Gallinae in Fabula Onlus

Piattaforma di volontariato (ONLUS) e ricerca sulla diversità a partire dall'animalità e la biodiversità

Rosa Luxemburg presente allo sgombero dell’ex colorificio di Pisa

di Marco Verdone

Stamani, in occasione dello sgombero dell’ex colorificio liberato di Pisa, ho portato con me alcuni attrezzi da lavoro. Non sapevo come sarebbe andata e come li avrei potuti usare. Ma ho pensato a strumenti agili, semplici, efficaci, che parlassero direttamente al cuore e che andassero dritti alle questioni fondamentali. Così ho messo nello zaino una collana di parole scritte su cartoncini gialli che dalla A di Animali finiva alla P di Pace, passando da T di Terra a R di responsabilità .
L’idea che mi accompagna, che condivido e che promuoviamo è che la Pace tra gli umani e sul Pianeta Terra non può prescindere da quella che dobbiamo (ri)stabilire con gli animali non umani.
Ho portato con me anche 3 libricini: ‘Storie di uomini e animali’ di Sholem Aleykhem (Adelphi), ‘Violenza – La violenza è inevitabile?’ a cura di Maurizio Ferraris (biblioteca di repubblica) e ‘Un po’ di compassione’ di Rosa Luxemburg (Adelphi). L’esperienza mi insegna che nei libri piccoli si trovano molte cose grandi. Grazie alla disponibilità dell’amico e professore del corso di laurea in Scienze per la Pace, Giorgio Gallo, è iniziato alle 7.30 un lungo e inaspettato seminario sul tema dei conflitti. Mentre lo sgombero procedeva con calma e in modo pacifico, i tempi si allungavano e quindi abbiamo potuto ricordare a più riprese anche la relazione conflittuale che abbiamo stabilito con gli animali non umani. Nel frattempo abbiamo preparato un altro paio di cartelloni nei quali evidenziavamo la presenza nel Distretto di Economia Solidale Altro Tirreno (DESAT) di un inedito Gruppo di lavoro sulla Questione Animale (vedi sito). Con una certa tristezza ricordiamo che proprio in quella sala cinema abbiamo realizzato 3 interessanti incontri su questi temi, presentando 2 libri (Natura infranta e Restiamo animali) e un film sulla sperimentazione animale (Maximum Tolerated Dose). Al termine di una lunga e intensa mattinata sono arrivati i poliziotti per invitarci a sgomberare anche la nostra sala. Abbiamo chiesto di poter concludere il nostro incontro leggendo una delle pagine più toccanti sulla sofferenza animale scritte da una donna che in quel momento stava in carcere e che sarebbe morta in modo violento dopo non molto tempo.
Così ho letto una parte della lettera che nel dicembre 1917 Rosa Luxemburg, la rivoluzionaria polacca, scriveva all’amica Sonja, moglie di Karl Liebknecht dal carcere femminile di Breslavia.
La lettera è inserita in questo piccolo e famoso libro, Un po’ di compassione, – che invito tutti a leggere – dove si trovano interessanti contributi di altri autori (Franz Kafka, Elias Canetti, Joseph Roth).

In IV di copertina si legge: Nel carcere di Breslavia, pochi mesi prima di venire trucidata, Rosa Luxemburg assiste a una scena di inusitata violenza nei confronti di un bufalo, e la descrive in una lettera alla sua amica Sonja Liebknecht. Da quel breve, stupefacente testo si dipartirà nel tempo una serie di cerchi concentrici, come se una stessa goccia di esperienza non potesse non far scaturire, per vie imprevedibili, altre parole illuminanti. Un piccolo libro polifonico, fondato sull’affinità delle voci e convergente verso uno stesso punto: la muta sofferenza dell’animale.

E’ interessante sapere che questa lettera fu letta in pubblico da Karl Kraus (scrittore, giornalista e autore satirico) introducendola con le seguenti parole:

“(…) Sia coperta di onta e disonore qualsiasi repubblica che, nonostante ogni cristianesimo dei catechismi e delle granate, non accolga nei suoi libri di scuola, tra Goethe e Claudius, questo documento di umanità e poesia, unico nel mondo di lingua tedesca, e che non insegni alle generazioni future, affinché provino orrore per gli uomini di questo tempo, che il corpo in cui era racchiusa un’anima così elevata fu massacrato a colpi di calcio di fucile. Non si danno, nell’intera letteratura tedesca del presente, lacrime simili a quelle di questa rivoluzionaria ebrea e non vi sono pause simili a quella che segue la descrizione della pelle del bufalo: «ma quella era lacerata».
A Berlino, Dresda e Praga ho introdotto la lettura con le seguenti parole: Dedico alla memoria della più nobile tra tutte le vittime la lettura di questa lettera, scritta da Rosa Luxemburg a Sonja Liebknecht a metà dicembre del 1917, dal carcere femminile di Breslavia.”

Sono quindi molto felice che anche noi, e soprattutto in questo giorno così importante per la libertà delle idee in generale e in particolare per quella di sognare un mondo “in comune” , abbiamo potuto leggere in pubblico, e davanti i rispettosi rappresentati delle forze dell’ordine, questa importante lettera. Questo è solo uno dei frutti colorati di questa storica giornata di sgombero.

Ecco il passaggio della lettera che abbiamo letto e al quale è seguito un applauso commosso…

“E’ ormai un anno che Karl è rinchiuso a Luckau … E’ il mio terzo Natale in gattabuia, ma non fartene una tragedia. Sono calma e serena come sempre. Ieri sono rimasta a lungo sveglia – adesso non riesco ad addormentarmi prima dell’una, però devo essere a letto già alle dieci -, così, al buio, i miei pensieri vagano come in sogno. Ieri dunque pensavo: quanto è strano che, senza alcun motivo particolare, io viva sempre in un’ebbrezza gioiosa. Me ne sto qui, ad esempio, in questa cella oscura, sopra un materasso duro come la pietra, intorno a me nell’edificio regna come di regola un silenzio di tomba, sembra di essere rinchiusi in un sepolcro: attraverso la finestra si disegna sul soffitto il riflesso della lanterna accesa l’intera notte davanti al carcere.
Di tanto in tanto si sente, cupo, lo sferragliare di un treno che passa in lontananza: oppure, più vicina, proprio sotto la finestra, la guardia che si schiarisce la voce e per sgranchirsi le gambe fa lentamente qualche passo con i suoi stivaloni. La sabbia stride in modo così disperato, sotto quei passi, che nella notte scura e umida si sente risuonare tutta la desolazione e lo sconforto dell’esistenza.
Me ne sto qui distesa, sola, in silenzio, avvolta in queste molteplici e nere lenzuola dell’oscurità, della noia, della prigione invernale – e intanto il mio cuore pulsa di una gioia interiore incomprensibile e sconosciuta, come se andassi camminando nel sole radioso su un prato fiorito. E nel buio sorrido alla vita, quasi fossi a conoscenza di un qualche segreto incanto in grado di sbugiardare ogni cosa triste e malvagia e volgerla in splendore e felicità. E cerco allora il motivo di tanta gioia, ma non ne trovo alcuno e non posso che sorridere di me. Credo che il segreto altro non sia che la vita stessa; la profonda oscurità della notte è bella e soffice come il velluto, a saperci guardare. E anche nello stridere della sabbia umida sotto i passi lenti e pesanti della guardia risuona un canto di vita piccolo e bello, se solo ci si presta orecchio.
(…)
Tuttavia, Sonicka, qui ho provato un dolore molto intenso. Nel cortile dove vado a passegggiare arrivano di frequente carri dell’esercito, zeppi di sacchi o vecchie giubbe e casacche militari… qualche tempo fa è arrivato un carro tirato da bufali anziché da cavalli. Per la prima volta ho visto questi animali da vicino (…) vengono dalla Romania, sono trofei di guerra (…) vengono sfruttati senza pietà, per trainare tutti i carichi possibili, e assai presto si sfiancano.
Qualche giorno fa arrivò dunque un carro pieno di sacchi, accatastati a una tale altezza che i bufali non riuscivano a varcare la soglia della porta carraia. Il soldato che li accompagnava, un tipo brutale, prese allora a batterli con il grosso manico della frusta in modo così violento che la guardiana indignata lo investì chiedendogli se non avesse un po’ di compassione per gli animali. “Neanche per noi uomini c’è compassione” rispose quello con un sorriso maligno e battè ancora più forte… Gli animali infine si mossero ma uno di loro sanguinava … guardava davanti a sè e aveva nel viso nero, negli occhi scuri e mansueti, un’espressione simile a quella di un bambino che abbia pianto a lungo. Era davvero l’espresisone di un bambino che è stato punito duramente e non sa per cosa né perché, non sa come sottrarsi al tormento e alla violenza bruta (…) gli stavo davanti e l’animale mi guardava, mi scesero le lacrime, erano le sue lacrime; per il fratello più amato non si potrebbe fremere più dolorosamente di quanto non fremessi io, inerme davanti a quella silenziosa sofferenza.”

(Da “Un po’ di compassione”, Adelphi, con testi di Kafka, Karl Kraus, Elias Canetti, Joseph Roth)

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This entry was posted on October 27, 2013 by in Articolo, Attivismo.

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