Gallinae in Fabula Onlus

Piattaforma di volontariato (ONLUS) e ricerca sulla diversità a partire dall'animalità e la biodiversità

Addio Excalibur, vittima dello specismo

di Rita Ciatti

Lo specismo, nella sua definizione basilare, significa: discriminazione morale degli animali non umani. excalbur2-300x336
Quando pensiamo a questa discriminazione contro cui vogliamo combattere subito ci viene in mente lo sfruttamento istituzionalizzato degli animali che vengono considerati al pari di mere risorse rinnovabili da far nascere, allevare e poi uccidere per soddisfare alcune nostre esigenze (e non necessità, come erroneamente si sostiene).
Ma lo specismo si manifesta anche, più sottilmente, nel non considerare i non umani degni di ricevere lo stesso trattamento riservato alla nostra specie in casi particolari di malattie, incidenti e altro. Così, ad esempio, se una persona viene investita da un’auto subito si interviene prestando soccorso, ma se lo stesso capita a un animale può succedere – e invero purtroppo succede assai di frequente – che nemmeno ci si fermi preferendo lasciarlo agonizzante in mezzo alla strada. Lo stesso trattamento si verifica in caso di malattie: se un umano si ammala si ritiene necessario curarlo, mentre se è un animale non umano a essere colpito da una qualche patologia spesso ci si sente rispondere di “lasciar fare alla natura”. Questo è vero soprattutto per quanto riguarda gli animali selvatici, come se per il sol fatto di vivere liberi in natura dovessero venire dispensati da ogni cura e soccorso umani; eppure sappiamo bene quanto la natura non sia affatto quel luogo idilliaco descritto nella letteratura bucolica, ma riservi a casaccio dolore, sofferenza ed esistenze per niente rosee.
Il caso del povero cane Excalibur è emblematico in questo senso ed evidenzia lo specismo cui è improntata la nostra cultura: appartenuto all’infermiera spagnola che ha contratto il terribile virus dell’Ebola, è stato soppresso senza pietà e senza gli approfondimenti necessari a verificare se anch’egli fosse stato contaminato o meno. A nulla è valso l’appello di una signora di Siviglia, formalizzato alle autorità attraverso una petizione sottoscritta da migliaia di persone di svariati paesi e seguita da presidi e proteste, a metterlo in quarantena, ossia riservandogli lo stesso trattamento cui è stato sottoposto il marito dell’infermiera.
L’uomo, il marito, è stato infatti precauzionalmente messo sotto osservazione, mentre il cane, per il sol fatto di essere cane, ossia un individuo non appartenente alla specie dominante, è stato ucciso in fretta e furia senza avere nemmeno il beneficio dell’accertamento delle sue condizioni di salute.
Questo si chiama specismo.
Al profondo dispiacere per Excalibur, cui va la mia carezza silenziosa, aggiungo quello per le tante altre vittime di questa assurda ideologia discriminante individui senzienti per il sol fatto di non appartenere alla specie umana, soppressi senza pietà e nelle maniere più atroci poiché presumibilmente affetti da malattie (spesso, peraltro, causate dall’insensata gestione e ingerenza dell’umano): tutti i volatili bruciati vivi o soffocati in buste di plastica a causa dell’aviaria, i bovini sterminati a causa dell’encefalopatia spongiforme (comunemente detta “mucca pazza”), i maiali di un allevamento (e chissà di quanti altri!) seppelliti vivi a causa di un’infezione e via dicendo.
Vittime dello specismo, vittime della nostra incapacità di abbracciarne la sorte comune del nascere e morire prendendoci l’ardire di decidere per loro un destino iniquo e senza appello di salvezza.

Addio Excalibur, quel che ti ha ucciso è stato lo specismo, prima ancora che il presunto virus dell’Ebola, dal quale, forse, avresti potuto esser curato.

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Questa voce è stata pubblicata il ottobre 9, 2014 da in Attivismo con tag , .

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