Gallinae in Fabula Onlus

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Daniza come Alexandre: la solita storia di dominio tutta umana (nonché la solita storia italiana di pessima gestione)

di Rita Ciatti

Morta l’orsa Daniza, non sopravvive alla cattura”.

DanizafioriCosì recita l’articolo pubblicato su Repubblica, ma è sbagliato.  O meglio, così recitava, visto che nel lasso di tempo in cui ho scritto questo pezzo, l’hanno cambiato. La redazione deve essersi resa conto dell’improprietà del titolo.
Daniza infatti non è morta, Daniza è stata uccisa perché, nel tentativo di catturarla, dopo un’assurda caccia durata un mese, le hanno somministrato una dose di sedativo evidentemente eccessiva.
La stessa fine fece Alexandre, il piccolo giraffino fuggito da un circo nel settembre di due anni fa: anche lui ucciso da una dose letale di sonnifero somministratogli per catturarlo.
Entrambi stavano chiedendo soltanto una cosa: il diritto di essere lasciati liberi.
E come loro tanti altri, non li elencherò, ma colgo l’occasione per commemorarli.

La notizia dell’uccisione di Daniza non mi giunge certo inaspettata, ma la rabbia che provo non per questo è diluita. Una morte annunciata, oserei dire, ma non per questo meno vergognosa, meno iniqua; eppure ci avevamo provato, e in tanti, a scrivere un finale diverso.

Eravamo andati davanti al Ministero dell’Ambiente il 22 agosto scorso, come rappresentanti di singoli cittadini indignati, ché non c’è bisogno di dichiararsi animalisti per sostenere la libertà di una mamma orsa e i suoi cuccioli, il loro diritto a vivere nel loro habitat.
Ci avevano ricevuto in tre, tra cui il Vice-Presidente di Gabinetto Ministeriale l’Avvocato Aldo Grasso (che altisonanza, eh!); sembravano disposti ad ascoltarci, ad ascoltare le nostre ragioni, ossia quelle di mamma orsa e dei suoi cuccioli. Ci avevano lasciato intendere però che le nostre parole non erano, per così dire, molto autorevoli e che per potersi muovere nella direzione da noi indicata (lasciare in pace l’orsa e permetterle di veder crescere i suoi figli: la cosa più naturale del mondo, quello che desidera ogni madre) avevano bisogno di relazioni tecniche che attestassero la non pericolosità dell’orsa e la quasi certa incapacità dei cuccioli a sopravvivere da soli nel malaugurato caso in cui fossero rimasti senza madre (fatto che ora si è verificato e di cui ci si dovrà assolutamente occupare).
A me, a dirla tutta, sembrò strano che un ministero – i cui impiegati guadagnano cifre di denaro notevoli – chiedesse a noi, comuni cittadini, di fare un lavoro che, di fatto, spetterebbe al ministero stesso – non rientrava forse tra i compiti dell’istituzione stessa quello di preservare la fauna (patrimonio dello Stato) e quindi informarsi anche sui metodi di gestione e tutela della stessa? – ma abbiamo fatto quello che ci hanno chiesto. Anche perché siamo sostenitori di una politica partecipativa, del fare di tutti.
Era un venerdì. Ci siamo messe al lavoro, abbiamo scomodato persone che probabilmente se ne stavano anche in vacanza (un grazie di cuore all’etologo Roberto Marchesini, che senza esitare già la sera stessa si era messo al lavoro e ha redatto una relazione fantastica), e già il lunedì successivo eravamo pronte per consegnare il tutto, insieme ad altro materiale utile. L’avvocato Grasso ci aveva assicurato che il lunedì sarebbe stato presente e che avremmo dovuto farlo chiamare per poi consegnargli il materiale. Invece non era presente. Poco male. Abbiamo fatto protocollare il materiale presso l’ufficio smistamento posta e nei giorni a seguire ci siamo assicurate, tramite telefonate, che il tutto fosse stato consegnato a dovere a chi di dovere. Ne abbiamo avuto conferma. La simpatica segretaria dell’Ufficio del Gabinetto ha anche sorriso per le svariate copie delle relazioni che sono pervenute nei vari uffici (quod abundat non vitiat, dicevano gli antichi).
Dopodiché, il nulla.
Non siamo più riuscite a metterci in contatto col Ministero, nel senso di andare oltre la sempre gentile Segretaria. Il dubbio che quel giorno ci avessero ricevuto e chiesto di metterci al lavoro per fargli avere relazioni tecniche solo per guadagnar tempo e per tenerci buone, a un certo punto, si è fatto legittimo.
Nel frattempo nei giornali si leggevano dichiarazioni di vario tipo. Il Ministro dell’Ambiente Galletti ha dichiarato che in questioni del genere non si farebbe prendere dai sentimenti, e che quindi avrebbe agito solo in base a informazioni scientifiche sulle quali basare le proprie scelte razionali.
Bene. Peccato che di queste informazioni scientifiche – le relazioni tecniche – che immaginiamo sicuramente avrà ricevuto, così almeno ci hanno garantito al Ministero e così ci aveva detto quel giorno l’Avv. Grasso – non ha saputo che farsene. Ha preferito invece lavarsene le mani, rimettendo tutto alla Provincia, che è sì Provincia autonoma, ma la fauna selvatica rimane pur sempre “patrimonio dello stato” e quindi, gestione a parte, il decreto di vita e di morte non può che continuare a spettare al Ministero dell’Ambiente. Come Ponzio Pilato, ha detto qualcuno. Come qualcuno che ha cose evidentemente più importanti cui pensare, sostengo io, se non fosse che per un Ministro dell’Ambiente tutelare la fauna selvatica, patrimonio dello Stato – una volta preso atto tramite relazioni tecniche della sua innocuità – dovrebbe essere dovere precipuo.
Peraltro le suddette relazioni tecniche sono state inviate anche agli Uffici della Provincia di Trento.
Quindi, riassumendo: non è che non sapessero che l’orsa – madre con cuccioli al seguito – non avrebbe provato a ribellarsi;
non è che non sapessero che per catturarla avrebbero dovuto mettere seriamente a rischio la sua esistenza e che somministrare un potente sedativo è sempre pericoloso, visti gli innumerevoli precedenti;
non è che non sapessero che i cuccioli, ora rimasti soli (e a chi importerà della loro disperazione, del loro pianto affannato che chiama la mamma?) a poco più di otto mesi, non saranno in grado di cavarsela da soli (in termini di ricerca protezione, cibo, fondamenti base della sopravvivenza, specialmente adesso che si va incontro alla stagione invernale);
non è che insomma, non fossero stati avvertiti di tutto ciò e delle conseguenze gravissime che ci sarebbero state se avessero perdurato nella sciocca decisione di catturare Daniza.
Lo sapevano. E lo sapevano perché esperti da tutto il paese si sono pronunciati a tal proposito, ovviamente tutti ribadendo l’assoluta assurdità di allontanare un’orsa – segregandola dentro una specie di zoo, comunque struttura non idonea, queste le intenzioni – affatto pericolosa e la quasi certa morte dei cuccioli se lasciati soli.
Dunque, Daniza non è morta perché non è sopravvissuta alla dose di farmaco.
Daniza è stata uccisa.
E i responsabili sono: il Ministero dell’Ambiente e la Provincia autonoma di Trento.
Qualcuno dirà: anche gli abitanti di Pinzolo e dintorni che fortemente hanno voluto la loro cattura.
Sì, anche loro. Ma le Istituzioni avevano il dovere di difendere un innocente, patrimonio dello Stato, patrimonio di tutti.
E dei cuccioli chi si occuperà ora?
Tra qualche settimana o mese leggeremo un articolo dal taglio semanticamente neutro come “i cuccioli sono morti, non hanno sopravvissuto all’inverno”?
Ci auguriamo di no.

Mi dispiace immensamente Daniza. Ci abbiamo provato. Ma il potere delle istituzioni vince sempre su noi comuni cittadini. Non per questo ci fermeremo, non per questo smetteremo di provarci
Per te è tardi ormai, ma vigileremo sui tuoi cuccioli.

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10 comments on “Daniza come Alexandre: la solita storia di dominio tutta umana (nonché la solita storia italiana di pessima gestione)

  1. Francesca Lacchin
    September 11, 2014

    Vigileremo come? Come abbiamo vigilato su di lei? Addio cuccioli. Come ero certa che avrei letto della cattura e successiva morte di Daniza so che leggerò anche della morte dei suoi cucciolini. E sapete perchè? Perche ci sono fior fiore di associazioni che prendono fior fiore di quattrini in donazioni e 5×1000 per tutelare animali e ambiente, ma hanno agito come degli inetti e così continueranno ad agire. Pagate tutte assieme degli avvocati coi controcoglioni quadrati e vedrete che i risultati arriveranno.

    • rita
      September 11, 2014

      Vigileremo nel senso che dovremo alzare il tono della protesta e pretendere che ascoltino il parere di etologi esperti.
      Ora come ora l’unica cosa che mi viene da pensare è di portarli lontani dalle orde di cacciatori trogloditi che infestano i boschi. Portarli in un parco protetto. Ovviamente prendendoli con le dovute accortezze, senza somministrazione di sedativi. Ma io non sono un’etologa, aspetto di sentire il parere di esperti su cosa sia meglio per loro.

  2. Francesca Lacchin
    September 11, 2014

    Rita, posso sentirti al telefono? C’è un modo per comunicare tra noi? Vorrei aiutare e ho un paio di idee…

  3. Alessandro
    September 11, 2014

    Mi hai commosso Rita,è sempre così quando hai a che fare con lo stato e le sue istituzioni,sia umani che animali per loro siamo e resteremo sempre dei numeri.

    • rita
      September 12, 2014

      Già… solo che finché non ci si sbatte il naso, come si suol dire, a volte ci si illude che le cose possano andare in maniera diversa.

  4. Serena
    September 11, 2014

    Mi unisco al tuo immenso dispiacere, ho una grande tristezza nel cuore e spero davvero che almeno i suoi cuccioli possano salvarsi….
    Serena

    • rita
      September 12, 2014

      Speriamo…
      Grazie Serena.

  5. Riccardo
    September 12, 2014

    Non c’è dubbio che si è trattato di assassinio. Altro che incidente. Se semplicemente l’orsa fosse stata lasciata vivere liberamente, l’unico diritto che spetta a tutti gli esseri senzienti, non ci sarebbe stato alcun “incidente”. Comunque l’alternativa per l’orsa, finire segregata in isolamento in un buco di terra recintato, strappata via dai propri cuccioli, sarebbe stata forse peggio della morte. I cuccioli, in ogni caso, se sopravviveranno, senza una madre cresceranno probabilmente disturbati a qualche livello. Brava Rita, come sempre.

    • rita
      September 12, 2014

      Infatti sì, sono rovinati per sempre (lo dichiarano etologi esperti, tra cui anche Roberto Marchesini).
      Peraltro, leggevo in un articolo, hanno visto la loro madre accasciarsi e morire davanti ai loro occhi.
      Una cosa spero l’abbiano appresa: a star lontana dagli uomini.

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This entry was posted on September 11, 2014 by in Articolo, Attivismo.

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