Gallinae in Fabula Onlus

Piattaforma di volontariato e ricerca sulla diversità a partire dall'animalità e la biodiversità

Se il mondo è fatto così…

di Rita Ciatti

Gli antispecisti che sostengono l’uso degli argomenti indiretti (d’ora in poi AI) si appellano a quella che appare enviropig-graphicessere un’argomentazione molto ragionevole, ma vediamo invece perché essa, a ben guardare, oltre che a rivelarsi inefficace per la liberazione animale, non è nemmeno un’argomentazione.
Dicono: non possiamo sperare di convincere le persone a non mangiare animali perché eticamente insostenibile in quanto alle persone della sofferenza degli animali e di quanto sia ingiusto il loro sfruttamento non importa nulla; conviene quindi convincerle a diventare vegane con argomenti più appetibili (i cosiddetti AI), ossia facendogli capire che la carne fa male, che gli allevamenti inquinano, che la sperimentazione animale è inutile per curare la nostra specie (ma invece va bene per curare gli animali stessi e questo sembrano dimenticarlo: pensate che scacco se veramente si arrivasse a usare metodi sostitutivi per trovare cure per noi umani, ma si continuasse a sperimentare sulle altre diverse specie per curare le altre diverse specie, o per altri tipi di ricerca, tipo quella spaziale; in sostanza senza aver compreso che mai nessun individuo senziente deve darsi per un altro, che mai nessuna morte di uno potrà essere giustificata per farne sopravvivere un altro) e che quindi in definitiva è per il loro bene, per la loro salute che gli conviene cambiare alimentazione e diventare antivivisezionisti.
Ora, evidente antropocentrismo degli AI a parte, la motivazione che converrebbe usarli perché le persone non si interessano alle sorti degli animali non è un’argomentazione, ma la descrizione della realtà così com’è oggi. Quella stessa realtà che, guarda caso, l’antispecismo intende cambiare. 
Adottare una tattica che sposta l’obiettivo da quello che è il reale problema per pensare di aggirarlo furbescamente, semplicemente lo lascia lì dov’è, senza averlo minimamente risolto. Si viene così a instillare un cortocircuito irreparabile che lascia il problema insoluto. A meno che veramente quello che ci interessi non sia tanto combattere l’ideologia specista e antropocentrica e la logica del dominio, ma solo alcuni singoli effetti di essa. In sostanza, cambiare qualcosa per non cambiare nulla.

Se convinco mio padre a diventare vegano dicendogli che la carne rossa fa male al cuore, non avrò fatto nulla per sbrecciare la sua visione antropocentrica, né per indurlo a guardare gli animali con occhi diversi. Avrò sì ottenuto il mio scopo di farlo diventare vegano, ma non l’avrò convinto dell’ingiustizia dello sfruttamento degli animali. Ma poiché a me interessava proprio fargli cambiare idea sulla sua convinzione della liceità dello sfruttamento animale, cos’avrò ottenuto allora? Nulla.

Mi pare davvero un paradosso. E scusate se ripropongo il ragionamento: voglio convincere mio padre che sia ingiusto sfruttare gli animali. Poiché so che però a lui degli animali non importa un fico secco, allora lo convinco per altre vie a diventare vegano. Penso di essere stata scaltra, ma poi mi accorgo che intanto degli animali continua a importargli meno di prima. Cioè, l’unico punto che mi interessava cambiare non l’ho cambiato affatto. A che pro darmi tanto da fare allora? O sono convinta che le cose possano cambiare cambiando proprio ciò che deve essere cambiato (la prospettiva antropocentrica, la convinzione morale che gli animali siano esseri inferiori che sia lecito sfruttare ecc.), oppure penso che la realtà e il mondo siano degli enti astorici, atemporali, fissi nei secoli dei secoli.

Certo che ci vuole tempo per l’affermarsi di una nuova etica, ma è esattamente questo lo scopo dell’antispecismo.
Dire che il mondo è brutto e cattivo e che per questo gli argomenti etici non potranno attecchire significa semplicemente rinunciare in partenza alla lotta antispecista, dichiarare fallimento senza averci nemmeno provato.
Come dire: poiché le persone sono ignoranti, tanto vale non provarci nemmeno a istruirle.
Si confonde cioè il dato descrittivo con quello prescrittivo.
Che oggi le persone non colgano l’ingiustizia dello sfruttamento degli animali è un dato di fatto, cioè un dato descrittivo.
Che serva lottare per l’approdo di una nuova prospettiva – non più antropocentrica – e di un nuovo stare al mondo – non più basato sulla logica del dominio dell’altro – è invece il dato prescrittivo dell’antispecismo e delle istanze liberazioniste.
Fino a che le persone non si riconosceranno nell’altro animale e non riconosceranno quel dolore come il loro, la liberazione animale non avrà luogo.
Anche perché il sistema reagisce in fretta per rispondere alle obiezioni degli AI: gli allevamenti inquinano? Ecco l’enviropig (un maiale modificato geneticamente le cui deiezioni inquinano di meno); la carne fa male? Ecco il vitello modificato geneticamente quasi privo di grassi; la sperimentazione animale non è utile per l’uomo perché siamo specie diverse? Ecco il topo modificato geneticamente i cui organi danno risposte pressoché identiche.
L’unica maniera per fermare tutto ciò è instillare il rispetto per gli animali, che è appunto ciò per cui stiamo lottando.
Affermando che tanto è inutile perché alle persone non importa nulla degli animali si sta rinunciando al proposito di combattere proprio quella causa lì. Il fatto che oggi il mondo non contempli una visione etica nei confronti degli animali non umani è proprio ciò che l’antispecismo intende cambiare. E non si può pensare di aggirare questo dato di fatto perché sarebbe paradossale.
Per costruire una società diversa bisogna voler cambiare quella di oggi. Se ci limitiamo a dire: oggi le cose stanno così e alle persone degli animali non importa nulla, allora andiamo tutti a casa e dichiariamo fallito l’antispecismo, facciamo prima.

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12 comments on “Se il mondo è fatto così…

  1. stopthatrain
    January 5, 2014

    che rapidità 🙂 non sono d’accordo: il nostro scopo non è convincere gli altri dell’ingiustizia dello sfruttamento, bensì fare in modo che questo finisca. Non ci interessa che i nostri genitori si rendando conto che l’allevamento è una barbarie, ma che smettano di finanziarlo. Esattamente com’è avvenuto per la fine dello schiavismo e con la società che è venuta dopo: non è che la popolazione di oggi sia convinta che siamo davvero tutti uguali (il razzismo è troppo diffuso per pensare che sia un probelma solo di singoli disadattati) ma semplicemente quasi tutti si adeguano alla prescrizione di non poter discriminare troppo vistosamente sul lavoro, sul piano economico e nella relazioni personali. Stessa identica cosa avviene col sessismo, che sappiamo bene esplode non appena si allenta il controllo sociale o situazioni contingenti rompono la consuetidine del politicamente corretto in tema di rapporto tra i sessi: che in maggioranza continuano comunque a tenere ben distinti, e impari, i ruoli nell’ambito domestico.
    Semplicemente la tendenza alla prevaricazione credo sia ineliminabile, che il dominio sia una possibilità sempre aperta, anche nella futuribile società aspecista: che ci sarà sempre da difendere il “debole” dal più potente di turno (in questo caso la specie umana, ma anche il bianco occidentale o il maschio).
    Per questa ragione io credo sia fondamentale agire concretamente, calandosi il più possibile nella mentalità generale, tenendo conto dei motivi che fanno della sperimentazione animale un tema particolarmente delicato in cui chi è parte in causa molto, ma molto difficilmente, potrà svincolarsi dalla logica del “mors tua vita mea”. E poi: non abbiamo problemi di comunicazione, penso che al giorno d’oggi un’ottima percentuale di occidentali abbia visto le immagini dell’orrore quotidiano degli animali, eppure pochi decidono di cambiare vita e smettere di essere complici. Di fronte a questo dato incontrovertibile cosa ci inventiamo? Cosa li convincerà?

  2. ritaciatti
    January 5, 2014

    😀 rapidissima anche tu (almeno abbiamo un’insonnia fruttuosa).

    Ti replico brevemente elaborando meglio più o meno la stessa cosa che ho già scritto anche su FB: per me se non si lavora per cambiare il paradigma etico, si troverà sempre una maniera di sfruttare gli animali, così come infatti si continua oggi a sfruttare gli umani: di fatto è stata abolita la schiavitù nella sua forma più classica, ma non l’ideologia stessa che permette il dominio dell’altro e per questo, come noti tu, anche se formalmente illegale, si continuano a discriminare donne, etnie diverse e ad esercitare forme di dominio orizzontali; proprio perché non c’è mai stato un tentativo forte, preciso e lucido di cambiare il sistema alla radice così come lo intende la teoria antispecista (nonostante le molteplici declinazioni, tutto l’antispecismo, sia debole che politico – ma quello debole è anche sempre politico – vuole cambiare il sistema di dominio che permette lo sfruttamento impunito di animali, non umani e umani). Credo che l’antispecismo politico miri al cambiamento etico come fine ultimo, invece quello debole lo propone oggi – pur se da parte di una minoranza, pur con i pochi mezzi a disposizione . – per dare un’idea già OGGI di quella società che vorremmo domani (ricordi la conferenza su Thoreau?).
    Per questo non dobbiamo rinunciare alle posizioni etiche nell’antivivisezionismo. Altrimenti sembra che non ci crediamo manco noi.

    In poche parole oggi nel mondo si è verificato quello che io temo si potrebbe verificare nella la liberazione animale se si useranno gli argomenti indiretti: è cambiato tutto, per non cambiare niente.
    È stata abolita a schiavitù dei neri nei campi di cotone, ma si continuano a sfruttare operai nei sottoscala. E questo perché non abbiamo mai avuto una teoria etica forte precisa come quella dell’antispecismo. L’antispecismo è recentissimo.

    Quindi magari con gli AI riusciamo a far abolire la sperimentazione sugli animali in quanto ritenuta dannosa per la ricerca biomedica umana, ma si continuerà lo stesso a sfruttare e usare gli animali per altri tipi di ricerca, in tante altre forme.

    Deve cambiare il paradigma etico, finora non ci si è riusciti perché appunto si portavano avanti solo alcune lotte, ma senza intaccare la logica del dominio alla radice. E questa logica la intacchi innanzitutto combattendo l’antropocentrismo, che è la causa di tutti i mali. Bisogna annullare la distanza ontologica tra l’uomo e gli altri animali e quindi costringerlo a rivalutarsi animale tra gli animali. Ma usando gli AI invece l’antropocentrismo si rafforza. Si rafforza tantissimo.

    Tu giustamente chiedi: cosa ci inventiamo? Cosa li convincerà?
    La forza dei nostri argomenti, piano piano.
    Poi non dico che, tornando all’avs, non vadano cercati i metodi sostitutivi, o che non si debbano cercare sempre nuove ricette vegane per sostituire gli alimenti che siamo abituati a mangiare perché alla fine se il mondo cambierà sarà anche perché si faranno nuove scoperte che prima non erano nemmeno pensabili, però la spinta deve essere etica.

  3. roberto d'ìuva
    January 5, 2014

    stopthatrain:
    io credo che il nostro scopo sia quello di combattere l’ingiustizia alla sua causa prima. è la causa prima responsabile dell ‘ingiustizia che subiscono TUTTI gli animali compreso l’uomo.
    se c’è una cura dobbiamo comprendere in questa cura anche l’uomo non dobbiamo poi fare l’errore opposto allo specismo e considerare l’uomo una sottospecie che non merita cure e avere come obbiettivo solo la cura delle altre specie.
    la causa prima del male ( e dell’ingiustizia) è l’egocentrismo.
    da esso deriva il male che l’uomo fa agli altri uomini e alle altre specie animali.
    ed allora la cura dovra’ essere necessariamente quella proposta da rita ciatti “deve essere cambiato (la prospettiva antropocentrica, la convinzione morale che gli animali siano esseri inferiori che sia lecito sfruttare ecc.),”
    ricordando pero che l’antropocentrismo è figlo dell’egocentrismo. combattere l’egocentrismo significa combattere l’antropocentrismo e significa fare una battaglia in nome di TUTTI gli esseri viventi
    la cura consiste innanzitutto far capire all’uomo che è malato. l’uomo ha la “febbre” dell’onnipotenza e non lo sa’. una febbre non curata ,misconosciuta, puo’ condurre alla morte.

  4. roberto d'ìuva
    January 5, 2014

    il post inviato non è corretto. manca una parte iniziale. lo invio correttamente

  5. roberto d'uva
    January 5, 2014

    stopthatrain:”il nostro scopo non è convincere gli altri dell’ingiustizia dello sfruttamento, bensì fare in modo chequesto finisca”
    io credo che il nostro scopo sia quello di combattere l’ingiustizia alla sua causa prima. è la causa prima responsabile dell ‘ingiustizia che subiscono TUTTI gli animali compreso l’uomo.
    se c’è una cura dobbiamo comprendere in questa cura anche l’uomo non dobbiamo poi fare l’errore opposto allo specismo e considerare l’uomo una sottospecie che non merita cure e avere come obbiettivo solo la cura delle altre specie.
    la causa prima del male ( e dell’ingiustizia) è l’egocentrismo.
    da esso deriva il male che l’uomo fa agli altri uomini e alle altre specie animali.
    ed allora la cura dovra’ essere necessariamente quella proposta da rita ciatti “deve essere cambiato (la prospettiva antropocentrica, la convinzione morale che gli animali siano esseri inferiori che sia lecito sfruttare ecc.),”
    ricordando pero che l’antropocentrismo è figlo dell’egocentrismo. combattere l’egocentrismo significa combattere l’antropocentrismo e significa fare una battaglia in nome di TUTTI gli esseri viventi
    la cura consiste innanzitutto far capire all’uomo che è malato. l’uomo ha la “febbre” dell’onnipotenza e non lo sa’. una febbre non curata ,misconosciuta, puo’ condurre alla morte.

  6. ritaciatti
    January 5, 2014

    Per chiarire ancora meglio, ricopio un commento che ho appena lasciato su FB: Io non dico che bisogna solo usare solo l’etica, dico che essa deve essere la spinta che muove tutto il resto, la base da cui partire; quelli che critico sono gli argomenti indiretti. Che poi la battaglia vada combattuta su più fronti è ovvio, si tratta infatti di modificare capillarmente una cultura millenaria, quindi serve di agire su tanti aspetti di essa: il linguaggio, l’arte, la filosofia, l’economica, la politica in senso esteso ecc., ma la motivazione di fondo deve rimanere etica, deve cioè esserci questa spinta, la volontà appunto di voler cambiare questa logica del dominio dell’altro.
    E, nello specifico per quanto riguarda la lotta alla sperimentazione animale, trovo proprio veramente antropocentrico affermare che essa non sarebbe “utile”.
    Il concetto di utilitarismo è proprio quello che andrebbe eliminato dalle nostre teste.
    Ci hanno inculcato in testa che sia giusto fare le cose utili, efficienti ecc., che il fine giustifichi i mezzi, per cui basta dire che quella cosa è utile e si passa come un treno sopra alle conseguenze, mentre sarebbe meglio fare ciò che non nuoce agli altri, innanzitutto.

    @ Leonora: pensavo un’altra cosa. Tu dici che alle persone del topo non gli importa nulla. Certo, detto così, con quella specie di ricattuccio squallido che fanno i pro-test (il topo o la bambina?) capisco che la sua causa (del topo) possa essere di minore appeal e poi dici che le persone vedono le immagini della sperimentazione animale e rimangono lo stesso indifferenti.
    Tu credi? Pensa se sui media al posto del martellamento mediatico di questi giorni del ben visino di Caterina fossero stati mostrati alcuni dei video che conosciamo, in cui non si vede il topo-simbolo, ma i tanti animali reali che vengono sottoposti ai vari tipi di esperimenti. Pensa far vedere il topo decapitato vivo, il topo stressato con scosse elettriche, il topo che vien messo dentro una tanica e lasciato a nuotare fino allo sfinimento, fino ad affogare e solo per testare farmaci sulla depressione.
    Raccapricciante anche un solo video di sola animazione (che però spiega bene un certo tipo di esperimento) che ho visto giusto ieri sera.
    Pensa ai primati, ai cani, gatti, maiali, cavalli, conigli e tutti loro mostrati attimo per attimo mentre subiscono quello che subiscono e tutti i giorni, sempre, fino a non toglierteli più dalla testa, quegli occhi e quegli sguardi disperati…
    La verità è che queste cose non le fanno mai vedere, su FB girano, ma tra di noi e le persone cui finiscono sotto gli occhi per caso preferiscono guardare oltre.
    A raccontare bene come stanno le cose invece io penso che molti sarebbero eccome toccati nel profondo.
    Perché non fanno entrare nei laboratori?

  7. Serenella Ibba
    January 5, 2014

    Sono d’accordo, si tratta di empatia. Se le persone non sentono la sofferenza degli altri esseri, umani e non, come la propria, non si sarà risolto nulla! Si possono convincere le persone a diventare vegane, argomentando con questioni di salute ed inquinamento, ma si saranno convinte per motivazioni egoistiche e non etiche, perciò lo sfruttamento animale continuerebbe su altri fronti, in quanto non influenti sui singoli individui! Secondo me è necessario “toccare” l’anima delle persone, continuando a divulgare informazioni e soprattutto filmati sulla realtà degli allevamenti, dei macelli, dei laboratori, per quanto cruenti siano. Le persone hanno bisogno di vedere la sofferenza animale, l’unico modo per creare empatia è farle guardare negli occhi di quegli animali e che vedano la loro paura, per sentirla come la loro. Sono pienamente convinta che se i macelli avessero pareti di vetro, nessuno mangerebbe carne perchè le persone devono vedere con i propri occhi per divenire consapevoli! Solo coinvolgendo l’anima ed il cuore delle persone si sarà fatto un passo avanti verso una nuova etica! ….ed io sono convinta che le cose stiano cambiando in questo senso e che un numero sempre maggiore di persone stiano divenendo consapevoli, perciò continuiamo a crederci….l’antispecismo non è fallito affatto, è solo all’inizio della sua realizzazione!
    Serena

  8. roberto d'uva
    January 5, 2014

    condivido tutto dei 2 commenti sopra. serenella bisogna agire sull’empatia. agendo sull’empatia si possono sortire due effetti “curativi”.da una parte si sensibilizza l’uomo alla sofferenza animale e si opera quindi per la cura di essa. dall’altra si sensibilizza l’uomo a prendere coscienza che non esiste solo il “se”, l’ “io” e si cura il suo egocentrismo. faccio mia una “conclusione” precedente che sta invece ad indicare un inizio:

  9. roberto d'uva
    January 5, 2014

    qui,tra i segni di maggiore e minore , che io uso ,per riportare frasi di altri, viene cancellato il contenuto. devo ricordarmelo prima di inviare un commento. nel post sopra manca dopo serenella ” Secondo me è necessario “toccare” l’anima delle persone, continuando a divulgare informazioni e soprattutto filmati sulla realtà degli allevamenti, dei macelli, dei laboratori, per quanto cruenti siano. Le persone hanno bisogno di vedere la sofferenza animale, l’unico modo per creare empatia è farle guardare negli occhi di quegli animali e che vedano la loro paura, per sentirla come la loro”
    e dopo inizio:”l’antispecismo non è fallito affatto, è solo all’inizio della sua realizzazione!”

  10. Robin Regenschein
    January 5, 2014

    Vero, eppure condivido solo in parte.
    Io, personalmente, sono vegan per motivi etici. Quando mi sono decisa a smettere di consumare animali e derivati, pensavo addirittura che sarei andata incontro a problemi di salute (e invece è successo tutto il contrario!) Quando parlo con la gente della mia esperienza, parlo prima della parte etica, poi, se si entra in argomento, anche del fatto che causare la sofferenza di altri esseri viventi non solo non è necessario ma, nella maggioranza dei casi, addirittura nocivo (per la nostra salute, per l’ambiente, per i nostri simili e le generazioni future). Mi sembrano aspetti che è importante affrontare, perchè sono cose che non sappiamo, che ci vengono sistematicamente taciute.
    È difficile agire in modo etico quando le istituzioni e la mentalità dominante ci ‘costringono’ a credere che si tratti di una questione di sopravvivenza, di “o noi, o loro”, e penso che sia fondamentale che le persone vengano informate e che sappiano che non è così. A volte, questa presa di coscienza dà vita alla scintilla del ragionamento.
    Ho conosciuto persone che sono diventate veg* (ed in seguito antispeciste) per i motivi più disparati; purtroppo, non sempre l’etica era in primo piano. Una volta usciti dalla ‘mentalità dominante’, nel momento in cui non partecipavano più attivamente allo sfruttamento, sono riusciti a vedere le cose con più chiarezza ed hanno gradualmente compreso la sofferenza che causavano. Il fatto è che non è vero che ‘tanto è inutile perché alle persone non importa nulla degli animali’; le persone, attraverso il sistema di oppressione del Carnismo, sono state educate fin dalla nascita a considerare lo sfruttamento animale come normale, necessario e naturale (vedi M. Joy). Le persone non hanno la volontà di causare dolore non necessario se non si sentono in pericolo o non vengono educate in questa direzione, e non ne traggono piacere, anzi: quando parliamo con persone non veg* (e tantomeno antispeciste) stiamo, in realtà, parlando con i loro meccanismi di difesa. Spesso (non dico sempre, ma spesso), per creare consapevolezza, è necessario ‘aggirare’ questi meccanismi.
    Se, ad esempio, qualcuno va in giro a testimoniare che lo stile di vita vegan apporta benefici al nostro organismo, io dico: ben venga, oltretutto è verissimo (a meno che non tiri fuori la fantomatica ‘dieta vegan’, perchè allora la mia pignoleria mi costringe, seppur educatamente, a correggerlo). Chissà che non riesca a fare riflettere anche le persone che un altro tipo di approccio (che pure sarebbe stato legittimo) avrebbe allontanato, vuoi per un rifiuto dovuto al senso di colpa, vuoi per la convinzione radicata che i prodotti animali siano necessari al nostro benessere.
    Personalmente, preferisco concentrarmi sui aspetti etici, perchè per me il miglioramento delle condizioni di salute è stato più che altro un effetto collaterale positivo. Purtroppo ci ho messo la bellezza di 26 anni a raggiungere questa consapevolezza, pur sapendo, dentro di me, che sfruttare gli animali non fosse etico; e l’ho raggiunta (ahimè) in modo graduale, con i miei tempi. Per questo motivo, nel momento in cui mi approccio a persone non veg*/antispeciste, cerco di ricordarmi come fossi io allora e pensare a quali informazioni avrei voluto venire a sapere prima, cosa avrebbe potuto farmi riflettere e cosa, invece, mi avrebbe allontanata, generando l’effetto contrario. Non sempre riesco a farmi ascoltare, e spesso la gente finisce per offendersi comunque; io, da parte mia, spero di aver piantato un semino che forse, prima o poi, finirà per germogliare.
    Quello che voglio dire è: siamo persone profondamente diverse tra loro, ma con lo stesso obiettivo: la fine dello sfruttamento animale. Questa diversità non ci è di intralcio, ma rappresenta, a parer mio, un vantaggio, perchè ci consente di comunicare con un grande varietà di persone.
    C’è bisogno di tutti noi.

    • ritaciatti
      January 5, 2014

      Ciao Robin,
      grazie per il tuo articolato commento.
      Secondo me è giusto informare le persone anche dei benefici della dieta vegan per la nostra salute, ma non in quanto argomenti da portare, bensì in quanto effetti cosiddetti secondari e per rassicurare sul fatto che non danneggeremo la nostra salute. Bisogna cercare di incastrarli nel modo giusto, ma pochi lo sanno fare. Sono argomenti rafforzativi diciamo. Ho trovato piuttosto buono il video di James Wildman. Come li usa lui mi piace perché più che alla maniera degli argomenti indiretti lui invece semplicemente mostra la realtà per come ce la vogliono far assimilare e per come potrebbe essere.
      Poi certamente si può arrivare a maturare una consapevolezza etica anche da una scelta inizialmente egoistica, ma non è che possiamo metterci a analizzare caso per caso.

  11. Pingback: Argomenti indiretti della scelta vegana | Chains and (fake) leather

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This entry was posted on January 5, 2014 by in Articolo, Attivismo, Filosofia.

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