Gallinae in Fabula Onlus

Piattaforma di volontariato (ONLUS) e ricerca sulla diversità a partire dall'animalità e la biodiversità

UAAR: the dark side

di Alessandra Colla


Ho avuto altri motivi di stupore, in questi ultimi giorni, ma devo ammettere che la presa di posizione dell’UAAR nei confronti della vivisezione mi ha colto alla sprovvista (qui il rimando: https://www.facebook.com/UAAR.it/posts/10151997396392092).

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Dell’Unione Atei e Agnostici Razionalisti parlavo spesso col mio amico Roberto
Giammanco, scomparso nell’aprile di quest’anno. Non credo fosse iscritto, ma conosceva parecchi membri dell’UAAR e vi contava, credo, alcune buone amicizie. Mi parlava sempre bene di quell’associazione; e insieme abbiamo fatto lunghe conversazioni sui mali del fanatismo e dell’intolleranza che anche associazioni come quella potevano contribuire a combattere in modo efficace.

Pochi mesi prima che morisse, avevo proposto a Roberto di entrare a far parte del comitato scientifico di una rivista antispecista che ho incrociato brevissimamente: Roberto ne fu entusiasta, e mi disse che gli dispiaceva molto di essersi avvicinato a quelle tematiche soltanto in tempi recenti — io, per la verità, lo assillavo da anni sulla necessità di ripensare il rapporto dell’uomo col non-umano; e un mio scritto sul tema (pubblicato da Limina Mentis nel volume La persona nelle filosofie dell’ambiente) gli era piaciuto al punto di trasmetterlo ad alcuni suoi amici con l’intento di farlo pervenire proprio all’UAAR. Non so se l’abbia poi fatto, o se gliene sia mancato il tempo. Non ha (più) importanza, adesso.

Adesso, invece, importa che l’UAAR abbia svelato il suo dark side (tutti hanno un dark side): il cieco razionalismo cartesiano (era un cattolico, Descartes) utilizzato da secoli per giustificare l’inaudita mole di orrori che tanta parte del genere umano perpetra impunemente ai danni degli altri viventi. A dimostrazione che l’antropocentrismo, ovvero la presunzione di primazìa ontologica arrogatasi dalla specie Homo sapiens, non è soltanto assolutamente trasversale alle ideologie, ma costituisce quasi la cifra distintiva di questa specie specista in sommo grado, impermeabile ad ogni empatia, costruita nei millenni a immagine e somiglianza di un dio oltremodo orrendo nella sua concezione di un creato asimmetrico, inesorabilmente diviso fra ciò che è soggetto-padrone e ciò che è oggetto-schiavo.

Con quell’infelice dichiarazione, l’UAAR si dimostra perfettamente congruente al monoteismo che dice di voler avversare, e perfettamente avvolta dalle tenebre di quell’oscurantismo che sostiene di voler squarciare col lume della Ragione — quale ragione? La ragione del più forte che prevarica il più debole? La ragione turpe dell’oppressore che schiaccia l’oppresso? Non è bello — non è estetico. Non fa bene a nessuno — non è etico. Non è utile — è criminale, perché non impedisce un abuso. Ma serve a qualcuno: ed è su questo, forse, che dovremmo interrogarci.

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2 commenti su “UAAR: the dark side

  1. Robin
    dicembre 5, 2013

    Io trovo molto interessante il modo in cui alcuni membri dell’UAAR (nonchè un mio conoscente ricercatore dichiaratamente ateo) parlano della necessità della sperimentazione animale definendola un “sacrificio”, utilizzando questo termine in una connotazione quasi religiosa. Sarà un meccanismo psicologico di difesa (se lo fosse, merita di essere studiato) o semplicemente una mancanza di empatia e capacità di ragionare?
    Per non parlare del concetto non troppo laico di antropocentrismo e di una visione della scienza come “religione”, ovvero qualcosa di superiore ed infallibile nel quale qualsiasi abuso trova giustificazione.

  2. Robin
    dicembre 5, 2013

    da Wikipedia: “Il sacrificio (dal latino sacrificium, sacer + facere, “rendere sacro”) è quel gesto rituale con cui dei beni (oggetti, cibo, animali o anche esseri umani), vengono tolti dalla condizione profana e consegnati al sacro, venendo per questo dedicati in favore di una o più entità sovrumane, come atto propiziatorio o di adorazione.”
    Ecco, in QUESTA accezione.

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Questa voce è stata pubblicata il dicembre 4, 2013 da in Articolo.

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