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I confini del disobbedire: Leonardo Caffo intervista Barbara Balanzoni

Intervista di Leonardo Caffo a Barbara Balanzoni115412522-857131a4-9467-4ab6-946c-016e1fdd4865

Barbara Balanzoni, 39 anni, originaria di Crevalcore (BO) è medico ufficiale dell’esercito – salva una gatta incinta in Kosovo e adesso rischia un anno di carcere. Per approfondire.

Leonardo: Cara Barbara – la tua vicenda comincia a Pec, in Kosovo. Siamo nel 2012, è estate. Ti trovi nella base come ufficiale medico quando ricevi la telefonata di alcuni militari che sentono piangere disperatamente una gatta vicino alla base. Puoi raccontarci, a parole tue, cosa succede da questo momento?

Barbara: è andata così, due militari mi hanno chiamata perché ritenevano in pericolo una gatta che stava partorendo. Sono andata a controllare perché il vet era assente per licenza. La gatta era disperata e così le ho dato una mano a partorire il cucciolo deceduto che era rimasto intrappolato dentro di lei. Nel fare questo mi sono ferita un dito e così è stata disposta la vaccinazione antirabbica

Leonardo: Hai salvato la gatta – salvando sia lei, sia i cuccioli. Ma sappiamo che tutto ciò ti è costato, complici le regole che vietavano in base di avvicinarsi ai randagi, un’accusa per “disobbedienza aggravata e continuata”. Questo non è esattamente un caso di disobbedienza civile… ma ha una struttura analoga. Hai violato una legge perché ingiusta e contro il buon senso, dico bene? Forse, inconsapevolmente o meno, hai usato un’azione individuale per spingere a ragionare su un caso più generale e complesso.

Barbara: nulla di così complicato. Mi spiego: le regole militari hanno una ragione. Non si può esporre un contingente a problemi infettivi e le basi non sono né possono diventare  canili o gattili. Per questo nelle basi è proibito avere animali. Ma anche negli ospedali lo è. Anche nei luoghi religiosi se vogliamo estremizzare. L’ordine del 6 maggio, quello ritenuto disobbedito, diceva che era vietato a tutti avere contatti con animali. Ma non al veterinario. Come si vede quindi.. l’ordine era più che condivisibile. L’ordine non normava però cosa si dovesse fare in caso di sua assenza. L’ordinamento militare si esprime in tal senso dicendo in sintesi che, quando il veterinario è assente, il medico subentra nelle funzioni  per quanto attiene alla tutela dell’igiene e sanità pubblica nella base; si noti bene: è impensabile che l’ordinamento imponga al medico di intervenire sugli animali perché le professioni sono diverse, anzi… è vietato ai medici esercitare la professione veterinaria. Inoltre, il divieto di nutrire randagi o avvicinarli serve a impedire che i randagi diventino dipendenti dalla base. Per la loro sopravvivenza. Vi immaginate una base che sfama i gatti… e quando chiude? quei gatti come farebbero? disabituati a procurarsi il cibo con.. le loro zampe  Detto questo la presenza degli animali è un dato di fatto perché, credetemi, è impossibile evitarlo. Per questo motivo in quelle settimane si stava collaborando con l’ENPA per organizzare il rientro delle 2 mascotte e di 4 cuccioli nati a fine marzo. Si stavano seguendo tutte le regole e stavamo lasciando che i pelosetti venissero svezzati con l’ok del comandante della base. Alcuni di noi, insieme a soldati stranieri, stavano poi integrando la loro nutrizione con mangime comprato usando denaro nostro. Quindi non c’era ostilità alcuna. Si stava cercando di rispettare gli ordini tassativi e la salute degli animali. Ricordo inoltre che la legislazione italiana è stringente in merito alla tutela animale, e aldi là di questo, nessuno si era sognato di maltrattare i nostri beniamini a 4 zampe. Quando venni chiamata andai. Semplicemente perché si risponde alle richieste di aiuto, questo è il mio mestiere. Quando arrivai mi resi conto che la descrizione fatta dai miei commilitoni era precisa e, data l’assenza del veterinario decisi sull’istante di evitare una morte che sarebbe lenta e molto dolorosa. Se non fossi stata ferita al dito forse non si sarebbe nemmeno saputo perché la dinamica era stata così lineare, e così condivisa, che forse… non si sarebbe nemmeno conosciuta. Nessuno di noi aveva percepito di stare disobbedendo intendo. Ma il dito sanguinava ed era indispensabile il vaccino che era presente solo nell’ospedale militare dei Colleghi tedeschi. Tutto quello che comincia da qui è un’altra storia che non dovrebbe nemmeno essere raccontata.

Leonardo: Ti chiederei una valutazione sull’esercito e su queste regole restrittive. Qui siamo a una situazione contrastante che solo tu puoi analizzare come si deve. In realtà sono stati proprio i militari, preoccupati per la gatta ad avvisarti, ma poi l’istituzione stessa di cui i militari fanno parte chiede la tua punizione. Non dovremmo intanto scindere tra persone e ruoli, e poi cercare di comprendere più in generale i limiti restrittivi, forse superati dai singoli stessi, dell’istituzione che rappresentate?

Barbara: grazie per questa domanda. La risposta ha un nome anzi: Bruno e Chiara. Chi è stato in Afghanistan li conosce bene perché erano 2 istituzioni nella base di BALA MURGHAB. L’esercito italiano, alcun mesi dopo il rimpatrio dei cani dal Kosovo, ha fatto rientrare sempre con l’ENPA, sfruttando ormai la collaborazione collaudata in Kosovo, questi 2 colossi. Bruno era considerato “il soldato” bruno. E come SOLDATO BRUNO ha pure una intera pagina facebook. Ho letto coi miei occhi una mail di ringraziamento all’ENPA in cui Bruno è stato definito da un Comandante degli Alpini come uno dei suoi uomini… solo più peloso! Come tale… è stato sempre trattato. Il rimpatrio ha permesso alla base italiana di rispettare il divieto di avere animali… e a bruno e chiara di avere una cuccia e una coperta tutti i giorni… e ciotole di crocchette a volontà. Il merito va all’esercito. Tornando alla mia vicenda è come già hai affermato tu: i soldati della base hanno chiamato in infermeria per avere aiuto per la gatta neo mamma. La mia valutazione sull’EI è identica a quella che ho per la società civile: le persone fanno la differenza. A volte il grado che vale tanto… è quel che hai nel cuore. È molto bello quando quello hai nel cuore lo puoi indossare anche su una divisa.  La differenza tra il mondo militare e civile è una fondamentalmente: la gerarchia militare, necessaria e funzionale al mondo militare, anzi, indispensabile nel mondo militare, può portare a scambiare, davanti all’opinione pubblica, l’atteggiamento di una persona con la presa di posizione di una Istituzione. Nessuno meglio di me sa quanto fossero amati gli animali a Villaggio Italia. Il mio comandante ha deciso di punirmi, e ha scelto la punizione per lui più idonea (5 giorni di consegna) anche per quanto riferito dal mio diretto superiore, il capitano medico in quanto le sue dichiarazioni hanno portato ad addebitarmi  poi la continuazione del reato, dovuta alla disobbedienza successiva al graffio ( mi riferisco alla modalità con la quale sono stata vaccinata dai Colleghi tedeschi ). Nessuno poteva farci più nulla a quel punto. Solo lui poteva annullare il provvedimento. L’ho chiesto, non l’ha fatto allora ho presentato il ricorso.

Mi dirai… regole troppo rigide? NO!! È l’arte del comando che è difficile.

Il superiore che punisce ha la facoltà di farlo. Io avevo il diritto di ricorrere e l’ho fatto. Del resto anche se la polizia municipale ci fa una multa… possiamo ricorrere … come vedi le differenze non sono così abissali

Leonardo: Una domanda più secca: lo rifaresti?

Barbara: risposta secca: sì, perché non ho violato l’ordine, non perché me ne frego degli ordini. Sono un Ufficiale e come tale mi sono comportata.

Leonardo: Hai dichiarato che “Il mondo animale va rispettato, la gente se lo deve mettere nel cranio”. Questa frase mi ha molto colpito: se non sapessi niente direi che è stata detta da un’antispecista – ossia da qualcuno che rifiuta la discriminazione di umani contro altre specie. Come si conciliano i principi di una posizione così libertaria e moralmente articolata con le regole interne all’esercito – e qual è la tua impressione? Vorrei sapere da te, in sintesi, se credi che sia possibile davvero rispettare tutto il mondo animale qui, adesso, entro una società che ha ancora bisogno delle armi, e degli eserciti, per fare ordine ed “esportare falsi miti” – dalla democrazia al benessere. Che impressione hai? Cosa credi possa insegnare la tua vicenda all’esercito, ai cittadini… e più in generale a noi tutti?

Barbara: Domanda da miliardi di euro, se sapessi rispondere meriterei il Nobel. Rispondo col cuore, posso usare solo quello: il mondo animale non viene rispettato in troppe  parti del mondo Italia inclusa. Lo vediamo nella cronaca di tutti i giorni. Sono molto pessimista sul fatto che le cose possano davvero migliorare perché nemmeno il mondo umano viene rispettato in troppe parti del mondo. Sono certa però che quando le due cose andranno di pari passo il mondo sarà migliore.  Il rispetto della vita, per chi ce l’ha, porta in modo naturale a prendersi cura di ogni essere vivente. l’uomo però ha secondo me il dovere morale di adoperarsi perché questi concetti diventino sempre più condivisi. Si può fare tanto per questo. La mia vicenda, proprio perché piccola e… pulita nelle intenzioni… ha fatto il giro del mondo e ha testimoniato grande attenzione sul problema e grande affetto verso il mondo peloso. Ha avuto questo impatto forse perché non si è trattato di uno spot elettorale. Il mio gesto è stato visto da tutti come è stato visto da me: un atto dovuto verso una micia che stava diventando mamma. Rispondo alla domanda nella sua interezza perché non voglio glissare sul resto. Rispondo come donna, medico e ufficiale. Purtroppo Non posso rispondere esattamente come alla domanda per come formulata perché non sono esperta di geopolitica, ma concludo questa intervista così stimolante dicendoti questo: a luglio mi trovavo in Afghanistan per una missione con Medici senza Frontiere. Ho passato un mese in un ospedale ostetrico a fare l’anestesista. Ho lavorato con gli Afghani e per gli Afghani in abiti civili. Col velo e le tuniche del posto. Ho provato sulla mia pelle l’affetto che gli Afghani hanno per gli Italiani già in aeroporto a Kabul dove mi trovavo da sola a passare tutti i controlli e avevo paura. Mi è passata quando ho visto le reazioni dei militari afghani all’apertura del passaporto italiano. Quell’affetto è frutto del lavoro dei nostri soldati. Mi ricordo di aver scritto un post un pomeriggio descrivendo quanto vedevo: stavo studiando nel cortile del compound di MSF, altri stavano ascoltando musica altri giocando a pallavolo, in un momento di relax. Un black hawk della vicina base militare ci volava sopra la testa e mi rassicurava col rumore delle sue pale e io ho pensato: non importa se hai la mimetica o il velo. Conta che se sai fare qualcosa e per questo qualcuno ti chiede un contributo l’importante è prendere… e andare. Posso aggiungere questo: quando è stata la gatta  ad avere bisogno… non mi sono preoccupata di quanto pelo avesse quella mia paziente.

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4 comments on “I confini del disobbedire: Leonardo Caffo intervista Barbara Balanzoni

  1. Domanda (anche per l’intervistata): ma sul comunicato ufficiale del ministero della difesa si parla di “DIFFAMAZIONE e INGIURIA aggravata e continuata” nei confronti di inferiori gerarchici”. E non di DISOBBEDIENZA. In pratica sembra che l’accusa sia non di aver disobbedito ma di aver diffamato e offeso l’onore continuatamente di un inferiore di grado. Questo comunicato e’ antecedente all’articolo, quindi mi potreste spiegare? Grazie.

  2. Pingback: Barbara Balanzoni e il gatto. | Ideetrameeme

  3. Moreno
    January 3, 2014
  4. Letto, grazie, ci sono alcuni dettagli in piu’ in effetti, pero’ continua ad essere un pochino poco limpido.. un po’ di contraddizione c’e’ sempre. In ogni caso ora e’ sotto processo solo per diffamazione e ingiuria.
    Qualsiasi fosse la situazione preesistente nella base, temo che con quell’insulto si sia messa dalla parte del torto! Oltretutto stiamo parlando di regole militari e non civili.
    La storia del gatto mi sembra un po’ strumentalizzata attualmente.. La cosa migliore sarebbe ammettere l’errore (mi riferisco all’insulto) e accettarne le conseguenze dignitosamente, secondo me. Poi se proprio si ritiene che la storia sia importante per il mondo, facciamo un’indagine sulle problematiche psicologiche di vita nella base.

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This entry was posted on December 29, 2013 by in Attivismo, Intervista and tagged .

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