Gallinae in Fabula Onlus

Piattaforma di volontariato (ONLUS) e ricerca sulla diversità a partire dall'animalità e la biodiversità

Sulla degenerazione dei nazi-animalisti e il caso Caterina S.

di Andrea Romeo

Non ci sono parole per descrivere quello che è accaduto a Caterina Simonsen, la ragazza affetta da diverse malattie genetiche a causa delle quali, di conseguenza, la sua vita dipende interamente da farmaci e macchinari, e che per questo motivo ha espresso un suo parere (positivo) nei confronti della cosiddetta SA (Sperimentazione Animale) ricevendo in cambio, dunque, una valanga di insulti da parte di animalisti estremisti. A mio vedere la malattia, con tutto ciò che comporta, è un caso estremo di “lotta per la vita” e per questo motivo non ha senso alcuno attaccare chi cerca semplicemente (e giustamente) di sopravvivere. Semmai a cambiare dovrebbe essere il sistema che pone vittime di serie A e di serie B (cavie umane e non umane, le prime vengono solitamente dimenticate) e che, tra l’altro, non è detto questa sia l’unica via possibile. La reazione di questi estremisti è quindi, a mio vedere, vergognosa, inaccettabile. Tutti i malati hanno il sacrosanto diritto di curarsi, di ricevere cure mediche, così come è assolutamente gusto che la ricerca vada avanti. La questione semmai è: quale tipo di ricerca?

Tuttavia, onestamente parlando, sembra che qualcuno abbia largamente approfittato della situazione accaduta nel cyber-spazio a Caterina per fare pura demagogia, strumentalizzando la storia di questa fanciulla (e dei nazi-animalisti, come anche Caterina li definisce) onde usarla per obiettivi politici (e non solo), ovvero lanciare messaggi pro-sperimentazione animale, e questo nonostante il dibattito scientifico ed etico da parte di specialisti in corso su questa questione sia alquanto complesso. Con questa mossa invece i cosiddetti pro-test sono così riusciti ad eludere, a bypassare il tutto e a spostare l’attenzione su un altro punto: l’esistenza in rete di “troll-animalisti” verbalmente violenti la cui esistenza, a quanto pare, era sconosciuta ai più (strano eh!). E questo a meno di un mese dalla data per l’approvazione del Decreto Legislativo sulla vivisezione (14 gennaio 2014) il quale, molto brevemente, farebbe tornare indietro gli sviluppi legislativi a tutela delle cavie non umane nei laboratori di ricerca, nonché darebbe più fondi alla ricerca tradizionale (tombola!) contro quella alternativa.
Quindi, come è giusto che sia, bisogna fare un esercizio che le grandi testate giornalistiche e i media generalisti, prima di prendersi la briga di sventolare le bandiere di guerra contro “gli animalisti” e a favore della povera vittima, non hanno minimamente fatto quando hanno reso pubblico questa situazione, ovvero un piccolo passo indietro con l’obiettivo di cercare di analizzare il contesto in cui, quello che possiamo propriamente definire come “il caso Simonsen”, nasce, si evolve, prende vita per infine manifestarsi sulla ribalta mediatica, onde capire se le accuse mosse agli animalisti siano fondate o no.
Innanzitutto bisogna chiedersi, come farebbe un grande detective come il Tenente Colombo o Dylan Dog: 1 – chi sono i protagonisti della vicenda? 2- Dove è accaduto il fatto? Ovvero, qual è il luogo in cui decine di nazi-animalisti avrebbero attaccato Caterina Simonsen?
Per quanto concerne la prima domanda, la stampa sostiene che vi siano due soggetti protagonisti: Caterina S. e i nazi-animalisti. Invece scopriamo subito come di elementi ce ne siano almeno tre, perché Caterina ha dichiarato di essere a favore della sperimentazione animale (il motivo per cui sarebbe stata attaccata), e con questa affermazione ha esplicitamente chiamato in gioco, automaticamente, i ricercatori contrari alla SA in nome di metodi alternativi insieme alle persone che di fatto si oppongono all’etica animalista ma anche al punto di vista di questi ricercatori che la pensano diversamente sulla questione: i cosiddetti vivisettori. Non solo. Arrivati a questo punto sembra lecita la domanda se la fanciulla non abbia deciso di usare – o se qualcuno non l’abbia in un certo qual modo persuasa ad usare – la sua malattia per far passare le sue(?) idee sulla questione – e ci mancherebbe altro, ciascuno è libero di manifestare le proprie idee, siamo in un paese libero ancora! – proprio facendo presa sull’emotività della gente attraverso i media di massa.
Scopriamo inoltre – cosa non certo di poco conto – che su Repubblica, (qui → http://richiamo-della-foresta.blogautore.repubblica.it/2013/12/30/nazi-patacche-gli-insulti-a-caterina/), pochissimi giorni dopo che i media, quasi all’unisono, avevano raccontato la vicenda di Caterina S. e dei nazi-animalisti cattivi che vanno contro la ricerca ad ogni costo, vengono fuori i nomi di alcuni di questi presunti animalisti i quali, invece, risulterebbero dei “troll”, perfino profili falsi costruiti ad hoc per mettere in scena questa commedia! Arrivati a questo punto un buon detective non può porsi la domanda fondamentale: perché alcune persone mascherate sarebbero andate su un sito pro-sperimentazione ed attaccare una povera malata? E come è possibile che nessuno in quella pagina (Caterina e gli altri ricercatori) si sia accorto che quelli non erano che dei troll della rete? Perché i media avrebbero costruito questa notiziona senza avere prima alcuna certezza su chi fossero realmente questi personaggi? Siamo sicuri, inoltre, che fossero tutti troll, o c’erano anche degli animalisti “veri”? Che scenario si aprirebbe, comunque, in entrambi i casi?
Per capire meglio cosa sia realmente accaduto, non possiamo fare ipotesi soltanto sui protagonisti senza contestualizzarli in un posto ben preciso, nel luogo del delitto: elementare Watson! La risposta alla domanda “dove?” la sappiamo già: la vicenda avviene in rete. Che la cosa sia accaduta nella rete internet e non, ad esempio, in ospedale (immaginiamo se squadroni di nazi-animalisti armati fossero andati a fare spedizioni punitive contro i malati in ospedale, certamente la cosa sarebbe stata molto grave, ma non credo sia il caso di credere a questa supposizione fantasiosa), dà alla vicenda tutto un altro colore in quanto nessuno può garantirci, in effetti, che le persone che hanno attaccato Caterina siano veri e propri animalisti: conosco animalisti anche estremisti, ma non mi risulta che nessuno sia mai andato ad augurare la morte ad una ragazza indifesa per giunta malata senza un motivo! Inoltre, essendo internet la ribalta di questa storia, niente vieta che la cosa possa essere stata tutta una messa in scena, una montatura.
Quindi, avendo indossato i panni di un bravo investigatore della polizia, bisogna andare adesso sul luogo del delitto alla ricerca di prove onde capire come i fatti siano andati: immergiamoci nella rete!
Una volta acceso lo schermo, scopriamo che in internet esiste una legge matematica, formulata da tale Sir Mike Godwin, che sostiene:

« As a Usenet discussion grows longer, the probability of a comparison involving Nazis or Hitler approaches.»

In pratica, più una discussione tra degli utenti in rete è accesa, più aumentano le probabilità che avvenga un paragone che coinvolga i nazisti o Hitler (la cosiddetta reductio ad hitlerum): sarà vero? Facendo un giro per Internet City, ponendo piccole domande ai suoi abitanti, in effetti osservo come nei vari siti (vengono chiamati così i luoghi ove la gente si incontra in questo posto), come nei saloon di quei vecchi film americani western, si possono vedere persone schizzar fuori dai locali, scazzottate di ogni tipo, mentre un linguaggio scurrile sembra la normalità. Ad esempio, appena entrato, vado sul primo articolo che mi trovo davanti sullo schermo Congo, scontri governo-ribelli: 40 morti. Kinshasa si impegna a velocizzare adozioni, pubblicato su Il Fatto Quotidiano in data 30 dicembre 2013. Ci clicco su e mi accingo a leggere i commenti, e questo è, con mia grande sorpresa, ciò che trovo:

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Appena 18 minuti sono passati dalla pubblicazione dell’articolo (in un sito dove i commenti vengono moderati!) e già ci sono persone che si augurano reciprocamente di finire in un manicomio (“e a te in un manicomio!”) e, in accordo con la legge di Godwin, si danno del “razzista” (“non siete capaci di vedere oltre il colore della pelle di una persona!”). Ma sarà soltanto un caso?
Vado a vedere allora un altro articolo sulla stessa pagina scelto a caso, dal titolo Cei, Galantino segretario. Il Papa alla sua diocesi: “Scusate, ma ho bisogno di lui”.
Come prima vado direttamente a vedere le reazioni dei vari abitanti del sito, e spicca una serie di battibecchi tra due individui, un certo Bersagliere e tale Gabriele H.:

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Un altro esempio della legge di Godwin, con l’uso dell’ironia stavolta, dove uno (una sorte di dittatore) cerca di imporre il proprio volere ad un altro!
Decido allora di spostarmi, e andare su un’altra testata giornalistica: Repubblica. Clicco sull’articolo dal titolo Schumacher, i medici: “La situazione resta critica, ci sono lesioni cerebrali diffuse.”, supponendo che la gente, in onore del povero pilota di Formula 1 in coma, si astenga dal fare commenti stolti, e soprattutto che, per rispetto dello stesso, eviti di litigare. Invece, con mio grande rammarico, scopro che niente ferma il popolo della rete come impossessato da una qualche forza demoniaca! Le persone, da queste parti, riescono a polemizzare anche dinanzi ad un loro simile in punta di morte! E sotto gli occhi di tutti, senza rispetto ad esempio per i familiari della vittima che potrebbero essere li presenti, tra i commentanti, o che comunque potrebbero leggere in qualche modo tali riflessioni!

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E ovviamente i soliti battibecchi da due soldi:

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e ancora:

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Niente, ho come l’impressione che la rete internet sia un luogo tutt’altro che lieto e felice – ove regna incontrastata la pace – anzi. Tutto questo mi suggerisce che la storia di Caterina abbia a che fare con tale violenza esibita un po’ ovunque nel Metaverso. Mi chiedo dunque se il luogo ove si è svolto il nostro crimine sia anche caratterizzato da cotanta violenza verbale: una vocina mi sussurra all’orecchio che sia così, anche peggio vista la mancanza di moderatori come succede nelle testate nazionali e dove bazzicano perditempo, estremisti per i diritti animali e presunti ricercatori. O forse gli animalisti sono gli unici estremisti di questa vicenda? Bene, lo scopriremo!
Decido dunque che è arrivato il momento di andare a vedere il luogo del delitto. Un tizio del bar della città virtuale mi informa del fatto che il delitto è avvenuto in un locale che si chiama A favore della sperimentazione animale, nel quartiere di Facebook. Già il nome è tutto un programma, in quanto connota una posizione ben precisa contro, evidentemente, qualcuno che ha una visione contraria, che risulta essere a sfavore di questa famigerata sperimentazione animale. Insomma, ho come l’impressione che quel posto sia già di per sé un ring, e che non vi troverò dunque un ambiente accogliente come potrebbe essere il sito dove le nonne si scambiano ricette di biscotti (e perfino lì ho visto fare del polemos, comunque!).
Lungo il tragitto verso questo luogo mi contatta una mia collega il cui nick-name in rete è Peace&Love e mi scrive di aver scoperto delle cose interessanti, mandandomi dei link. Scopro così che vi era stato un caso analogo a quello di Caterina S., quello di una certa Giovanna Bordiga, una donna malata di spasticità da itterizia ma contraria alla sperimentazione animale e che, circa un anno fa, aveva ricevuto, in un suo appello su Youtube dove, come la nostra protagonista di questa vicenda Caterina S., aveva dichiarato il suo punto di vista sulla questione (nel suo caso opposto), un elegante commento:

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“Prima passa a miglior vita, meglio e’. Darwin docet.”: che modi! Mi rendo conto quindi come la questione sia alquanto delicata e più complessa di come viene dipinta dai media e dalla stessa Caterina, che quello di Caterina S. non può essere un caso isolato, ma bensì la questione affonda la sua genesi in tempi distanti e anche chi è contro la sperimentazione animale, in effetti, sembrerebbe ricevere auguri di morte: chissà perché questo caso non è finito su tutti i giornali!
Finalmente entro nel luogo del delitto, nel sito A favore della sperimentazione animale, per studiare la gente che bazzica in questo luogo. Osservando i profili di queste persone, noto come molti di loro abbiano in comune il fatto di appartenere anche ad altre pagine con nomi indicibili che sono palesemente razziste nei confronti di vegetariani e vegani, animalisti in generale, e altre persone di questo tipo, pagine che risultano tra l’altro anche essere “amiche”, o meglio connesse in qualche modo con quella ove è accaduta la nostra vicenda come a formare un unico quartiere: interessante Watson! Così decido di fare ancora un ultimo giro per questi luoghi prima di studiare il nostro sito, e mi accorgo che i frequentatori di queste pagine dicono cose incredibili sugli attivisti per i diritti animali. Senza farmi vedere da nessuno, come un buon detective farebbe, uso la mia macchina fotografica registrando alcuni loro enunciati, che dunque vi mostro:

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Insulti come “veg-cazzoni”, o anche i “vegani hanno la testa al posto del culo”, “ignoranti”, augurando malattie e morte! Troviamo, vari post gestiti da persone che sostengono di essere ricercatori o qualcosa del genere eppure completamente accondiscendenti alle battutacce delle persone che intervengono, commenti in cui viene augurata l’estinzione degli “animalari” e dei “vegazzari”. Noto anche un post sulla questione Caterina S., molto interessante perché in esso vediamo convivere la solidarietà per Caterina da un lato e i soliti auguri di morte, di malattie, e perfino genocidi e stermini dall’altro, tutto per i “vegacazzari”!

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Gli animalisti, i vegani, i ricercatori che vanno contro la SA sarebbero gente malata, da internare o da estirpare, da sparare a vista con un fucile, o da colpire con l’automobile, o ancora peggio, da internare in campi di concentramento e magari sterminare! Si osserva come in questi ambienti la violenza sia la normalità, e come direbbe Terzani, cosa ci si aspetta dalla violenza? La violenza genera violenza! Ma concentriamoci adesso sul nostro luogo, e vediamo cosa succede. Dopo una disamina, mi rendo conto come vi siano dei moderatori nella pagina, ma risultano anche faziosi, e che la stessa è frequentata nella quasi totalità da gente che è pro-sperimentazione, come quando si va ad un raduno di naziskin o di redskin. Prendo allora un vecchio link, giusto per vedere i toni di chi frequenta questo sito. Decido di aprire un vecchio link (magari i più recenti, dopo Caterina, potrebbero essere meno spinti, anche se abbiamo visto, negli altri siti nessuno sembra minimamente preoccuparsi della cosa) sulla liberazione di alcuni topi nell’università di Milano avvenuta nell’aprile del 2013, e mi rendo subito conto come nella discussione siano invischiate soltanto le persone che frequentano il sito, mentre sembra che altre persone (una minoranza) che avevano partecipato a quella discussione erano state – usando un linguaggio internettiano – “bannate”, ovvero allontanate dalla discussione, deridendo di continuo quelli che chiamano “animalari”, “nazi-animalisti” (“gli altri”), etc. usando anche termini che di scientifico hanno ben poco e denigrando ogni loro commento con termini come “pazzi”, “schizofrenici”, “malati di mente” e chi più ne ha più ne metta.
Ma mostriamo al lettore quello che succede in questo luogo, linkando alcune frasi del linguaggio comune che mettono in scena generalizzazioni degne dei peggiori nazisti (restando sulla scia di Godwin!).

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Qui osserviamo come questo frequentatore della pagina A Favore della sperimentazione animale sostenga che chi è contro la ricerca andrebbe internato (magari anche gasato?). Andiamo avanti.

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“Gli animalari sono un cancro” viene ancora una volta sostenuto: immagino dunque da eliminare dalla faccia della Terra? Nella prossima slide osserviamo invece un paragone della ragazza che ha aiutato durante la liberazione dei topolini a Milano ad un gerarca nazista, attraverso Primo Levi:

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Giulia Carlini, l’attivista per i diritti animali che ha ospitato i topini liberati dagli stabulari di Milano, oltretutto, oltre ad essere “bannata” dalla pagina in questione, sostiene di aver subito perfino delle minacce!

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Come ci conferma anche un ragazzo che frequenta la pagina parlando proprio della Carlini:

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La cosa non stupisce molto. Anche i ricercatori che gestiscono questi siti invogliano ben volentieri i frequentatori all’odio verso i loro “nemici”, “gli altri”, gli “animalari”! Come si osserva in queste pagine che si richiamano a vicenda creando una sorta di galassia anti-vegetariana, anti-vegana etc., e che tra l’altro vengono gestite da persone che sostengono di essere dei luminari della scienza accompagnati da allevatori, cacciatori etc, invece che parlare di ricerca, c’è gente che si esprime attraverso slogan (propaganda?), che sputa sentenze senza sapere nulla sul tema e sul dibattito in corso, più per sentito dire o per tutelare interessi propri (potrebbe essere anche il semplice mangiar carne o il diritto ad allevare polli):

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Come vedremo, queste persone sono le stesse che, pur di vincere questa loro guerra all’ultimo sangue, si sono alleate con cacciatori, circensi, rivenditori di pellicce, macellai, e farebbero alleanze anche col diavolo in persona pur di portare avanti quella che sembra ormai una battaglia spinta da una vera e propria ideologia (se io fossi ricercatore, in fondo, cosa mi interesserebbe di usare i metodi alternativi?), una religione, una crociata, più che un approccio super partes (ma la scienza non dovrebbe essere obiettiva?)! Se gli animalari sono fanatici, anche queste persone, agli occhi di un visitatore che arriva in questo specie di Bronx anti-animalista, non sono da meno, e avremo modo di discutere anche di questo. Ma andiamo avanti.
Ecco altri commenti vergognosi sempre sulla stessa pagina:

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Non vi possono essere dunque dubbi che in questo sito la normalità è il turpiloquio e la violenza verbale. La cosa ci viene confermata anche da un altro fedele frequentatore della pagina che afferma

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Andrea Baio sembra essere un attivista per i diritti animali entrato a discutere sulla questione dei topi di Milano, ma che, a quanto pare, secondo la legge di Godwin, si ritroverà ben presto coinvolto in discussioni accese per finire poi – come di routine – bannato.
Molte persone che frequentano questo luogo non sanno nulla di ricerca, e si affidano soltanto al parere di chi gestisce la pagina (spesso semplici laureandi che pensano di sapere tutto) attraverso l’uso di slogan. Si osservi nel post sotto il solito caso di slogan ripetuto ad nauseam sulla scia dell’amministratore della pagina che sembra portare i paraocchi:

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Sulla questione viene ripetuto continuamente che i topi se la passavano meglio nelle gabbie ove avrebbero subito gli esperimenti. In realtà, nonostante l’attivista Giulia Carlini avesse loro mostrato che le sue gabbie erano più grandi di quelle degli stabulari, e nonostante avesse loro ripetuto che quella sistemazione era momentanea, nessuno dei presenti sembrava ascoltarla. Sarebbe interessante chiedere, a tal proposito, a chi gestisce questa pagina (che ripeteva senza sosta, come una macchinetta incantata, che gli animali negli stabulari se la passano benissimo), cosa pensa del caso recentemente accaduto in una delle principali università del mondo, la Harvard University (Massachusetts), dove quattro scimmie sono morte per mancanza di acqua, catene al collo e overdose di anestetici (http://qn.quotidiano.net/lifestyle/2013/12/19/999264-animali-scimmie-harvard.shtml): forse i ricercatori erano troppo preoccupati delle gabbiette dei topi da dimenticare i gorilla (di solito un gorilla passa inosservato!)? E se questo succede in uno dei centri di ricerca più importanti del mondo, cosa può accadere all’Università degli Studi di Paperopoli?
Comunque sia, tralasciando questo topic e rimettendoci i panni del detective, adesso verrebbe da chiedersi se Caterina S. conoscesse già quanto accade solitamente in questi ambienti, ove gli interlocutori si augurano la morte vicendevolmente tutti i giorni, ad ogni ora, in qualunque momento della giornata 24 ore su 24: la risposta è ! Lo sapeva benissimo! Caterina S. conosce molto bene i social-network. Ne e’ prova la foto che gira adesso in rete che la vede protagonista di un’altra interessante storia su Facebook in cui la nostra bella anima si augura la morte per suicidio dei carcerati, post che risale all’ottobre del 2013 e che lo vede già pieno di “mi piace” e colmo di gente quasi fosse una star (ne parla Repubblica qui –> http://richiamo-della-foresta.blogautore.repubblica.it/2013/12/31/vero-o-falso/)! Lei conosce bene i signori di Pro-test, conosce internet (ha anche caricato dei video su Youtube, cosa per me impossibile pur usando un computer da più di 10 anni!) e poi reagisce con molta calma agli auguri di genocidio nei confronti degli animalisti (ma non sono esseri umani anche loro?) fatti proprio nella pagina del suo video caricato su Youtube!

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Non sembra molto turbata, anzi, usando il codice caratteristico della rete, mette anche uno smile come questo → :), come se fosse abituata alla cosa … E ancora:

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per di più:

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Su un altro video di Caterina S. precedente a quello pubblicato dalle testate giornalistiche qualcuno sostiene che gli animalisti siano “persone che andrebbero sterminate sistematicamente”:

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Insomma, solidarietà per Caterina, solidarietà che la nostra eroina accetta ben volentieri, insieme agli auguri di morte agli animalisti e, cosa ancora più grave alla fine, al messaggio lanciato a favore della sperimentazione animale, alla faccia di anni di studi sulla questione: la messa in scena mediatica ha funzionato! Ultima domanda adesso: e la ricerca che fine farà, dunque?
Sappiamo che i ricercatori di Pro-test Italia, in tutto questo, pur auto-definendosi super-partes, dimostrano di essere pronti a tutto pur di gettare fango sulla loro controparte: ma la questione della sperimentazione animale non dovrebbe essere analizzata dal punto di vista scientifico, oltre che etico? Già da tempo quelli di pro-test hanno mostrato la loro inclinazione ad essere favorevoli ad ogni forma di sfruttamento animale: per scienza? No, per ideologia! L’uomo è superiore e l’animale è inferiore, sempre e comunque! Hanno così stretto alleanza con quelli di Federfauna (famosi anche loro per aver abbracciato la teoria di Godwin istituendo nientedimeno che il Premio Hitler per gli animalisti! Che fantasia!), come la stessa Giulia Corsini, Vice-Presidentessa di Pro-Test Italia, scrive (vantandosi della geniale idea!) sul sito dei Pro-test:

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(trovate qui → http://protestitalia.wordpress.com/2013/04/25/pro-test-italia-come-abbiamo-organizzato-la-manifestazione-lampo/ ).
Insomma, la ricerca che si mostra favorevole alla sperimentazione sugli animali, pur di salvaguardare i propri interessi ed eludere così il dibattito in corso con quegli scienziati che sostengono una ricerca (e quindi anche una diversa distribuzione dei fondi) che vada oltre la s.a., sembra aver perso quella che dovrebbe essere la sua principale caratteristica, l’obiettività, in nome di una ideologia anti-animalista che sembrerebbe essere diventata irrazionale e fanatica almeno tanto quanto la loro controparte che tanto criticano, adesso anche con l’aiuto di una stampa che non ha perso occasione di prendere al balzo una ghiotta notizia come questa (senza avere uno straccio di prova prima!). Tutto questo viene dimostrato dall’uso strumentalizzato (da quanto visto è chiaro!) di una malata (e di nuovi casi che si diffondono in rete, appellandosi alla violenza dei blog!) che, pur avendo la mia solidarietà per le forti accuse ricevute (a prescindere da chi gliele abbia inviate tali accuse, se animalisti reali o fittizi), ha accettato di stare a questo gioco costruito ad hoc per altri obiettivi.
Caro Watson, abbiamo risolto il nostro caso dunque! Abbiamo imparato che per la scienza, a quanto pare, bisogna che tutto resti così come è! Possiamo dunque arrivare alle nostre conclusioni e dipingere i due scenari possibili! Il primo scenario: se fosse vero che gli animalisti hanno attaccato la fanciulla, comunque la risonanza data alla cosa sarebbe tutta una montatura con altri scopi. Secondo scenario: se fosse tutta una messa in scena per avere consensi, dunque, sarebbe il caso di dire che la sperimentazione animale, in Italia, è diventata un vero e proprio circo! Del resto, visti i ceffi delle ultime alleanze dei ricercatori italiani, come si dice dalle mie parti, “camminando con lo zoppo entro la fine dell’anno anche tu zoppicherai!”.

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5 comments on “Sulla degenerazione dei nazi-animalisti e il caso Caterina S.

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  4. ivan
    January 27, 2014

    complimenti, uno degli articoli più intelligenti che mi è capitato di leggere da molti mesi a questa parte, nonché estremamente lucido nell’affrontare l’argomento

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This entry was posted on December 31, 2013 by in Articolo, Attivismo.

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