dei mesi, imbattendomi nella filosofia antispecista, la questione del controllo demografico bussò, di nuovo, con veemenza alle porte della mia mente.

Come potevano così tanti filosofi parlare di etica animale, vegetale, dell’ambiente, del bìos come se questa potesse essere un progetto possibile in un mondo in cui una sola specie si stava moltiplicando vertiginosamente fagocitando ogni risorsa e colonizzando ogni habitat al punto di non farsi bastare più un solo pianeta?

Negli ultimi duecento anni l’umanità ha letteralmente trasformato carbone e petrolio in biomassa umana ad alto consumo di risorse e questo rappresenta un unicum nella storia della nostra specie, un evento da cui ogni considerazione filosofica non può più prescindere.

In quei giorni realizzai che nessun atteggiamento etico, nessuna società prospera, nessuna armonia ambientale sarebbe mai stata possibile senza una coscienza del limite per la nostra vorace specie. La comprensione della necessità di porre un freno alla riproduzione di una specie per un fine più grande di armonia nel comune οἶκος, casa, è stata una epifania che ha cambiato completamente il mio approccio interpretativo delle vicende umane e non.

In breve, la morale della vicenda dello scoiattolo grigio trascende il semplice ambito dell’interazione fra specie aliena e nativa per toccare una questione biopolitica della massima importanza, ovvero il limite della crescita demografica di una popolazione come problema etico-ecologico: quanti esseri umani possono vivere dignitosamente e in armonia su questo piccolo pianeta? A quali altri esseri viventi vogliamo lasciare risorse e spazio vitale? E, soprattutto, quanto spazio siamo disposti a concedere loro anche contro i nostri immediati interessi?

Confido che nei prossimi anni il tema demografico smetta di essere ritenuto un tabù e diventi centrale nelle riflessioni etiche. Abbiamo bisogno di ripensare alla demografia in termini aspecisti o, come preferisco dire, in un’ ottica biocentrica.

Ps: l’intento dell’articolo, evidentemente, non è esprimersi in maniera esauriente sul caso dello Sciurus carolinensis in quanto specie alloctona. Su questo tema nessuno può onestamente affermare di possedere la verità ultima: nemmeno i biologi e gli ecologi impegnati sul campo concordano sul ruolo ecologico di questa specie. Dunque, raccomando al lettore, probabilmente vaccinato da varie letture su questo argomento, di considerare il carattere prettamente etico delle mie affermazioni. Ricordiamo sempre che la Natura non è solo lotta per la vita con le unghie e con i denti, ma nemmeno idilliaca armonia priva di un polemos costitutivo.

Note: 1. Per avere un’idea delle tesi sostenute dagli attivisti LAV circa la questione dello Sciurus carolinensis si può fare riferimento ad una video conferenza tenuta il 21 gennaio 2014 a Torino. Qui riporto il link: https://www.youtube.com/watch?v=Bfx9YeYAo5o
2. Una breve visione della questione “specie infestanti” può essere tratteggiata da due articoli di LifeGate. R. Bressa «Specie aliene, un’invasione silenziosa che minaccia la biodiversità» del 17/01/2017 (http://www.lifegate.it/persone/news/specie-aliene-minaccia-biodiversita). L. Brenna «Lo scoiattolo rosso si è ripreso l’Umbria» del 26/01/2017 (http://www.lifegate.it/persone/news/ritorno-scoiattolo-rosso-umbria-legambiente).
3. Come si può trovare scritto sul sito web del progetto Life Ec-Square: «La variabilità biologica è una risorsa insostituibile per il Pianeta ed è fondamentale per garantire la sopravvivenza delle specie viventi e, di conseguenza, per mantenere i complessi equilibri che si instaurano tra le specie e tra le specie e gli ambienti […] La biodiversità è quindi un patrimonio di tutti e per questo conservarla deve diventare una priorità per l’umanità. Molti stati si erano impegnati a ridurre in modo significativo la perdita di biodiversità entro il 2010; per questo motivo il 2010, anno di avvio del progetto EC-SQUARE, è stato proclamato dall’ONU Anno Internazionale della Biodioversità». http://www.rossoscoiattolo.eu/perché-difenderla.
4. Il fenomeno di rimescolamento delle specie per causa antropica è noto anche come effetto Nuova Pangea. Il senso di questo processo ci è descritto in sintesi dalle parole di Elizabeth Kolbert: «Una delle caratteristiche che più colpiscono dell’Antropocene è il pasticcio che si combina con i principi della distribuzione geografica. Se le autostrade, i disboscamenti e le piantagioni di soia creano isole laddove prima non ne esistevano, il commercio globale e la possibilità di viaggiare generano l’effetto opposto: privano anche la più isolata delle isole dal suo isolamento. Il processo di mescolamento della flora e della fauna del pianeta, iniziato lentamente lungo le rotte delle migrazioni umane, ha nei decenni più recenti accelerato al punto che in certe aree del mondo le piante non autoctone superano per quantità quelle autoctone. Ogni ventiquattro ore, si stima che centomila specie diverse vengano spostate per il mondo solo nei serbatoi per le acque di zavorra. Quindi, un’unica nave cisterna (o, per quanto ci riguarda, il passeggero di un jet) può annullare milioni di separazione geografica» E. Kolbet, La Sesta Estinzione: una storia innaturale, trad. C. Peddis, Neri Pozza Editore, Vicenza, 2015, pp. 238-239.
5. I riferimenti sono tratti dall’opuscolo Salviamo lo scoiattolo rosso del progetto Life Ec-Square pp. 8.

 

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2 comments on “La parabola dello scoiattolo grigio (demografie aspeciste).

  1. annamannucci
    February 22, 2017

    L’unica specie invasiva e nociva è quella umana
    http://www.noidonne.org/articolo.php?ID=04389

  2. Scoiattolo Grigio
    March 10, 2017

    Beh, sulla questione specifica degli scoiattoli grigi sarebbe stato consigliabile documentarsi un po’ più in profondità, al di là della excusatio non petita dell’ultimo paragrafo: per esempio dire che lo scoiattolo grigio è portatore di una malattia potenzialmente pericolosa per i suoi cugini europei vale solo per la Gran Bretagna; in Italia non è MAI stato trovato un solo scoiattolo affetto da quella malattia, rosso o grigio che sia, e gli scoiattoli grigi sono qui da 70 generazioni. Non è nemmeno vero che in Europa lo scoiattolo grigio stia portando alla scomparsa di quello rosso, non foss’altro perché il grigio non è affatto diffuso in tutta Europa, e del resto la specie sciurus vulgaris non è classificata a rischio di estinzione dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, nemmeno nel solo caso italiano. A margine, gli habitat delle due specie si sovrappongono solo in parte, per cui le due specie potrebbero restare entrambe presenti o, detto in altri termini, chi distrugge la biodiversità e persegue la “biomonotonia” è proprio chi vuole eliminare gli scoiattoli grigi. Ci sono poi studi che evidenziano come gli scoiattoli rossi possano prosperare anche in presenza di quelli grigi, purché appunto non sia presente la malattia endemica in Gran Bretagna. Il sito http://www.scoiattologrigio.org raccoglie le tesi contrarie all’eliminazione degli scoiattoli grigi, con doviziosa citazione di studi contrari alle pratiche di eradicazione sostenute da biologi che tra l’altro non di rado traggono diretti e personali vantaggi economici dalle stesse.

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This entry was posted on February 22, 2017 by in Uncategorized.

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