Gallinae in Fabula Onlus

Piattaforma di volontariato (ONLUS) e ricerca sulla diversità a partire dall'animalità e la biodiversità

Massima Dose Tollerata

di Francesca Testi

Ma c’è qualcosa che disturba il lupo; un particolare stupido: lui non ha che un occhio, mentre il ragazzo ne ha due. Così il suo unico occhio impazzisce sempstrumentocontenzioneSAre più e ben presto, attraverso la cicatrice dell’occhio morto, spunta una lacrima.

Allora il ragazzo fa una cosa curiosa, che calma il lupo, lo mette a suo agio. Il ragazzo chiude un occhio.

D. Pennac

Per N, che era bellissima

Premessa, primavera 2013

Quando mi è stato chiesto di raccontare Maximum Tolerated Dose, documentario di Karol Orzechowski sul tema della sperimentazione animale, ho risposto immediatamente di sì, con entusiasmo e buoni propositi. Era qualche mese fa e Animal Equality stava già lavorando per la diffusione del film in Italia.

Non immaginavo che scrivere di questo film sarebbe stato così complicato e al tempo stesso importante.

Svolgimento, autunno 2013

L’indice terapeutico (noto anche come rapporto terapeutico) è una comparazione tra la quantità di un agente che genera l’effetto terapeutico desiderato, e la quantità del medesimo agente che provoca morte (in studi condotti sugli animali) o tossicità (in studi su pazienti umani).

Quantitativamente, è il rapporto della dose letale o tossica divisa per la dose terapeutica.

Negli studi sugli animali, l’indice terapeutico è la dose letale di un farmaco per il 50% del campione analizzato (LD50) diviso per la dose minima efficace per il 50% del campione stesso (ED50).

La letalità non è determinata negli studi clinici condotti su pazienti umani, la dose che produce una tossicità nel 50% del campione analizzato (TD50) viene utilizzata per calcolare l’indice terapeutico.

Mentre è importante determinare la dose letale negli studi condotti sugli animali, ci sono solitamente tossicità che si verificano a dosi subletali nell’uomo, e queste spesso limitano la dose massima di un farmaco. Un indice terapeutico più elevato è preferibile a uno inferiore in modo che il  paziente debba assumere una dose molto più elevata di tale farmaco per raggiungere la soglia letale/tossica rispetto alla dose utilizzata a fine terapeutico.

LD50/ED50 per gli animali

TD50/ED50 per gli umani [1]

La massima dose tollerata. I test:

   L’indice terapeutico (noto anche come rapporto terapeutico) è una comparazione tra la quantità di un agente che genera l’effetto terapeutico desiderato e la quantità del medesimo agente  che provoca morte (in studi condotti sugli animali) o tossicità (in studi su pazienti umani).

Non mi prefiggo di scendere in disquisizioni di tipo scientifico, malgrado abbia scelto di aprire questa breve riflessione citando un testo di carattere medico, non intendo parlare di numeri o di statistiche, non mi interessano i parametri applicativi né le relative deroghe. Desidero solo prendere il la da quella stessa formula che il regista ha scelto per intitolare il suo lavoro.

Quando si parla di massima dose tollerata si intende, dunque, il massimo dosaggio di un principio attivo sopportabile da un individuo prima che questo gli causi la morte. Tale procedura è condotta esclusivamente in studi su cavie non umane. Per i pazienti umani il protocollo prevede, al massimo, il rilevamento della dose tossica del principio attivo.

Sono tanti gli animali di cui si racconta in Maximum Tolerated Dose, dai piccoli roditori come Miss Peepers, ai cani, come Rita, fino a Darla, la giovane femmina di macaco, e a Jerom, lo scimpanzé a cui è dedicata quasi completamente l’ultima parte del documentario. Alcuni di loro ce l’hanno fatta, superando quel dosaggio mortale hanno vinto, e fuori dal laboratorio hanno trascorso e trascorrono una vita vera, amati e rispettati; altri, come Jerom, non hanno potuto resistere. Non ce l’hanno fatta.

La massima dose tollerata. Il dolore:

         Negli studi sugli animali, l’indice terapeutico è la dose letale di un farmaco per il 50% del campione analizzato (LD50) diviso per la dose minima efficace per il 50% del campione stesso (ED50).

Si discute tanto di sperimentazione animale, si ascoltano scienziati, medici, filosofi e attivisti, si riflette sui dettagli legislativi e morali, si cercano alternative praticabili, si prova a convincere “gli altri” che abbiamo ragione. Ognuno di noi sceglie la strada che gli sembra più percorribile al fine di raggiungere un obiettivo cui tiene, e non posso dire che ci sia qualcosa di sicuramente giusto e qualcosa che sicuramente non lo è, eppure non posso non ravvisare un rischio in tutto questo trambusto di opinioni e certezze: dove sono gli individui cui dovremmo dar voce? Si parla di loro (tanto) per loro (un po’ meno), ma quanto siamo in grado di guardarli negli occhi?

In Maximum Tolerated Dose si affronta con una lucidità difficilmente eguagliabile il disastroso impatto emotivo della sperimentazione sugli animali che la subiscono, e forse sono le storie di Darla e Jerom a dar forma a tutto questo nelle sue più indelebili manifestazioni.

Di Darla si sa poco o niente, ma la sua esistenza tra solitudine e pareti fredde è testimoniata da ben due tatuaggi. È stata coinvolta in esperimenti così cruenti da non riuscire a essere raccontati nemmeno dai tecnici che hanno lavorato con lei, ha conosciuto la fame, al punto che ora sa solo divorare il cibo con rabbia, è stata violentata dai bisturi e stordita dalle anestesie. La persona che ci racconta di lei ce la descrive mentre cerca conforto abbracciando i pochi oggetti nella sua gabbia, nell’attesa che l’incubo finisca.

Veniamo a conoscenza dell’esperimento condotto su uno scimpanzé di nome Jerom attraverso la voce narrante di una delle ricercatrici impegnate nel progetto. Il fine era quello di indagare il nesso fra il virus dell’HIV e l’AIDS.

Si può lungamente discutere sull’utilità scientifica di tali pratiche: non esiste compatibilità fra modello animale e modello umano, le condizioni di stress alterano i risultati e così via. Si potrebbe persino (io stessa lo farei) discutere a lungo sull’inaccettabilità etica di una tortura di questo tipo. Ma non intendo farlo ora, qui. Non desidero ribadire ancora una volta che non sono accettabili per nessun motivo la strumentalizzazione, la tortura e la morte di un individuo, qualsiasi sia l’idea di progresso scientifico che perseguiamo, perché mi domando cosa ce ne faremo di uomini sani ma privi di qualsiasi senso del giusto nei confronti degli altri abitanti di questo pianeta, che ce ne faremo di un’esistenza lunga e priva di dolore se per raggiungerla avremo perso la capacità di amare e soffrire per qualcun altro.

Voglio parlare di Jerom e Darla perché forse le loro storie sono fra le più toccanti in assoluto.

Voglio parlare di Jerom perché lui non ha sopportato il dolore, perché piangeva. La ricercatrice che lo ha assistito fino alla fine ci racconta dei suoi occhi bagnati di lacrime, della magrezza degli ultimi giorni, della furia e poi della rassegnazione che si potevano leggere nei suoi gesti. Del loro ultimo bacio.

Voglio parlare di Darla che per anni ha cercato in silenzio un abbraccio mancato.

Esiste una massima dose tollerata di dolore oltre la quale non c’è ritorno, oltre la quale non c’è niente. La storia di queste creature cui possiamo dare un nome deve spingerci a interrogare noi stessi, prima degli altri: di chi parliamo? Per chi parliamo? Fin dove abbiamo il coraggio di guardare?

 La massima dose tollerata. Il silenzio:

 –         La letalità non è determinata negli studi clinici condotti su pazienti umani

Non solo nei contenuti il documentario di Orzechowski merita la massima attenzione, ma anche nel punto di vista della narrazione. Siamo abituati a sentire la voce di chi si batte per gli animali, col rischio costante di creare una netta suddivisione fra buoni e cattivi che, oltre a non rispecchiare affatto la realtà, è molto fuorviante se abbiamo intenzione di comprendere quel che accade, e perché.

In questo caso non è così, la gran parte dei narratori sono proprio quelle persone che sommariamente chiameremmo assassini, e che, compresa l’assoluta mancanza di giustificazione al crimine che stavano perpetrando, hanno scelto di dire no.

La massima dose tollerata non è solo la quantità di veleno che ci uccide, ma è anche – forse addirittura di più – il silenzio di chi porge ogni giorno quel veleno alla vittima designata. Esiste una massima dose tollerabile di silenzio, e questo documentario dà voce a chi ha conosciuto quel limite.

 La massima dose tollerata. La vita e la morte:

 –         LD50/ED50 per gli animali

C’è un ultimo aspetto su cui credo valga la pena soffermarsi, prima di concludere. Sicuramente sono la sofferenza e la morte a sconvolgerci in maniera particolare, eppure la vita, quell’intervallo che copre la distanza fra il nostro primo respiro e l’ultimo e anche fatta di ciò che tanto ci spaventa. Vita e morte non sono che le due dimensioni di una stessa realtà, così come nel dolore si esprime la varietà del nostro sentire, non meno che nella gioia e nel piacere. Quando imprigioniamo qualcuno, quando scegliamo di disporre del suo tempo e delle sue energie, quando ne amministriamo la vita e le emozioni commettiamo un crimine di vergognosa violenza. Jerom, Darla, Rita, Miss Peepers e tutti gli altri di cui non conosceremo mai il nome non sono solo stati privati della libertà di vivere, ma anche della libertà di morire, costretti a superare la massima dose tollerata di esistenza accettabile prima che il tempo si riduca all’inutile somma di attimi privi di senso.

Conclusione, novembre 2013

Mi sono impegnata a scrivere una recensione, ma mi accorgo, rileggendo, che il frutto delle mie annotazioni va ben oltre l’idea che avevo.

Questo pezzo è cresciuto da solo, nel tempo, nel pensiero e nell’esperienza condivisi.

Invito chiunque non abbia visto Maximum Tolerated Dose a farlo quanto prima, ma soprattutto, invito chiunque a prendere da questo film lo spunto per una riflessione più ampia e complessa su un argomento così delicato com’è quello della sperimentazione sugli animali, riflessione che porti a interrogarsi non solo sul messaggio da trasmettere, ma anche sul modo in cui farlo al meglio, senza banalizzazioni e facili linciaggi.

Concludo ringraziando coloro che hanno partecipato alle numerose proiezioni organizzate in Italia, grazie per le considerazioni, sempre ben accolte, grazie per i consigli e le perplessità sollevate.

Grazie, infine, a tutti gli attivisti e le attiviste con cui ho il piacere di lavorare ogni giorno.


[1] Wikipedia, voce: Therapeutic index (http://en.wikipedia.org/wiki/Therapeutic_index)

 Nella foto di JoAnne McArthur : uno strumento di contenzione usato per la sperimentazione sugli animali.


Advertisements

One comment on “Massima Dose Tollerata

  1. Pingback: Massima Dose Tollerata | Campagne per gli animali

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

Information

This entry was posted on November 12, 2013 by in Articolo, Attivismo.

Ricevi le novità dalle galline via mail!

Archivio

Follow Gallinae in Fabula Onlus on WordPress.com

Visitatori

  • 82,196
%d bloggers like this: