Gallinae in Fabula Onlus

Piattaforma di volontariato (ONLUS) e ricerca sulla diversità a partire dall'animalità e la biodiversità

Una sconfinata bellezza. Intervista con James Myers, Animal Aid Unlimited

di Valentina Sonzogni

[English Version]

“Io sono un Nessuno che cerca di aiutare altri Nessuno” puppybreath copy

Seduta al banco dei tecnici della conferenza “Minding Animals 3” a Delhi, India, atrofizzata da un lieve jet-lag, aspetto il mio turno per consegnare la presentazione in powerpoint del mio intervento congiunto con Leonardo Caffo. Improvvisamente, mi accorgo della presenza di una figura gentile e stesso tempo imponente, seduta accanto a me. Alto e longilineo, l’uomo si gira verso di me e i nostri occhi entrano in contatto. Iniziamo a parlare dei nostri interessi e del motivo per cui entrambi ci troviamo lì e finalmente ci presentiamo: “Sono Jim e mi occupo di un rifugio per animali a Udaipur in Rajasthan”. Naturalmente Jim non si occupa “semplicemente” di un rifugio per animali: c’è molto di più dietro quell’affermazione e lo scoprirò nei giorni a venire.

Alla conferenza MAC 3, infatti, Jim offre un cruciale, secondo il mio parere, intervento intitolato “Conversazioni Animali”. Quando ci incontriamo, mi racconta un po’ della sua conferenza il cui argomento non sono gli animali in dialogo tra loro (come il titolo può ambiguamente suggerire), ma del resoconto di un processo intellettuale che si snoda attorno alla vita quotidiana nel rifugio e al salvataggio degli animali. Immediatamente, capisco come ci sia qualcosa di fondamentale in gioco nel suo pensiero e come egli lavori a un approccio critico e dialogico all’attivismo. Ora voglio saperne di più.

Jim con Leonardo Caffo e Valentina Sonzogni

Jim con Leonardo Caffo e Valentina Sonzogni

Adesso c’è una coltre di nebbia mattutina a Delhi ma dentro la mia mente c’è purezza cristallina. È il giorno dopo l’intervento di Jim alla conferenza. Nonostante avesse solo 30 minuti a disposizione, la moderatrice della sessione non ha interrotto il suo racconto che si dispiegava tra racconti della sua vita di attivista per umani e non umani e, di insegnante e intellettuale e di orgoglioso padre e marito. Le lacrime invadono gli occhi del pubblico quando i suoi ricordi sono per alcuni pazienti non umani sottoposti a eutanasia per porre fine alla loro sofferenza mentre gioia ed entusiasmo serpeggiano tra i partecipanti quando un cane, dopo aver perso una zampa a causa di una tagliola, è ancora in grado di prender parte alla vita del rifugio e continua a vivere e crescere.

Io e Jim ci sediamo a tavola, durante la pausa caffè. Partirà tra poche ore con il treno di notte per tornare a Udaipur dove i suoi collaboratori e gli animali lo attendono. La sua energia interiore e la sua saggezza sono palpabili: non sono la sola ad aver ceduto al suo incantesimo. Se fosse stato un leader politico, avremmo tutti marciato con lui (anche se forse lui non sarebbe d’accordo). Promettiamo di tenerci in contatto sperando che da questo sentimento reciproco di sincera amicizia nasca un dialogo, un ponte di parole tra Torino e Udaipur. Questo è il resto della storia.

***

D:  Jim, come sai, sono rimasta molto colpita, quando ci siamo conosciuti, dall’incredibile lavoro intellettuale che porti avanti con il team di Animal Aid Unlimited. Mi ha colpito perché, negli ultimi anni, ho incontrato diversi attivisti che lavorano ad un livello di intellettualizzazione che è veramente sorprendente. Penso ad attivisti come Melanie Joy, ad esempio, ma anche agli attivisti di Animal Equality Italia che associano una grande potenza di astrazione e un approccio critico, a una quantità impressionante di conoscenza “sul campo”, per non parlare della loro calma e concentrazione. Questo traspare anche nelle tue “conversazioni animali”. Puoi parlarci un po’ della tua formazione personale?

R: Sono cresciuto nella California del sud.  I miei amici appartenevano a due gruppi che non comunicavano affatto tra loro: atleti e nerd cervellotici. Ho passato un anno alla UCLA prima di abbandonarla per iniziare a viaggiare: Italia, Grecia, un viaggio in India nel 1961 che ha cambiato la mia mente e Israele, dove ho vissuto in kibbutz per 6 mesi.  Tornato negli Stati Uniti, ho finito i miei studi di letteratura inglese alla UCLA.  In seguito, con mia moglie e i figli al seguito, mi sono trasferito alla Montana State University dove ho insegnato scrittura dal 1967 al 1970.  Fui cacciato dall’università mentre stavo per diventare professore ordinario perché non ritirai la richiesta di insegnare il libro Another Country di James Baldwin. Questo libro, incentrato su tematiche gay e interrazziali era considerato troppo scabroso nell’America contadina.  L’amministrazione dell’Università fu chiusa per molti giorni in seguito alle proteste degli studenti e della facoltà, ma il potere del conservatorismo vinse e io dovetti lasciare.  Me ne andai con cinque altri membri di facoltà che lasciarono in segno di protesta per fondare una comune vicino a Santa Fe, New Mexico.  Quasi subito la comune collassò e con la famiglia ci trasferimmo a Phoenix in Arizona dove ripresi a insegnare all’Università, completando anche il dottorato in letteratura inglese. Rimasi lì all’Università di Tucson ancora per un anno dopo il divorzio da mia moglie che nel frattempo si era trasferita a Seattle.  Decisi di seguirli e mi sistemai in una piccola casa da ristrutturare, non lontano da dove vivevano i miei tre figli.
Non c’erano posti di insegnante disponibili in quel momento a Seattle. Improvvisamente una persona mi contattò per sapere se potevo essere interessato a lavorare per 15 comunità in cinque stati del nordovest per aiutarli a cercare fondi per questioni umanitarie in Israele. Dissi di sì. Dopo tre anni passati a imparare come lavorare per gli altri, fui assunto dalla comunità ebraica di Seattle per gestire i fondi comunitari per i bisogni locali e di Israele. Sapevano che non ero ebreo ma, in qualche modo, mi accettarono per la mia dedizione.
Tre anni dopo fui assunto per dirigere una raccolta fondi da dieci milioni di dollari per la Facoltà di madicina dell’università di Washington e in seguito lavorai a Melbourne, Australia, stavolta per predisporre una campagna da venti milioni di dollari.  Nel 1992 tornai a Seattle con la mia nuova moglie e mia figlia, iniziando a viaggiare regolarmente in India. Nel frattempo lavoravo come consulente nel marketing e nella raccolta fondi in Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti, attività che svolsi fino alla fine degli anni novanta. In India abbiamo costruito una piccola casa in un villaggio di quattrocento abitanti appena fuori la città di Udaipur in Rajasthan, iniziando ad aiutare gli animali randagi feriti e nel 2003 abbiamo creato Animal Aid.  Questo è diventato il nostro lavoro: abbiamo venduto la casa americana e siamo ormai residenti in India. Jim 1968 1

D: C’è qualche modello politico che hai portato in Animal Aid?

R: Il tempo che ho speso in un kibbutz ha avuto un forte impatto politico e sociale su di me, insieme al fatto di crescere in California negli anni ’50 e ’60. Sono anche cresciuto con l’idea di non aspettare il governo per risolvere i problemi che mi si presentavano. Ho lasciato dio e i governi fare quello che possono e provare da solo, con persone che la pensano come me, a rispondere ai problemi da affrontare.

D: Hai incontrato, diciamo così, scontri “culturali” tra la tua visione del mondo e quella indù o musulmana delle comunità che lavorano al rifugio? E pensi che le tue “conversazioni critiche” possano essere scaturite da questo bisogno di superare tali differenze?

R: Probabilmente ho in me qualcosa del “creatore di pace” che mi fa lavorare con le culture che mi circondano. Sono stato anche influenzato positivamente dalle ricche sfumature del pensiero e della pratica dell’induismo, del buddismo, e più significativamente del giainismo, che credo sia il primo e il miglior pensiero per l’ecologia del pianeta.

D: Durante la conferenza qualcuno ha chiesto a un’attivista se avesse letto Zoopolis di Will Kymlicka e se cercasse ispirazione nel campo degli animal studies. L’attivista, che si occupa di seguire e tracciare i trasporti di animali da reddito, ha risposto che lei in realtà trova ispirazione nella sua missione, nel fatto che deve farlo per loro, per tutte quelle creature umiliate, ferite e uccise ogni giorno. Alla luce di questo, tu credi che riconnettere teoria e pratica sia una buona strategia da incoraggiare per la crescita del movimento?

R: Le persone e il “movimento” coincidono nella misura in cui perdono il loro equilibrio e diventano disfunzionali, o impazziscono quando la teoria e la pratica si separano. Lo studioso che lavora nella torre eburnea a qualche tipo di “…ismo” rischia di alienarsi tanto quanto l’operaio che non distoglie lo sguardo dalle sue mansioni giornaliere per diventare parte di una realtà più ampia. I fallimenti dell’Illuminismo del diciannovesimo e ventesimo secolo sono diventati il triste esempio di come, quando il sogno del progresso umano si sposta sulle teorie di controllo e gestione, la natura viene messa in ginocchio e la natura umana è desensibilizzata, privata della compassione e dell’empatia verso l’altro: «Nella misteriosa attitudine delle masse tecnicamente educate a cadere in balia di qualunque dispotismo, nella loro tendenza autodistruttiva alla paranoia “popolare”, in tutta questa assurdità incompresa si rivela la debolezza della comprensione teoretica di oggi» (Dalla Prefazione di Dialettica dell’Illuminismo di Horkheimer e Adorno).

D: So che il momento più arduo del vostro approccio dialogico arriva quando si fronteggia la morte degli animali. Quale visione spirituale personale hai sviluppato dal costante confronto con questo momento? E secondo te, quindi, è vero che un animale “muore” e non semplicemente “perisce” come scriveva Heidegger?

R: Un animale muore certamente come un essere umano, allo stesso modo di una giornata magica che si spegne nelle ombre della sera e nel nero della notte. Non ancora se sono diventato bravo a farlo, ma sto imparando a far levitare dentro di me una creatura che è appena morta in mia compagnia con gli altri morti di un dato giorno e a portarli con me per piangerli alla fine della giornata o nella profondità della notte, quando posso convogliare la mia piena attenzione spirituale al loro passaggio e alla mia perdita. Non vivo un solo giorno senza le immagini della perdita, ma la grande ricompensa arriva dai travolgenti miglioramenti degli animali attraverso le mani dei nostri lavoratori, la cura di centinaia di volontari internazionali e indiani, e della mia famiglia.

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D: Gli animali hanno mai funzionato nel tuo immaginario come veicoli per continuare la tua ricerca professionale e personale? Vedi una continuità in questi ambiti della tua esistenza?

R: Non ho un campo preciso che chiamerei di “ricerca professionale.”  Il mio vivere e lavorare con e per gli animali è relativo solo alla sfera del mio sviluppo personale. Il mio impegno nell’arte in tutte le sue forme, e in particolare nella scrittura creativa, riguarda il tenermi sveglio in me stesso e negli altri individui, oltre che rispetto alle condizioni che mi circondano.
Qualche riflessione generale su questo tema deriva dai pensieri, un po’ di anni fa, che sviluppai leggendo l’episodio dei Ciclopi nell’Odissea di Omero. Ulisse, intrappolato nella grotta del Ciclope, viene interrogato sul suo nome, domanda alla quale risponde dicendo che si chiama “Nessuno”. Quando Ulisse, nel preludio alla sua fuga, acceca Polifemo, questi grida agli altri Ciclopi di venire in suo aiuto poiché “Nessuno mi ha accecato”, e facendo quindi pensare ai Ciclopi che non ci fosse alcun problema. Dopo la fuga dalla grotta, aggrappato alla lana del ventre di una pecora, Ulisse ormai sulla sua nave, pensando di essere in salvo esclama con orgoglio “Io, Ulisse, figlio di Laerte, ti ho accecato.” Polifemo, allora, lancia una grande roccia in direzione della voce e la nave arriva di nuovo a costeggiare l’isola. In rigoroso silenzio, allora, Ulisse naviga lentamente lontano dal pericolo. Impariamo, ho imparato, che quando ci si vuole distinguere come “Qualcuno” possiamo attrarre una pericolosa e indesiderata attenzione, mentre quando si naviga la nostra vita come “Nessuno” possiamo ottenere i nostri risultati, facendo ancora attenzione a noi stessi pur continuando a navigare.
Polifemo è il bullo eterno, che si manifesta sotto forma di uno Stalin o dei ragazzi che con il loro bullismo malvagio incontrai nelle scuole della mia adolescenza. Privo di spirito, il bullo porta la sua dimensione a sovrastare i deboli … siano le donne, i gay, le lesbiche, le persone di colore, gli ebrei, il brutto e lo storpio e più profondamente gli animali … gli eterni “Nessuno”. Io sono un Nessuno che cerca di aiutare altri Nessuno. Sono stato attratto dall’idea di essere un Nessuno che si interessa di altri Nessuno … gli emarginati, gli “insultati e feriti” di Dostoevskij. I reali “fuori casta”, gli intoccabili sono quasi sempre quelli ai quali vale la pena avvicinarsi, per toccarli.

ThomasD: Ci sono altri esempi letterari che hanno stimolato le tue riflessioni rispetto a quella che si andava lentamente definendo come la tua “missione”?

R: Permettimi allora di giocare ulteriormente con questo tema indicando un Nessuno meraviglioso, il poeta Yeats di Crazy Jane che parla con un vero Qualcuno, un Vescovo.

Incontrai il vescovo lungo la strada
E molto egli disse e io dissi.
«Quel petto è flaccido e cadente ora,
Quelle vene saranno presto disseccate;
Vivi in una casa celeste,
Non in una lurida stia».

«Bellezza e sozzura sono stretti parenti,
E bellezza esige sozzura», io gridai.
I miei amici sono scomparsi, ma quella è una verità
Mai negata dalla tomba o dal letto,
Appresa in infamia del corpo
E orgoglio del cuore.

«Una donna può essere orgogliosa e fiera
Quando intenta all’amore;
Ma Amore ha piantato la sua reggia
Nel luogo dell’escremento;
Perché nulla può essere unico o intero
Che non sia stato lacerato ».

L’imperioso vescovo la umilia invitandola a desiderare un “palazzo celeste” e non, come i maiali, una “lurida stia”. Jane loradha riporta bruscamente alla realtà gridando che “bellezza esige sozzura”. Una donna vittoriana dice al vescovo: «può essere orgogliosa e fiera/Quando intenta all’amore» quando l’amore è idealizzato. Ma il VERO amore, dice questa folle donne al vescovo, «ha piantato la sua reggia/Nel luogo dell’escremento». E il povero vescovo, prima di esser lasciato in pace, ascolta ancora che «nulla può essere unico o intero/Che non sia stato lacerato ». Possiamo sperare che Jane gli abbia anche ricordato che il suo Signore Gesù è stato più pericoloso, non quando è divenuto una speranza celeste, ma quando era inchiodato sulla croce, pugnalato nel suo costato. Quando era inchiodato sul legno del mondo prima che Paolo e la tradizione cristiana lo trasformassero nel Presidente Gesù della multinazionale del Cristianesimo.
Come si può facilmente intuire, io sono dalla parte di Crazy Jane, una originale Nessuno. Il punto di Yeats e di Jane è che diventiamo completi quando siamo crocifissi, quando le nostre identità che usiamo come difesa sono strappate, frantumate e devono essere ricostruite e trasformate in idee arricchite di umanità.
Essere nel nostro rifugio è essere con le ferite degli animali … con i Nessuno senza voce, con il sangue e gli escrementi, lavorando mentre si cerca di guarire loro e noi stessi. Chi meglio del ferito può curare? Al momento abbiamo quattro uomini della comunità tribale che hanno avuto la poliomielite. In quanto uomini con la poliomielite in una comunità agricola rurale non hanno un lavoro tradizionale, ma ora sono i protagonisti delle guarigioni in quello che noi chiamiamo “Il paradiso dei disabili”, luogo in cui ospitiamo oltre 70 cani che sono in buona salute – a parte per il fatto che le loro zampe posteriori sono paralizzate in seguito a incidenti stradali.
Abbiamo anche sette donne della tribù locale che ce l’hanno fatta a uscire da condizioni di estrema povertà e di abuso da parte di mariti alcolizzati per cercare lavoro qui. Sono delle badanti incredibili.
Nessuno dei nostri collaboratori è venuto qui per amore per gli animali. Sono venuti perché avevano bisogno di lavoro. Quelli che non si curavano degli animali alla fine se ne sono andati, ma quelli che sono rimasti si sono trasformati in guaritori. Di conseguenza, i cani feriti, gli uomini con lesioni causate dalla poliomielite e le donne tribali sono la forza che cura gli animali insieme ai volontari stranieri che vengono a Animal Aid e che scoprono che l’organo della compassione cresce in loro e li fa ritornare, più volte e una volta ancora.
Ieri ho visitato “Il paradiso dei disabili”: c’erano sette donne, dai Paesi Bassi, Israele, Canada, Regno Unito e Stati Uniti, tutte donne, e tutti alla loro seconda, terza o quarta visita di ad Animal Aid. Tutti hanno imparato, o lo stanno facendo, che bellezza e sozzura sono stretti parenti.
Se siete ancora qui con me, ecco una poesia intitolata Progresso del sole che ho scritto qualche anno fa:

Piene improvvise attraversano la mia mente
inquietando il flusso della memoria —
Riconosco la catena montuosa lontana
Il letto asciutto e ansimante del fiume

Ma sono disperato vorrei capire
Il verso accusatorio di un corvo
O la grande quercia muscolare che si scuote
Come un orco rinchiuso in una rabbia furiosa
Mentre il vento soffia come il respiro di Dio
Attraverso i suoi rami frenetici–
Il percorso si chiude dietro di me ad ogni passo
Le mie braccia si sono bruciacchiate tirando un animale
Da un cespuglio in fiamme–
Un uomo in elegante abito scuro
Viene dal nulla
Agitando delle carte in aria
Attenzione che il pagamento è dovuto–
L’unica strada conduce in avanti
verso la risata amichevole
Di persone che non conosco–
Mi fanno segno di unirmi al loro fuoco–
qui come in qualsiasi altro luogo–
Abbiamo acqua calda
Per lavare le ferite
E riflettere sui progressi del sole
Come se credessimo nel domani.

***

James “Jim” Myers, insieme con la moglie Erika e la figlia Claire sono i fondatori e amministratori delegati di Animal Aid

James “Jim” Myers,  con la moglie Erika e la figlia Claire

James “Jim” Myers, con la moglie Erika e la figlia Claire

Unlimited a Udaipur, India dove si sono trasferiti 15 anni fa, quando, con un lavoratore part-time e un risciò hanno iniziato ad aiutare gli animali feriti sulla strada creando, nel 2003, un piccolo rifugio per animali e il relativo ospedale. Lavorano in un terreno in affitto per 20 anni su una proprietà di 4 ettari dove hanno creato un ospedale e un rifugio.
Ad oggi, 400 animali sono al rifugio: 250 cani, 75 mucche, 50 asini, 20 uccelli, 2 maiali, 3 tartarughe, e una scimmia. 150 animali cono residenti fissi del rifugio perché le loro condizioni li mettono in grado di sopravvivere sulla strada. Fin dalla sua creazione Animal Aid ha salvato più di 47.000 animali di comunità, ha sterilizzato e castrato 20.000 cani, e dato a 30.000 cani la vaccinazione antirabbica. Il rifugio riceve circa 20-25 chiamate di emergenza al giorno e soccorre e rilascia gli animali con due ambulanze.
Il personale è ora cresciuto a 47 persone, tra cui due medici veterinari, 5 infermieri veterinari qualificati, 3 persone che si occupano della comunicazione e dei contatti con l’esterno, 3 autisti e personale vario. La spesa mensile il rifugio e l’ospedale è di $ 20.000.
Per donare: http://www.animalaidunlimited.com/how-to-help/donate/

[Per le immagini pubblicate in questo articolo grazie a Animal Aid Unlimited e Jim Myers]
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One comment on “Una sconfinata bellezza. Intervista con James Myers, Animal Aid Unlimited

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This entry was posted on February 11, 2015 by in Attivismo, Intervista, Rifugi, Viaggio.

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