Gallinae in Fabula Onlus

Piattaforma di volontariato (ONLUS) e ricerca sulla diversità a partire dall'animalità e la biodiversità

LA SPERIMENTAZIONE PER FINI BENEFICI GIUSTIFICA LA VIVISEZIONE SUGLI ANIMALI?

di Mauro Noti

L’empatia o la compassione sono impulsi e sentimenti etici che possono essere provati tanto dall’uomo laverabestiaquanto dagli animali (anche se non da tutti gli uomini né da tutti gli animali). Non derivano da ciò che noi siamo soliti chiamare “intelligenza” e non sono certo acquisibili attraverso l’istruzione.  Sono impulsi etici spontanei. La loro intensità può variare in relazione all’indole o allo stato di coscienza di ogni individuo. Non credo sia sbagliato supporre che gli individui (o gli “esemplari”, per chi non volesse estendere l’appellativo di “individui” anche agli animali) capaci di maggiore empatia o compassione siano esseri dotati di un livello di coscienza più elevato, se non anche a tutti gli effetti superiore.

Malgrado questo, anche nell’individuo (o nell’esemplare) migliore, tali stati di coscienza non sono mai stabili, non si manifestano in modo costante nel tempo, per cui l’egoismo può prevalere in chiunque.

L’egoismo può predominare sull’altruismo in modo direttamente proporzionale al grado di capacità empatica individuale: quando un essere è “piccolo”, come diceva Schopenhauer, la sua percezione del mondo e della vita è limitata al suo stesso corpo; quando invece è “grande” significa che è in grado di percepire e riconoscere se stesso anche nell’altro (o, addirittura, anche nell’energia vitale del mondo).

Dunque, l’empatia, la compassione o l’altruismo, non sono altro che ampliamento della propria coscienza: a seconda del suo grado d’intensità, questa può superare la divisione individuale (individualismo) all’interno della propria specie, o può andare anche oltre, superando la distinzione tra le specie e riconoscendo se stessa in ogni animale, e può perfino, anche se molto raramente, spingersi ancora oltre, riconoscendosi in ogni forma di vita animale o vegetale, fino ad arrivare, eccezionalmente, al misticismo dell’unità cosmica.

Purtroppo, come ho detto, tali stati di allargamento della coscienza possono essere soltanto temporanei, per cui, soprattutto nei casi estremi in cui venisse messa in gioco la propria sopravvivenza, non di rado, prevale l’egoismo.

In altre parole, io non credo che possa esistere animalista o antispecista che non preferirebbe salvare se stesso o la vita di un proprio caro piuttosto di quella di un animale. Se, tra la propria madre e il proprio cane, facendo un esempio per assurdo, un uomo preferisse salvare il cane, allora non sarebbe sbagliato concludere che quell’uomo soffre di qualche grave disturbo psicologico-emozionale.

Eppure, il punto della sperimentazione animale – come pure quello della macellazione animale -, non sta qui. Il punto sta nell’attuale e dominante concezione di “benessere” e di “progresso” umani.

Oggi risulta “normale” pensare che “si debba andare avanti”, “migliorando” le conoscenze e le tecniche in modo esponenziale e senza fine. E nessuno, o quasi, di noi sarebbe disposto a rinunciare al “progresso “ e al “benessere” ottenuti finora, perché ogni “progresso” e ogni “benessere” raggiunti diventano prima abitudini e poi, ben presto, necessità.

Ora, il punto sta nel prendere consapevolezza e nell’accettare una spiacevole realtà: ogni “progresso” e ogni “benessere” raggiunto hanno un prezzo molto alto. Un prezzo che noi, di solito, paghiamo senza pensarci, perché preferiamo non ricordarcelo. Il prezzo è lo sfruttamento generale delle risorse naturali, delle risorse animali e anche delle risorse umane. Il prezzo del nostro attuale livello di “benessere” è l’impoverimento dell’intero mondo, sia del pianeta, sia delle popolazioni più povere, sia degli individui più sfortunati.

I progressi scientifici e tecnologici ci piacciono, anzi ci esaltano. E siamo davvero contenti di ogni progresso medico che risulti in grado di difenderci dalla morte e dal dolore. E ne vogliamo di più. E ne vorremo sempre di più, nel raggiungimento di quell’ancestrale fine utopico di divenire immortali.

Per limitare in modo serio – se non per debellare del tutto- la violenza, la manipolazione e lo sfruttamento delle risorse naturali, animali e umane (e cioè di tutto ciò e di tutti coloro che oppongono una minore resistenza alla nostra prevaricazione in nome del “progresso”), bisognerebbe dire “Ok, fermiamoci qua”. Basta scoperte scientifiche, basta innovazioni tecnologiche, basta aumenti del benessere, basta “evoluzione” della “civiltà”. O, perlomeno, basta alla loro velocità esponenziale.

Per poter dire qualcosa del genere senza, però, restare un cretino isolato e inascoltato che spara idiozie astratte, occorrerebbe prima cambiare  – e anzi stravolgere completamente – le radicate concezioni di “benessere” e di “progresso” attualmente dominanti a livello ormai globale.

Per un individuo solo può essere un compito un po’ ambiziosetto, bisogna ammettere. E’ necessario, perlomeno, fare gruppo e tentare di sensibilizzare l’opinione comune. E ci vuole tempo. Parecchio.

Intanto, però, è bene affinare le idee e stare attenti alle parole. E’ bene lavorare sui ragionamenti e sul linguaggio per potersi esprimere in modo sempre più corretto e più convincente. E’ bene diminuire, anziché aumentare, la grande confusione generale.

Dire, per esempio, che il fine non giustifica i mezzi, ecco: attuare una rivendicazione etica con questo slogan, forse non è molto corretto. Intanto, viviamo in una società in cui accade quotidianamente proprio  l’opposto, ma in cui, anche, si vuole, viene prima insegnato e viene poi anche richiesto l’esatto contrario: lo chiamano “orientamento al risultato”. E non è soltanto la richiesta specifica e costante di ogni datore di lavoro, è proprio il modo generale di vivere e di percepire il mondo in cui ci troviamo.

D’altro canto, se il fine non giustifica i mezzi, sorge spontanea la domanda: “E cosa sarebbe mai in grado, allora, di giustificare il fine?”. La risposta è niente. E, cioè, tutto. La storia umana (come, spesso, pure la nostra stessa storia personale) può dimostrare ampliamente che, volendo, siamo in grado di giustificare qualunque cosa: è uno degli scopi principali per cui lavora la nostra “intelligenza”. Lasciamo, allora, cadere le giustificazioni di sorta, che se ne possono trovare anche per lanciare una bomba atomica.

Piuttosto, potremmo iniziare a fare attenzione a qualcos’altro, come alla curiosa confusione che attualmente impera riguardo la relazione tra il fine e i mezzi.

Il fine del moderno progresso scientifico e tecnologico non è altro che la continua moltiplicazione dei mezzi. Mezzi che poi vengono usati, a loro volta, per incrementare la ricerca e la scoperta di altri nuovi mezzi, all’infinito. Questo stato “pratico” delle cose ha cambiato anche lo stato etico delle azioni e delle persone: siamo passati dal “si deve fare una certa cosa perché è giusto” al “si deve fare una certa cosa perché è possibile”. Oggi i mezzi hanno preso il posto del fine. Così non sappiamo più dove vogliamo davvero andare, ma vogliamo lo stesso poter arrivare ovunque senza troppa fatica e pure velocemente. Così ci siamo quasi abituati ad una quotidiana e strutturale mancanza di senso, ad una voragine di significati che però possiamo dimenticare, se non riempire, ogni giorno attraverso il movimento continuo (ovviamente “in avanti”, perché è “progresso”), dicendoci “poi vedremo, più avanti, forse, troveremo pure un senso”.

Purtroppo, quando si va più avanti nel vuoto di senso, ci si può ritrovare soltanto ancora più in basso nell’abisso del nichilismo in cui ormai brancoliamo da tempo.

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38 comments on “LA SPERIMENTAZIONE PER FINI BENEFICI GIUSTIFICA LA VIVISEZIONE SUGLI ANIMALI?

  1. homoeporediensis
    January 17, 2014

    Ma questa è follia!
    Empatia e compassione sono sentimenti solo umani!
    L’etica è una costruzione, o sovrastruttura se vuoi, tipicamente umana!
    Considerare queste cose anche ad appannaggio degli animali significa umanizzarli e implicitamente snaturarli.
    E’ una totale assurdità.

    • ritaciatti
      January 18, 2014

      Veramente non è così ed è folle semmai arrivare a una tale conclusione apodittica come fai tu.

      Ad esempio è stato più volte dimostrato che topi affamati messi di fronte alla scelta se prendere il cibo o compiere un’azione per liberare un loro simile imprigionato, hanno optato per la seconda cosa. In pratica hanno compiuto una scelta di tipo etico.

      Poi cosa vuol dire “sono sentimenti solo umani”? Come se non fossimo animali anche noi…
      Il paradigma dell’animale-automa di Cartesio è stato superato da un pezzo. Gli altri animali (che poi bisognerebbe sempre specificare di quale specie stiamo parlando… già appiattire migliaia di individui appartenenti a specie diverse sotto il termine “animale” è una riduzione indebita) hanno una complessità cognitiva ed emotiva solo differente dalla nostra, ma non assente o minore o peggiore.

      Non esiste l’umano e l’animale: siamo tutti animali di specie diverse.

      • homoeporediensis
        January 23, 2014

        Ma la nostra è superiore ed è legittimo intendere che faccia specie a se stante. La prova? La nostra specie è l’UNICA in grado di prendersi CURA delle altre. Tutte le altre.

  2. Michela Pezzarini
    January 18, 2014

    «In altre parole, io non credo che possa esistere animalista o antispecista che non preferirebbe salvare se stesso o la vita di un proprio caro piuttosto di quella di un animale. Se, tra la propria madre e il proprio cane, facendo un esempio per assurdo, un uomo preferisse salvare il cane, allora non sarebbe sbagliato concludere che quell’uomo soffre di qualche grave disturbo psicologico-emozionale.»
    Ecco, credo che su questo punto ci sia da riflettere, anche se si parte da una situzione paradossale, come quella di una scelta obbligata che non capiterà spesso di fare, nella vita.
    Al riguardo mi permetto di segnalare queste mie riflessioni, pubbllicate dall’università di Venezia qualche mese fa

    http://www.unive.it/nqcontent.cfm?a_id=157647

  3. Mauro Noti
    January 19, 2014

    Homo… Etica significa studio del comportamento. E fin dal momento in cui è nata nelle prime civiltà umane fino a tuttora è, è sempre stata e sarà sempre legata alla natura e all’animalità, visto che si fonda per definizione sugli impulsi che muovono ogni essere vivente ad agire nel modo in cui agisce.
    Tali impulsi naturali, a loro volta, si basano essenzialmente su ciò che è buono e giusto per ogni essere individuale, e quindi su ciò che gli crea piacere o sofferenza.
    Dal momento che è comprovato perfino dalla scienza che anche gli animali sono esseri senzienti, cioè capaci di provare dolore e sofferenza e anche capaci di fuggire il dolore e di perseguire il piacere, ecco che tu faresti meglio ad andare a scuola, invece di metterti a fare la pubblica figura del troglodita.

    P.S. I neuroni specchio sono stati scientificamente scoperti anche in molti animali.

    • ritaciatti
      January 19, 2014

      Esatto, persino i polpi posseggono i neuroni specchio.

      • Andrea
        January 21, 2014

        E come l’hanno scoperto lo sapete?

        un po’ così: “Patton cita il famoso esperimento condotto dai due scienziati italiani, del polpo che in una vasca separata impara a scegliere la palla colorata del colore giusto tra due di colore diverso soltanto seguendo le azioni di due polpi addestrati in un’altra vasca (cibo come ricompensa, scossa elettrica come punizione).”

        un po’ così: “Muscimol injection

        Once the location of areas F1, F4 and F5 was assessed and the sectors of interest within F1 and F5 sufficiently characterized, the inactivation experiments were started. They were carried out as follows. The monkey was seated on a primate chair with its head in a fixed position. A microelectrode penetration (inclination 30° lateral to the vertical axis) was made in the site chosen for the injection in order to confirm the site’s functional properties. The microelectrode was then withdrawn and replaced by a stainless steel microinjection cannula connected to a 10 μl Hamilton microsyringe. The cannula was mounted on the same micromanipulator used for recording, such that its needle passed through the same track as the microelectrode. The cannula was lowered 500 μm below the depth of the site chosen for the injection and subsequently raised again to the correct depth. Muscimol, a GABA agonist, was slowly injected by pressure over a period of 30 min at a rate of 0.5 μl/5 min (Hikosaka and Wurtz, 1985; Hikosaka et al., 1985; Martin, 1991; Martin and Ghez, 1993; see also Martin and Ghez, 1999). Thirty minutes after the microinjection was completed, the cannula was withdrawn. The depth chosen for muscimol injection was 1.5 mm for F5 convexity and 4.5 mm for F5 bank (posterior bank of the arcuate sulcus) and F1 bank (anterior bank of the central sulcus).
        Muscimol dose and volume

        Three microlitres (3 μl) of a muscimol solution (concentration 5 μg/μl) were injected in all experimental sessions, except in the last three of Monkey 2, in which the muscimol concentration was trebled (15 μg/μl) and the volume used was also 3 μl. Table 1 shows the injection locations and their characteristics. In Monkey 2 the multiple injections were spaced at 2 mm distances from each other. In Monkey 1, the multiple injections were made as follows: distance from the most medial injection to the central one = 2 mm; from the central one to the most lateral = 3 mm. The distances were in stereotaxic parameters.” (Da Cortical mechanism for the visual guidance of hand grasping movements in the monkey
        A reversible inactivation study
        Leonardo Fogassi, Vittorio Gallese, Giovanni Buccino, Laila Craighero, Luciano Fadiga and Giacomo Rizzolatti)

        Che bello, anche i polpi ed i macachi hanno i neuroni specchio…e per soprirlo sono stati usati i metodi alternativi…ah no…la sperimentazione animale…e non della meno “cruenta”…

  4. Mauro Noti
    January 19, 2014

    Homo: questa è ignoranza.

  5. Andrea
    January 20, 2014

    Eh no Mauro, basta dire agli altri che sbagliano i termini e poi sbagliare in maniera grossolana la definizione di etica. Lo studio del comportamento in natura è l’ETOLOGIA, che nulla ha a a che fare con l’etica.

    Giusto per vedere se è chiaro, riporto la definizione di etologia di wikipedia (comprensibile ai più): “Il termine etologia (dal greco ethos e logos che significano rispettivamente «carattere» o «costume» e «discorso») indica la moderna disciplina scientifica che studia il comportamento animale nel suo ambiente naturale. Il termine traduce nella maggior parte delle lingue europee l’originaria espressione tedesca vergleichende Verhaltensforschung («ricerca comparata sul comportamento»), coniata da Konrad Lorenz, uno dei fondatori della disciplina.”

    Mentre l’etica, sempre da wiki: “L’etica (dal greco antico εθος (o ήθος), èthos, “carattere”, “comportamento”, “costume”, “consuetudine”), è un ramo della filosofia che studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di assegnare ai comportamenti umani uno status deontologico ovvero distinguerli in buoni, giusti, moralmente leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi o moralmente inappropriati.”

    Non è proprio la stessa cosa, e lo studio del comportamento non è propriamente l’etica, se vogliamo dare alle parole il loro reale e più profondo significato. E l’etica, come si può vedere, è una caratteristica unicamente umana, perchè anche quei topi che (link al lavoro originale, please?) hanno deciso di salvare il loro compagno piuttosto che alimentarsi (allora non erano davvero affamati, fidatevi, io ho visto topi uccidersi per mancanza di cibo senza problemi, madri con figli, membri della stessa colonia, partners) non hanno sicuramente un’etica, ma hanno agito istintivamente in base a ciò che hanno ritenuto migliore per il bene della colonia…ma non per etica. se avessero avuto davvero fame, bye bye topo in difficoltà…

    • homoeporediensis
      January 23, 2014

      Grande Andrea.
      Questa gente vota. E vota la Brambilla!
      Fermiamoli.

  6. Mauro Noti
    January 20, 2014

    Hai ragione, Andrea, eppure hai anche torto allo stesso tempo.
    Chiedo scusa a tutti per essere stato troppo sbrigativo e superficiale nella mia prima risposta.
    L’etica, sì, hai ragione tu, è la parte della filosofia che studia i comportamenti dell’uomo (ma anche degli animali, o comunque dell’uomo in relazione al suo essere animale, ai suoi impulsi istintivi) e studia i criteri in base ai quali si valutano tali comportamenti. INFATTI l’etica ha LA STESSA etimologia dell’etologia.
    Ora, i motivi generali in base ai quali un essere umano (o animale) agisce sono quelli etici di buono o cattivo, cioè ogni essere persegue ciò che ritiene essere buono per sè e fugge ciò che ritiene essere cattivo per se stesso.
    Questo, come è intuibile, presume che l’essere in questione (animale e – quindi – ANCHE – o soprattutto – umano) sia in grando di provare piacere e dolore. Il piacere è buono, il dolore è cattivo. Questa è la base. Nell’uomo, rispetto al suo essere animale, la situazione può divenire molto complessa in relazione alla cultura e alla tradizione in cui nasce e cresce. Ma è evidente che esiste un’etica naturale, nel senso che ho appena detto. E anzi che questa etica naturale è la base essenziale di ogni etica umana: non possiamo fare a meno di comportarci perseguendo il nostro bene, cioè quello che crediamo sia il beme, agendo come crediamo sia meglio. I parametri variano da individuo a individuo e più in generale in relazione alle varie culture e certo sono più indiretti e complessi nell’uomo, ma sono sempre riportabili all’istinto naturale di perseguire il piacere (il bene o il giusto) e di fuggire il dolore (il male o l’errore).

  7. Mauro Noti
    January 20, 2014

    Dall’etica si può passare anche, poi, alla morale… E anche qui, nella morale, possiamo e anzi dobbiamo ammettere l’estensione al campo animale, oltre l’umano (che poi, di fatto, è sempre animale). Infatti possiamo riconoscere morali molti comportamenti animali che alcuni ritengono ancora “istintivi” (anche la scienza ha dovuto ammettere che la concezione di istinto è sbagliata, che l’istinto non esiste, che ogni istinto è comunque pensiero oltre che impulso) come quello, per esempio, che hanno i cavalli selvaggi (e molti altri animali) quando vanno a bere: alcuni, solo alcuni, di loro, seppur assetati, non bevono (berranno dopo) e trattengono il loro bisogno per controllare che non vi siano predatori in giro, per proteggere il resto del branco e avvertirli in tempo in caso di pericolo. Si evince, insomma, che anche tra gli animali il comportamento etico sia retto da precise norme volte a scopi precisi per il bene comune, e quindi sia morale: quei cavalli sono dei paladini, insomma. 🙂

  8. Mauro Noti
    January 20, 2014

    L’esempio poi dei topi affamati dimostra la loro mancanza di morale, più che di etica, alla stessa stregua di come gli individui che fuggono terrorizzati da un locale in fiamme calpestando i propri simili possono dimostrare la mancanza di morale umana.

  9. ritaciatti
    January 21, 2014

    Andrea, che ne pensi di esperimenti come questi?
    Visto che parli di etica…
    (l’etica non si racconta, si vive… parafrasando una frase di un noto film).
    Potrai anche conoscerne la definizione esatta, peccato che la sua essenza continui a sfuggirti.
    (per inciso, a noi antispecisti non sarebbe mai interessato sapere se un polpo possegga o meno i neuroni specchio, perché lo avremmo rispettato a prescindere, quindi il fatto che lo si sia scoperto tramite esperimenti non giustifica moralmente l’esperimento in sé).

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/10/26/malinconico-depresso-annega-un-topo-che-ti-passa/757380/

    • Andrea
      January 22, 2014

      Ritaciatti, innanzitutto il topo non annega ma smette di nuotare dopo di che viene estratto dall’acqua (c’è scritto anche nell’articolo DI GIORNALE; NON SCIENTIFICO) da te pubblicato. Voi forse non avete mai assistito ad un esperimento di questo tipo, nè all’azione di alcuni farmaci antidepressivi sull’esito dello stesso. Può sembrare crudele, ma in realtà l’animale non è che soffra, si stufa solamente. E’ peggio derattizzare la città o la zona dove vivete anche voi, credimi…in questi studi non si sopprime mai l’animale, tanto per cominciare.
      Poi dimmi quale metodica alternativa per studiare l’effetto di nuovi farmaci antidepressivi (dall’azione non nota) suggeriresti…

      L’esperimento di Solomon et al sui cani risale al 1953…

      “Solomon, R.L., Kamin, L.J. and Wynne, L.C. (1953) Traumatic avoidance learning: the outcomes of several extinction procedures with dogs. Journal of Abnormal and Social Psychology, 48, 291-302.”

      ci rendiamo conto di che letteratura prendete come esempio per confutare la SA attuale?(vabbè, poi è Rowlands che ne parla, e i cani in questione non li ha mai visti di persona, essendo lui nel 1953 neanche uno spermatozoo – come me, quindi 1-1 palla al centro sull’opinione in merito al lavoro). Ad ogni modo non è un bell’esperimento, ma purtroppo anche questo ci ha portato alla scoperta di molti meccanismi psicologici e non solo dei cani, grazie ai quali la nostra sensibilità nei loro confronti è aumentata…

      Smettetela per favore di farmi dire che io sono favorevola alla SA a prescindere. Non mi stancherò comunque mai di ripetere che al momento per MOLTI studi è ancora necessario disporre di un organismo completo, ed onestamente per la mia (e di MAuro Noti) tanto amata teratogenicità, preferisco che a nacsere deforme sia un topo/ratto/coniglio/cane/gatto o anche scimmia, piuttosto che un bambino, se permettete.

  10. Mauro Noti
    January 22, 2014

    Caro Andrea, il dialogo con te, purtroppo, continua a risultare solo fittizio: concesso che la sperimentazione dia dei risultati positivi concreti e persegua fini benefici per l’umanità e, a volte, perfino per la nostra comprensione degli animali; concesso che tutti, antispecisti o umanisti, preferirebbero la malattia o la morte di un animale piuttosto che la propria o quella di un proprio caro; qui il punto che tu sembri non voler ascoltare fin oltre la ragionevolezza che pure ostenti, è che si tratta di una questione ETICA e NON RAZIONALE.

    Posto che l’etica (come pure la conseguente moralità) si basa sui motivi che portano all’azione, quindi su ciò che è bene o che è male, ovvero sulla capacità di un essere vivente di provare dolore o piacere, e assodato che tale capacità, seppur in maniera diversa (ma non in modo rilevante in questo orizzonte) l’abbiamo noi uomini in quanto animali e quindi ce l’hanno anche gli animali, allora ne consegue che fare loro quel che ordinariamente facciamo loro (e non solo nella sperimentazione, quanto anche e ancora di più con la macellazione o con altre svariate pratiche come quella che giustamente hai citato tu della rattizzazione cittadina) non è giusto.

    Punto.
    Non che qualcosa si debba fare perchè ha dei risultati auspicabili; non che qualcosa si debba fare perchè l’alternativa sarebbe spiacevole; ma è che qualcosa non si deve fare perchè non sarebbe giusta.

    Purtoppo, la questione etica resta ancora disconosciuta dalla funzionalità e dalla razionalità logica della scienza.

    Allora, la domanda che ci dobbiamo fare e sulla quale possiamo discutere è solo questa: sarebbe mica il caso che la scienza si sottomettesse ai principi dell’etica, invece di continuare liberamente il proprio progresso solo sulla base dell’efficienza e della razionalità più fredda?

  11. Andrea
    January 23, 2014

    Ok, ed ecco la mia risposta: NO, la scienza non deve sottomettersi ai principi dell’etica, pena la scomparsa della curiosità e l’aumento della conoscenza, nonchè la possibilità di studiare nuove cure per le malattie ad oggi incurabili o difficilmente curabili. La scienza deve confrontarsi con l’etica, porsi dei limiti dettati dall’etica, ed operare nel maggior rispetto possibile. La scienza non è etica, l’etica non dev’essere scienza.

    Con l’etica non curo una malattia, con la scienza sì.

  12. Riccardo
    January 23, 2014

    caro Andrea, è qui che ti sbagli (e vi sbagliate). Non esiste scienza senza etica. Anche negli esperimenti dei medici nazisti sugli ebrei vi era un senso di etica ben definito, benchè aberrante, in cui si operava per il bene superiore della razza ariana. Il problema della scienza come la intendi tu, è che è posta su un’etica antiquata, irrazionale, ferma ancora a principi cartesiani, una scienza ascientifica, che non tiene conto dell’evoluzione scientifica di almeno gli ultimi cento anni, del fatto che, scientificamente, gli animali sono dotati di coscienza, di senzienza, che sperimentano dolore, sofferenza, angoscia, provano emozioni analoghe a quelle umane, hanno obiettivi, interessi e preferenze, hanno una vita mentale complessa ed esigenze che vanno ben oltre quelle che possono vedersi soddisfare nello stabulario di un laboratorio, per quanto la loro gabbietta abbia giochini e alberelli, e che, dopotutto, come ci ha insegnato Darwin, non solo gli animali sono simili all’uomo, ma l’uomo stesso è un animale, un primate esattamente, con qualche pelo in meno.

  13. Andrea
    January 23, 2014

    Allora se gli animali sono cos’ simili all’uomo, perchè non dovremmo utilizzarli per le fasi più pericolose dello sviluppo di nuove molecole farmacologicamente attive?

    Perchè sostenete sempre a gran voce di non esser topi di 70Kg quando poi dite che loro sono come noi?

    Ad ogni modo dire “scientificamente, gli animali sono dotati di coscienza, di senzienza, che sperimentano dolore, sofferenza, angoscia, provano emozioni analoghe a quelle umane, hanno obiettivi, interessi e preferenze, hanno una vita mentale complessa ed esigenze che vanno ben oltre quelle che possono vedersi soddisfare nello stabulario di un laboratorio”è un po’ generico, non ti pare? Mai sentito dire che un Caenorhabditis, un’Artemia salina, una Drosophila, financhè un Danio (lo zebrafish per i non addetti) abbiano tutto ciò che elenchi, pur essendo animali…così come le pulci, le zecche, gli acari ed i pidocchi. Altro che antispecismo, il vostro è specismo ai massimi livelli! Animali pucciosi: no sperimentazione (anche se ammettiamolo, dolore e molte altre sensazioni le provano, però non credo proprio si pongano problematiche sul perchè, sul percome e sul futuro delle cose come facciamo noi), gli altri…ah, ma sono animali???

    Ammettiamolo, dei moscerini non frega niente a nessuno, nemmeno a voi…

  14. Riccardo
    January 23, 2014

    ti prego, metti da parte le generalizzazioni e le risposte preconfezionate. Dove leggi che io ho mai sostenuto che l’essere umano non è un topo di 70 kg? Che senso avrebbe questo con un discorso etico? Cosa c’entra quello che ho detto io sullo sviluppo di nuove molecole?

    Poi, mi accusi di generalizzazione, eppure mi risulta che nei laboratori la quasi totalità degli animali usati siano mammiferi, allora mi pare logico iniziare un discorso da questi. Poi dove mai ho scritto che la sperimentazione sugli insetti sia per me lecita? Semmai, anche se non ci sono prove scientifiche di senzienza negli insetti, non mi risulta nemmeno che ci siano prove contrarie, nel beneficio del dubbio quindi credo sia doveroso evitare anche la sperimentazione su questi animali. Poi, basta guardare uno scarafaggio, appena ti avvicini scappa furioso in cerca di un buco dove nascondersi, io questo lo interpreto come un segnale di un desiderio di vita, non mi pongo questioni sulla sua capacità di riflettere sul significato della vita e sui misteri della sua esistenza. Comunque, mi pare chiaro che oltre le banalizzazioni e le provocazioni non sei in grado o non vuoi andare. Saluti.

    • Andrea
      January 24, 2014

      “mi risulta che nei laboratori la quasi totalità degli animali usati siano mammiferi”

      e qui ti sbagli di grosso…il numero di insetti utilizzati nella sperimentazione è decine di volte maggiore rispetto a quello dei mammiferi…

      Sul fatto che lo scarafaggio scappi per rifugiarsi in un buco non lo rende dotato di intelligenza, sensibilità e sentimenti eh…

      Il discorso generalizzazione viene da sé dalla tua affermazione in contraddizione con le tesi dell’antispecismo, ed in accordo con esse. L’antispecismo dice che siamo tutti uguali, quindi in realtà a livello scientifico la SA è perfetta…o no?

      Poi, che sia io a provocare (nonostante i link che riporto, i dati e quant’altro)…ovvio che per chi frequenta approvandolo questo blog sia così..

  15. Mauro Noti
    January 23, 2014

    Ah, Riccardo ha dimostrato più senno (e meno pazienza) di me, caro Andrea.
    In effetti i tuoi luoghi comuni, le tue analisi superficiali, le tue considerazioni pressapochiste, le tue conclusioni qualunquiste e le tue provocazioni preconfezionate e ridicole, se si pensa che tu sia un medico, fanno davvero cascare le braccia.

    I medici, fino -almeno- dal quarto secolo prima di Cristo, sono sempre stati, nella nostra tradizione culturale, dei filosofi, dei grandi sapienti e poi, ancora fino a pochi secoli fa, dei grandi scienziati e degli illustri eruditi.
    Ora sembrano essere soltanto dei meri impiegati dell’apparato tecnico, dei semplici funzionari di una razionalità quasi divina che non ammette più alcuna capacità critica.

    Già solo da Ippocrate a Cartesio, quanto tempo…!
    E alla fine, ora, i medici sembrano aver completamente dimenticato sia la capacità critica del pensiero che l’etica, cose con le quali la scienza medica è nata e cresciuta e che tuttora pare paradossale che possa negare o anche solo relegare in secondo piano.
    Eppure è così. Le università sono state distrutte anche privando le facoltà scientifiche della giusta dose di studi umanistici, probabilmente. Evidentemente. Miserevolmente.

    Pensavi di poter scrivere qui contro quattro bambine stupide che difendessero gli animali “pucciosi”… Dio mio, ma chi ti ci ha mandato? Sei un esecutore delle alte direttive partorite dalla mente di quale Giovanardi della situazione?

    Il pensiero che credi di avere non è ancora mai stato tuo e neppure davvero un pensiero. E il punto di vista da cui guardi il mondo e che credi oggettivo, in realtà, è soltanto oggettualistico.

    Il rispetto degli altri è qualcosa che non fa bene soltanto nè soprattutto agli altri quanto a noi stessi.
    Io sono umanista: una specie ormai in estinzione.

    In effetti, puoi continuare a negare la realtà e la stessa conoscenza scientifica che non ti fa comodo (metodo incluso) anche senza la conferma della stupidità di certi animalisti ignoranti che sono stati appositamente assurti a stereotipo rappresentativo generale. Almeno finchè riuscirai ancora ad annichilire sul nascere ogni tua potenziale capacità di pensare davvero.

    Stai bene e torna da coloro che, in cambio della tua forzata chiusura mentale, ti concedono il riconoscimento di cui senti il bisogno.
    In bocca al lupo…!

    • Andrea
      January 24, 2014

      Mauro, proprio no ce la fai a capire le cose. La conoscenza scientifica ce l’ho, tranquillo, e proprio per questo motivo mi rendo conto 8e l’ho detto e ridetto e detto ancora9 che non possiamo al momento sostituire in toto la ricerca con animali per lo sviluppo di farmaci di nuova concezione (e non solo). Questo è il discorso, e nonostante millemila commenti fa in un altro articolo, vi avessi spiegato un po’ di cose al riguardo, ancora giri e rigiri la frittata esulando completamente dalla scientificità dell’argomento (che in realtà è la cosa più importante).

      E ti prego, rispondimi almeno un volta : la teratogenicità (che come avrai potuto appurare è un termine che chi si occupa di scienza usa quotidianamente nel proprio lavoro), alternative valide (non validate) all’utilizzo di organismi animali non umani completi…

      Una rispostina semplice semplice, potresti anche stupirmi e farmi ammettere che esiste l’alternativa…

    • ritaciatti
      January 24, 2014

      No, ma poi ci mette i link dal blog Infavoredellasperimentazioneanimale, come se quel blog, con moltissimi articoli curati da MV, che è considerato una specie di barzelletta persino dai pro-sa stessi, potesse avere la minima attendibilità.

  16. ritaciatti
    January 24, 2014

    Andrea, se la scienza dovrebbe fare a meno dell’etica allora perché non si fanno nascere bambini solo per poterci sperimentare sopra?
    La risposta mi pare scontata: perché ci sarebbe una sollevazione tale dell’intera collettività da non permetterlo.

    Ebbene, l’antispecismo è l’inizio di una sollevazione di tipo etico nei riguardi pure delle altre specie.

    Sugli esperimenti dei topi: il link in particolare che ti ho riportato sopra non accenna al fatto che muoiano affogati. Si vede che è un esperimento ancora diverso. Ma ne sono stati fatti altri in cui il topo vien lasciato morire.
    Vado di fretta ora e non ho tempo di cercarti i link, ma comunque sappi che me l’hanno raccontati alcuni ricercatori stessi. E sono sicura, del resto, che ne sarai al corrente tu stesso, sebbene non ce lo ammetterai mai qui con noi.

    Son disposta a cercarli appena ho un attimo di tempo comunque.

    • Andrea
      January 24, 2014

      Me l’hanno raccontato alcuni ricercatori…e poi c’era la marmotta che chiudeva la cioccolata…

      Per l’articolo sui topi, se scrivi “annega un topo”..direi che lasci poco spazio alle interpretazioni…decontestualizzando il reale contenuto degli articoli…

      Per il test di Voigt-Kampff suggerito da Riccardo…vabbè, se vogliamo parlare di fantascienza, capisco lo spessore delle vostre argomentazioni…

      • ritaciatti
        January 26, 2014

        Va bene, i topi non vengono lasciati annegare, bensì li si tira compassionevolmente fuori, gli si pratica la respirazione bocca a bocca e poi gli si fanno tante carezzine, sempre molto compassionevolmente.
        Vero Andrea?

  17. Riccardo
    January 24, 2014

    Andrea, dato che non capisci o fai finta di non capire, e continui con le provocazioni in razionalissimo puerile stile MV, a questo punto non posso che consigliarti di farti un test di Voigt-Kampff. Mi raccomando, facci sapere i risultati, anche se non penso che saranno brillanti. In bocca al lupo (anche senza sale).

  18. Riccardo
    January 24, 2014

    “Per il test di Voigt-Kampff suggerito da Riccardo…vabbè, se vogliamo parlare di fantascienza, capisco lo spessore delle vostre argomentazioni”

    scusa, scherzavo (ovviamente), ma anche tu non favorisci molto la pazienza, ora il problema non sono più i topi, le scimmie, i conigli, ecc, ma sono diventati i moscerini, le zanzare e gli scarafaggi, se provano sentimenti, se si innamorano, se fantasticano guardando la luna, se scrivono poesie… io ho invece l’impressione che molti di voi (non parlo di te nello specifico perchè non ti conosco personalmente nè ho poteri divinatori che agiscono tramite lo schermo del pc), dicevo ho l’impressione che molti di voi pro-tester abbiano forti sensi di colpa e da ciò deriva il voler evitare, anche e soprattutto nel dibattito, privato o pubblico, la domanda etica fondamentale: è giusto provocare intenzionalmente sofferenza fisica/pscihica ad un topo, sapendo che la sua sofferenza fisica/psichica è probabilmente molto simile a quella che sperimenterei io nella stessa situazione?

  19. ritaciatti
    January 26, 2014

    P.S.:
    @ Andrea

    Che ne pensi degli esperimenti ivi descritti?

    http://www.nemesianimale.net/wp-content/uploads/2012/06/dossier-vivisezione.pdf

  20. Andrea
    January 27, 2014

    Riccardo, tu dici ” è giusto provocare intenzionalmente sofferenza fisica/pscihica ad un topo, sapendo che la sua sofferenza fisica/psichica è probabilmente molto simile a quella che sperimenterei io nella stessa situazione?”

    Beh, sì, se serve per poter curare lo stesso tipo di problemi in bambini e adulti della nostra specie, anche perchè per sua fortuna il topo non si chiede il perchè di determinate situazioni ma agisce istintivamente. Ma se la problematica è molto simile, anche il rimedio risolutivo o curativo che si applica con successo al topo, molto verosimilmente si potrà applicare con successo all’essere umano…è il perchè si utilizzano animali nelle fasi precliniche della ricerca. Detto fatto, hai dato ragione alla SA dal punto di vista prettamente scientifico dell’applicabilità dei risultati.

    • Riccardo
      January 27, 2014

      senza offesa, ma il giochino “ho ragione io – no, ho ragione io” mi ha sempre annoiato…

  21. Andrea
    January 28, 2014

    Infatti, e capisco che ti annoi soprattutto in questo caso quando sbatti contro la realtà dei fatti ed ammetti che sperimentare sugli animali (tue testuali parole:”sapendo che la sua sofferenza fisica/psichica è probabilmente molto simile a quella che sperimenterei io nella stessa situazione”) può essere utile per le applicazioni sull’uomo…

    Tralasciando il fatto che in questo blog (mai nome fu più azzeccatto) nessuno ha mai risposto sull’utilità della SA per lo sviluppo del farmaco veterinario…e sul come la si condurrebbe senza sperimentare sulle specie di destinazione (come in realtà suggeriscono sempre gli animalisti -> sperimentate sull’uomo i farmaci per l’uomo)…

  22. Riccardo
    January 28, 2014

    Ragazzi, ma non c’è un moderatore in questo sito? Io sono assolutamente per il dialogo aperto, ma sarebbe bello anche poter impostare discussioni interessanti e produttive. Se si lascia piena libertà di parola a chiunque e pieno accesso ai troll la discussione scade inevitabilmente nel ridicolo e nel caos puro. Solitamente non frequento Facebook proprio perchè i livelli delle discussioni sono normalmente molto bassi proprio per tali motivi, ma qui sarebbe bello trovare una situazione diversa…

  23. Andrea
    January 29, 2014

    Evidentemente al moderatore va bene che io scriva le mie verità documentate e verificabili, non credi?Se non ti va, visto che il blog non è nè tuo nè mio, nessuno ti obbliga a leggere i miei commenti nè a rispondervi (senza peraltro alcun successo).

  24. michelapettorali
    January 29, 2014

    Buongiorno! La redazione controlla cosa viene scritto e se non ci sono commenti offensivi ha deciso di non censurare e lasciare libertà di parola a tutti…proprio tutti. Purtroppo Riccardo i troll ci sono e anche se non sono troll, ci sono persone con cui proprio non è possibile dialogare perchè è come parlare con un buco nero. L’unica cosa da fare è lasciare nero su bianco che di cose riescono a dirne molte.
    Buona giornata a tutti.

  25. Riccardo
    January 29, 2014

    ciao Michela e grazie per la risposta. Capisco la vostra posizione, ma rimangono le mie perplessità sopra. Molti li ignoreranno, ma non tutti saranno propensi a farlo, e allora sarà il caos (ciò che sperano in cuor loro). Comunque da una parte in effetti è anche un bene, chi legge ed è estraneo al dibattito si potrà almeno rendere conto degli standard di questi grandi lumi.

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This entry was posted on January 17, 2014 by in Articolo, Filosofia.

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