Gallinae in Fabula Onlus

Piattaforma di volontariato (ONLUS) e ricerca sulla diversità a partire dall'animalità e la biodiversità

Quel linguaggio ornamentale che nasconde l’indicibile

di Rita Ciatti

Nel prossimo fine settimana a Roma si terrà un’esposizione di animali vivi dal titolo “Animal Live Show”. Di Solmostre feline e canine ce ne sono ogni anno, ma questa volta l’evento è stato parecchio pubblicizzato perché nei padiglioni della nuova Fiera della capitale sarà possibile “ammirare” non solo razze più prestigiose di cani e gatti, ma anche tanti altri animali appartenenti a specie selvatiche, esotiche e persino uccelli. Presenti ovviamente tutti gli allevatori che su tale esposizione lucreranno un bel po’.
La riflessione che vorrei fare però non riguarda tanto l’evento in sé – nulla di diverso rispetto alle tristi esposizioni permanenti negli zoo, o a quelle ambulanti dei circhi, che condanniamo senza se e senza ma – quanto il linguaggio usato dagli organizzatori per promuovere il tutto.
Riporto volentieri un estratto dal sito: “Martin Luther King aveva un sogno: la vita migliora e non poco, coltivando sogni! Il nostro è stato sempre quello di suscitare il rispetto verso il mondo degli animali e questo rispetto non può che nascere dalla conoscenza; nel nostro paese poca è la conoscenza e troppo poco è il rispetto! Eppure ogni animale su questa terra possiede un fascino inimmaginabile per chi guarda senza saper vedere. Nasce in noi il desiderio di condividere con gli altri la voglia di scoprire, di vedere, di sapere e talvolta, molto spesso di amare gli animali e le storie che essi ci raccontano. Questa esposizione ne vuole raccontare alcune e vuole chiamare l’attenzione su quanto c’è da scoprire, magari assieme anche nelle edizioni successive che con il vostro aiuto vorremo realizzare.
Il percorso degli uccelli veri gioielli della natura ci inviterà ad alzare gli occhi al cielo.
Ci avvicineremo ai nostri parenti più prossimi: i mammiferi gli animali più evoluti, che ci hanno regalato amici insostituibili che hanno accompagnato il cammino dell’uomo come i gatti ed il simbolo dell’amicizia e fedeltà: il cane.
Ma non vogliamo trascurare animali che appaiono lontani e per questo non meno interessanti: gli invertebrati. Gli animali comunicano con la loro diversità, con il fascino che molti scopriranno.

La mia prima reazione è stata di indignazione: come osano questi parlare di rispetto degli animali e di invito a conoscere la diversità promuovendo al contempo il solito avvilente spettacolo dell’indiscusso dominio dell’uomo sugli animali in cui questi ultimi, al di là delle belle parole usate, continuano a venire considerati e trattati come oggetti?
L’unica vera maniera per conoscere gli altri animali è quella di osservarli liberi nel loro habitat e non allineati in una fiera – rinchiusi dentro gabbie o legati su trespoli – in cui vengono esposti come fenomeni da baraccone.
La parole usate dagli organizzatori sono una mistificazione totale: “Il percorso degli uccelli veri gioielli della natura ci inviterà ad alzare gli occhi al cielo.” Al cielo? I volatili sono prigionieri all’interno del padiglione della fiera, rinchiusi in voliere, più o meno grandi, comunque di certo impossibilitati a volare liberi nel cielo.
Addirittura hanno scomodato Martin Luther King…
Indignazione e tristezza, dicevo: veramente incivile che nel 2104 si debba ancora assistere a queste esposizioni di animali vivi. Penso ai bambini, trascinati lì con l’inganno di andare a “conoscere” e “incontrare” tanti animali particolari, sedotti dal desiderio di incrociare lo sguardo di creature che al massimo avranno visto sui libri o in qualche documentario, incoscienti di assimilare invero una lezione molto diversa da quella del “rispetto dell’altro” come recita la pubblicità dell’evento.
Eppure, a ben riflettere, per quanto la mistificazione verbale mi faccia indignare – più che altro per la beffa, oltre al danno – al tempo stesso mi dà conferma di un qualcosa di cui dovremmo insieme gioire e preoccuparci.
Chi è direttamente implicato nello sfruttamento degli animali, quindi allevatori in primis, ma anche gestori di zoo, circensi e promotori di vari eventi in cui la reificazione dell’animale è il fulcro, ha inziato ad adottare una certa terminologia che è tipica del linguaggio antispecista.
Usano il nostro linguaggio! Si sono appropriati dei nostri termini! Hanno iniziato a mutuare tutta una serie di espressioni e concetti – sebbene usati veramente a sproposito – per trasmettere l’idea che anch’essi stanno dalla parte degli animali e che hanno a cuore il loro benessere.
E proprio parole come “benessere” e “etica” ormai sembrano essere diventate delle etichette neutre da applicare ove si renda necessario mistificare una realtà che è invece ben diversa. Ormai svuotate del loro significato originario, vengono usate come abbellimenti a indorare ciò che nudo e crudo non è più possibile mostrare. Così le gabbie diventano “etiche”, la sottomissione e privazione diventano “benessere” e il dominio diventa “conoscenza”.
Ovvio che tutto ciò è estremamente pericoloso perché se sia chi sfrutta gli animali e sia chi invece vuole liberarli usa gli stessi termini, allora si entrerà in un territorio insidioso dove le parole ingannano e indicano tutto e il contrario di tutto al tempo stesso. Sembrerà di entrare in un labirinto semantico, in un gioco di specchi in cui ogni riferimento è perduto per sempre e lo smarrimento regna sovrano.
A noi toccherà lo sforzo di inventare un linguaggio ancora nuovo, nella speranza che non venga un’altra volta assimilato dal Potere (per Potere non intendo un termine simbolico e astratto, ma le precise rappresentazioni di esso: lobbies economiche che lucrano sulla pelle dei viventi, gli effimeri territori della politica partitica, gli interessi sovranazionali delle banche e dell’alta finanza in cui ogni paese rappresenta soltanto una pedina da muovere ecc.).
Dobbiamo stare molto attenti perché, se da una parte questo fenomeno di appropriazione linguistica sta ad indicare che qualcosa si sta smuovendo e che l’informazione antispecista è riuscita a ottenere qualche risultato – da qui la preoccupazione di mettere a tacere le coscienze di chi inizia a farsi qualche scrupolo nella maniera in cui trattiamo gli animali – dall’altra il Sistema, che ha il solo interesse di mantenere lo status quo, soprattutto economico, farà di tutto per rispondere in maniera tale che tutto appaia cambiato per poi non cambiare niente. Si cercherà così di rassicurare le persone pur continuando a proporgli gli stessi indegni spettacoli di sempre.
Questo ovviamente allenta l’attenzione sul problema, in fin dei conti mettersi in discussione è talmente difficile che non si aspetta altro che avere il benestare dall’alto che ci dica che va tutto bene, non c’è nulla di cui preoccuparsi, si può tranquillamente continuare a fare le cose di sempre perché qualcuno ha già pensato a tutto.
Fenomeno questo strettamente correlato a quello della “carne felice” o biologica che dir si voglia.
Dopo aspre battaglie condotte dagli attivisti per la liberazione animale, investigazioni sotto copertura, video, immagini raccapriccianti finalmente si è riuscito a far capire che gli allevamenti, intensivi o meno, sono una mostruosità, ma ecco che il sistema si è inventato la dicitura di “bio” (dove di biologico c’è solo il cibo che viene somministrato agli animali e ovviamente tutto finalizzato a una migliore salubrità della carne, quindi in un’ottica di esclusivo benessere dell’uomo) e di “carne felice” per mettere a tacere le coscienze.
Si tratta di un inganno mostruoso in cui però cadono in tanti, persone anche molto sensibili e desiderose di rapportarsi agli altri animali in maniera etica.
Ciò avviene perché ovviamente non c’è dietro un reale discorso volto a spodestare la visione antropocentrica e gli animali continuano a essere considerati risorse per gli umani, più o meno trattati bene, anzi, senz’altro  per alcuni degnissimi di essere trattati bene, ma pur sempre considerati creature inferiori il cui status di “oggetti di produzione” non viene minimamente messo in discussione.
Questo passaggio dalla cruda realtà alla mistificazione semantica della “carne felice” , delle “gabbie etiche”, del “benessere”, del “rispetto” è stata possibile solo grazie al linguaggio. Il linguaggio che crea mondi fittizi e menzogne.
Come per il termine “vegano” di cui ora si sta abusando moltissimo e che sta perdendo sempre più la sua carica sovversiva e la sua valenza antispecista. Ma di questo parlerò un’altra volta.
Cosa possiamo fare noi?
Sforzarci di trovare un linguaggio che non si avvalga di termini ormai diventati neutri e spogliati della loro semantica originaria, ma che aderisca il più possibile al reale.
Non dire più “carne”, ma chiamare ciò che è con il suo nome, ossia “animali”. Non più il generico “pesce”, ma “pesci”, “animali marini”. Non più “benessere”, ma “necessità per l’animale di esprimere le proprie caratteristiche specie-specifiche” e così via.
E ovviamente smascherare la menzogna, togliere il velo che nasconde l’orrore, spazzare via quello scintillio ornamentale che mira ad accendere i riflettori sull’indicibile per accecarlo di una luce talmente forte così da non permettere più di vedere e distinguere. Ciò che abbaglia, nasconde. Il Sistema sta usando il nostro stesso linguaggio antispecista a mo’ di specchietto catarifrangente, per rimandarci indietro non già la realtà delle cose che dovremmo combattere, ma l’immagine distorta e abbellita di essa, resa fiacca dalla troppa luce, privata del suo potenziale disturbante.

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3 comments on “Quel linguaggio ornamentale che nasconde l’indicibile

  1. Giovanni
    February 19, 2014

    Avevo letto dell’evento su face book, e delle petizioni contro.
    Solo ora però ho letto la ‘loro’ presentazione, e quelle parole mi hanno dato molto disagio, perché il concetto di osservare per conoscere e quindi rispettare, se non arrivare ad amare individui nella natura che sono così potentemente affascinanti nella libertà della vita – è uno di quelli che cerco di tenere sempre presente e di mettere in pratica: l’ho fatto quando scrivevo su un giornale locale, lo faccio ora, con le foto che scelgo per il blog. Rita, hai ragionissimia, una volta di più dobbiamo imbracciare Derrida come un fucile smaschera-menzogna, e lanciare parole nuove e fresche.
    Voglio provare a lavorarci anche io.
    Però… rileggendo le loro frasi, e tralasciando la seconda parte che rivela i loro veri intenti – come il serial killer che lascia tracce come se inconsciamente volesse venire scoperto e fermato? – (“uccelli-gioielli”, “mammiferi parenti prossimi e-perciò-più-evoluti nella scala evolutiva) mi sembra che una loro frase sia un lapsus freudiano: “ogni animale su questa terra possiede un fascino inimmaginabile per chi guarda senza saper vedere”. mi sembra sbilenca, coe di chi ripete a memoria concetti che non sente davvero.
    E poi, che storie potranno mai raccontare gli uccelli sotto il tendone? Le storie degli schiavi in catene, dei prigionieri in carcere….

  2. ritaciatti
    February 19, 2014

    Hai ragione Giovanni, un vero lapsus freudiano quella frase, scopiazzata male, ma male per davvero.
    La mia impressione è che appunto abbiano estrapolato frasi qua e là da qualche sito che parla di antispecismo, senza veramente capire i concetti espressi.
    E giusta osservazione anche: che storie potranno mai raccontare animali nati in cattività, nati schiavi di un’umanità tronfia e miope?

  3. simona
    February 23, 2014

    ..si può giocare con le parole e rendere giustizia a ciò che viene manipolato, anche se mi sembra terribile che una verità possa perdere oggettivamente valore soppiantata da una bugia dalla forma identica, ma dall’inversa sostanza. Ciò che sarebbe necessario cambiare è l’attenzione delle persone, affinchè smettano di essere massa da spostare in balia di chi più abilmente distorce il discorso, ma individui in grado di giudicare e interpretare quello che viene loro detto. Vero è che è rassicurante essere rassicurati, perciò doppiamente difficile svelare ciò che è davvero tutto tranne che rassicurante.
    Cosa porta, invece, a voler vedere? A voler prestare attenzione?

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This entry was posted on February 19, 2014 by in Articolo, Attivismo.

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